Catania, contromanifestazione ANPIcontro FN, manifestazione FN, Forza NuovaMentre il sindaco Bianco insieme al ministro Alfano, presente a Catania, chiedeva  maggiori aiuti all’Europa  per proteggere e accogliere  i tanti rifugiati politici che giungono sfiniti sulla nostra isola, i Catanesi assistevano attoniti alla sfilata di Forza Nuova, in cui una cinquantina di persone, con vessilli e slogan contro l’immigrazione, ha proposto una politica razzista e xenofoba. Le camicie bianche indossate per l’occasione non sono riuscite a far dimenticare cosa questo gruppo rappresenti.

Circa duecento persone, chiamate a raccolta dalle forze antifasciste e antirazziste catanesi, presidiavano nello stesso pomeriggio di sabato, dalle 17,30 alle 20,00, piazza Stesicoro. Accanto a loro un folto gruppo di migranti. Tutti insieme a testimoniare a favore dell’accoglienza e dell’integrazione. Durante il presidio si sono succeduti al “microfono aperto” molti oratori che hanno spiegato ai cittadini presenti le ragioni della manifestazione e la necessità di un cambiamento radicale nelle politiche sulla migrazione.

Le foto di cui non è indicato l’autore sono tratte dal sito Fb dell’ANPI

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9 Responses to “Catania razzista e antirazzista”

  1. Dal cartellone non mi sembra che questa gente sia razzista e mi sembra molto ingiusto chiamarli con questo appelativo. Stanno solo chiedendo di fermare l’immigrazione che e’ un problema molto grave in sicilia. la sicilia non ha le risorse per diventare una societa’ multiculturale. ci sono troppo immigrati al giorno d’oggi e contribuiscono ai problemi che gia’ esistenti. Essere contro l’immigrazione in un paese che non puo ospitare gente di culture diverse al momento mi sembra una cosa intelligente. Bravi quelli che hanno dimostrato…..

  2. “prima gli italiani”: non le sembra uno slogan razzista? Chiede per l’appunto di stilare una graduatoria delle persone in base alla nazionalità. Se non è razzismo questo mi chiedo e le chiedo: che bisogna fare per essere definiti razzisti?

    “La Sicilia non ha risorse per diventare una società multiculturale”: sull’analisi di quali dati si basa? Dove ha trovato uno studio che dice che la società multiculturale è più costosa o meno efficiente di quella monoculturale?
    Oltretutto, “essere contro l’immigrazione” non è più intelligente che essere contro le eruzioni vulcaniche: l’immigrazione c’è e non è in potere di queste persone fermarla. E siccome non sono stupide lo sanno benissimo: quello ce davvero essi vogliono non è “fermare l’invasione”, ma solo peggiorare le condizioni di vita delle persone che arrivano, facendogliele percepire (a lei, signora Una Dea) come invasori.
    Tra parentesi, mi pare che siamo storicamente stati noi europei ad avere delle serie responsabilità coloniali, “invadendo” i popoli dell’Africa. O pensa che se quelli sono in stato di bisogno è perché sono congenitamente incapaci di vivere bene? Con l’immigrazione di oggi stiamo piangendo il fatto che il nostro, suo e mio, relativo stato di benessere oggi è frutto di generazioni di rapina. E se vogliamo prenderci le nostre responsabilità dobbiamo almeno restituire una parte del maltolto.

  3. Rispondere alle dea sicula vuol dire rispondere a un provocatore.
    Ma siccome sono qui per questo brevemente dirò che solo un’ignorante o una persona in mala fede può sostenere che Forza Nuova, organizzazione neofascista che negli anni si è macchiata, per mano dei suoi militanti, di crimini contro immigrati e omosessuali come non si vedeva dal tempo del fascismo, non sia razzista.

    Ciò detto… gli immigrati che restano in Sicilia lo fanno perchè qualche bravo siciliano preferisce assumere loro e sfruttarli per 20€ al giorno piuttosto che assumere un siciliano a 60€ al giorno.
    Se c’è disoccupazione incazzatevi con chi sfrutta e sottopaga e non con gli immigrati che fuggono da guerre provocate dall’occidente e da noi!

  4. domenico stimolo
    giugno 17th, 2014 at 11:58

    Ovviamente, interloquire con una persona che appositamente si occulta, travisandosi nell’anonimato, è cosa impossibile.
    Parlare con i “fantasmi” non è roba da umani. Aspettiamo fiduciosi le eventuali invenzioni tecnologiche che lo permettano.

    Nell’attesa, tra l’altro, leggiamo, ad alta voce, il fondamento del nostro stato civile: la COSTITUZIONE, e sul DIRITTO d’ASILO l’art. 10.
    Fa bene alla salute…..di tutti gli umani.

    I ” bei tempi”, anche quando dall’italico suolo si partiva per le terre africane e per il resto del mondo, “portando aiuto” con il rombo del cannone e irrorando dall’aria venefici gas, seminando immane stragi, sono andati via….per sempre.
    Certo, ora, da parte dei vecchi e nuovi potenti si usano altri mezzi più “sofisticati”; alimentando, provocando guerre di rapina e lunghissime “carovane” di profughi che tendono di fuggire alla morte.

