La musica contagiosa degli Afro Bougna Band e i profumi di una cucina multietnica riempiono il chiostro di San Giuliano. Lì giovedì scorso ha preso vita la serata organizzata dal COPE “So African, so fashion…in Catania!” e i volontari della ong catanese hanno presentato il progetto di imprenditoria femminile Mkomanile e Juhudi Craft.

Tutto è cominciato nel 2007, quando il COPE ha avviato un corso di cucito per una ventina di donne di Msindo, villaggio nella Tanzania meridionale dove l’associazione è attiva dal 1988. Tre anni dopo, alla fine del corso di formazione, sette tra le neo sarte hanno deciso di voler proseguire insieme quell’esperienza professionale, mettendosi in gioco per costruire qualcosa che potesse trasformare le competenze acquisite in un’opportunità per migliorare la propria qualità della vita.

Così, grazie ai finanziamenti iniziali del COPE, nel 2011 è nata la cooperativa Mkomanile Craft, laboratorio sartoriale interamente gestito da donne: a Msindo le giovani sarte disegnano e realizzano i capi e il COPE si occupa della distribuzione in Italia, devolvendo l’intero ricavato alla cooperativa africana.

Questa piccola impresa, tutta al femminile, non è solo una fonte di guadagno per le donne che vi lavorano, ma rappresenta un vero e proprio processo di empowerment femminile: lavorando e prendendo così consapevolezza delle proprie capacità produttive, le donne raggiungono un grado di emancipazione sempre maggiore, riuscendo a organizzarsi autonomamente e ad avere il pieno controllo sulle proprie vite.

Come emerge dalle video testimonianze proiettate durante la serata, queste donne si sentono finalmente indipendenti e possono aiutare le loro famiglie, conducendo una battaglia civile quotidiana per la propria crescita professionale e umana e per lo sviluppo del proprio paese.

La cooperativa, infatti, prende il nome dall’ unica guerriera donna che combattè durante la guerra del Maji Maji, rivolta popolare avvenuta tra il 1905 e il 1907 contro l’occupazione tedesca.