    Dalle precedenti enormi macerie seminate è rinata la nuova Italia, civile, libera, bella e democratica, pur con variegate contraddizioni le cui risoluzioni ricadono nelle mani dei cittadini volenterosi e partecipativi.
    Si è proclamata la fratellanza, l’accoglienza e il Diritto di asilo, “suonate” dalla Costituzione e dai “ Diritti Universali dell’Uomo”.

  5. Speriamo che nessuno dei commentatori di sopra abbia alcuna influena politica nelle decisione Catanese perche’ sarebbe la rovina di Catania.

    Catania e’ gia sovraffolata ha pochi servizi e poveri, infrastrutture quasi niente. Che cosa pensate che succederebbe se accogliessimo tutti gli immigranti che vogliono vivere in Europa? Che cosa succederebbe al tasso di disoccupazione? al morale dei Catanesi che gia’ soffrono per la mancana del lavoro? Non siamo una citta che ha puo’ accogliere i miriadi di immigranti che vogliono venire a lavorare qui. Semplicemente non habbiamo il surplus di altri paesi o persino la cultura di base per ospitarli in maniera civile.

    Che cosa succederebbe agli immigrati che vengono a Catania e che portano con se il loro problemi e creano problemi esponenziali per la popolazione Catanese? Verrebbero sfruttati (gia’ lo sono)e trattati con ostilita’. Si creebbero delle piaghe sociali inimmaginabbili.

    Detto in maniera semplice, invece di aiutare gli altri in bisogno prima dovremmo aiutare la nostra popolazione che sta soffrendo molto (tipo quando casca la mascherina dell’ossigeno in areo e prima te la metti tu e poi gliela metti agli altri).

    Come si fa a pensare che qualcuno e’ razzista quando pensa in maniera pragmatica? Il termine razzismo e’ buttato molto non-chalantly di questi tempi ed e’ ingiusto e molto sleale per le persone che ceracano di migliorare le cose nella citta in cui sono nati e amano. Non conosco le ramificazioni dei partiti politici italiani. Ma questa particolare dismostrazione non mi e’ sembrata razzista dal cartellone in fotografia.

    Forse per i commentatori di sopra dovremmo cominciare a dare volantini con la pubblicita’ dei centri d’accoglienza in Africa e in Asia cosi’ possiamo aumentare le chances di immigrazione in sicilia.

    Mi vengono i dubbi che i commentatori e in generale le persone che favoriscono l’immigrazione durante questo momento di crisi e disoccupazione allucinante non capiscono la condizione umana e sono:

    a. studenti che non hanno viaggiato e hanno esperienza lavorativa e non hanno idea come gira il mondo

    b. fanatici liberali attaccati a ideali astratti che non capiscono le consequence di certe decisioni.

    c. Catanesi che sfruttano gli immigrati

    d. politici che vogliono sussidi dalla EU nella forma di aiuto dei centri d’accoglienza.

  6. domenico stimolo
    giugno 18th, 2014 at 09:49

    20 giugno: GIORNATA INTERNAZIONAOLE DEL RIFUGIATO

    • Dal 20 giugno 2001 si celebra la Giornata Internazionale del Rifugiato. Si ricorda l’approvazione nel 1951 della “ Convenzione sui profughi” da parte dell’ Assemblea generale delle Nazioni Unite.

    • Lo strumento operativo è l’ Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati -UNHCR –
    Giusto per rinfrescare la memoria. Così si legge nel Sito ufficiale dell’Organizzazione:

    Storia dell’UNHCR

    Un’organizzazione umanitaria globale dalle umili origini

    L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati nasce all’indomani della seconda guerra mondiale col compito di assistere i cittadini europei fuggiti dalle proprie case a causa del conflitto. Sulla base di previsioni ottimistiche, il 14 dicembre 1950 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite istituisce l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) con un mandato di tre anni necessari per portare a termine il proprio compito e destinato poi a sciogliersi. Il 28 luglio dell’anno successivo viene adottata la Convenzione delle Nazioni Unite relativa allo status dei rifugiati, base giuridica dell’assistenza ai rifugiati e statuto guida dell’attività dell’UNHCR.

    È nel 1956 che l’UNHCR affronta la sua prima emergenza importante, l’esodo che fa seguito alla repressione della rivoluzione ungherese da parte delle forze armate sovietiche. Da questo momento le aspettative sul fatto che l’organizzazione possa non essere più necessaria vengono meno.
    Negli anni ’60, il processo di decolonizzazione in Africa produce la prima delle numerose crisi di rifugiati del continente per la quale è richiesto l’intervento dell’agenzia. Nel corso dei due decenni successivi l’UNHCR è impegnato nelle crisi che coinvolgono spostamenti forzati di popolazione in Asia e America Latina. Alla fine del secolo si verificano nuovi esodi di rifugiati in Africa e, come a chiudere il cerchio, anche in Europa, con nuove ondate di persone in fuga dalla lunga serie di conflitti balcanici.

    L’inizio del ventunesimo secolo vede l’UNHCR prestare la sua opera di assistenza nelle principali crisi di rifugiati in Africa – ad esempio in Repubblica Democratica del Congo e Somalia – e in Asia, in particolare nella trentennale questione dei rifugiati che coinvolge l’Afghanistan.
    Allo stesso tempo all’agenzia viene richiesto di mettere a disposizione la propria competenza anche per assistere le numerose persone sfollate all’interno del proprio paese a causa di conflitti.
    Seppure in maniera meno evidente, l’UNHCR estende ulteriormente il proprio ruolo all’assistenza degli apolidi, milioni di persone che non godono di ampia visibilità e che rischiano di vedere negati i propri diritti fondamentali per il fatto di non possedere la cittadinanza di alcuno stato. In certe parti del mondo, come in Africa e America Latina, l’originario mandato del 1951 viene rafforzato da accordi su strumenti giuridici a livello regionale.

    Nel 1954, la neonata organizzazione viene insignita del premio Nobel per la pace per il suo innovativo lavoro nell’assistenza ai rifugiati d’Europa. All’epoca, il mandato dell’agenzia è appena stato esteso fino alla fine del decennio. Trascorre più di un quarto di secolo quando nel 1981 l’UNHCR riceve nuovamente il prestigioso riconoscimento per quella che nel frattempo è diventata assistenza ai rifugiati di tutto il mondo, con una menzione agli ostacoli politici che l’organizzazione deve affrontare. Dagli appena 34 membri del personale di cui si avvale al momento della sua fondazione si passa ai 7.190 sui quali l’UNHCR può contare oggi, tra locali e internazionali, 702 dei quali di base nel quartier generale di Ginevra.

    L’agenzia opera in 123 paesi, con il suo personale attivo in 124 località principali con uffici regionali e diramazioni e con 272 uffici operativi sul terreno in località spesso remote.

    Il bilancio annuale a disposizione dell’UNHCR cresce dai 300mila dollari del primo anno agli oltre 2 miliardi del 2009.
    L’agenzia oggi si occupa di 34 milioni di persone che rientrano nella propria competenza: 14,7 milioni sono gli sfollati interni, 10,5 milioni i rifugiati, 3,4 milioni di apolidi e oltre 800mila richiedenti asilo. Dotata di un mandato iniziale di tre anni, l’organizzazione ha celebrato il suo sessantesimo anniversario il 14 dicembre 2010, con l’amara consapevolezza che le necessità di assistenza umanitaria sono tuttora lontane dall’essere debellate.

  7. Salvatore Castro
    giugno 18th, 2014 at 12:49

    Ovviamente il nostro nemico non è “una Dea sicula” così come, pragmaticamente, nessun pensiero che non generi ideali di violenza o persecuzione razziale e non.
    Detto questo, mi lancio nel toto-mistero e credo di immaginare che la signora “Dea” (con tutto l’affetto ed il rispetto) è:
    1)una persona emigrata (o nata) che vive in uno stato nord-americano o centro americano con forti influenze del nord
    2)una persona che ammette di non capire gli schieramenti politici italiani e questo secondo me indica un modello di vita politica di tipo “primitivo” dove il successo economico è l’unico indicatore della ragione e della benevolenza celeste (credo sia insito nel Calvinismo).
    In genere il sentimento che provo è di tenerezza nei confronti di chi pensa che la dialettica sia fatta a pensierini elementari e che basti solo il colore della camicia per trasformare dei perfetti Fascisti in gentiluomini democratici o al più in “repubblicani”.
    La Dea dimentica che, in ordine alle disparità economiche, in meno di cinquant’anni emigrarono dall’italia in 15.000.000 (quindici milioni) e dopo il 1918 altri milioni di italiani fecero lo stesso (fu un bene, fu un male ed il resto del mondo fu felice? furono tutti mafiosi o furono tutti benefattori o furono massimamente dei disgraziati?).
    Cosa mancò in Italia allora (e adesso) e cosa manca nel “terzo mondo” adesso? sarà colpa del petrolio? sarà colpa di materie prime pregiate a basso costo? sarà pieno di dittatori nati e cresciuti all’ombra dell’occidente?
    Sarà il caso di porsi delle domande molto impegnative.
    Vede cara sig.ra DEA, agli italiani non piace complicarsi la vita, ma purtroppo non sono indifferenti millenni di filosofia e di pensiero e cultura multietnica (a proposito la Sicilia fu centro della multiculturalità e dei commerci in quell’unica parte del mondo considerata civile: il mediterraneo!) che rappresentano tuttora il patrimonio e la ricchezza più importante.
    Per le questioni logistiche, diamone carico ai preposti ed alla comunità europea.
    Affettuosamente

  8. Gli uomini che hanno i testicoli piccoli parlano alle donne con un tono paternalistico del genere.

  9. Salvatore Castro
    giugno 18th, 2014 at 22:13

    Complimenti per l’educazione, milady!

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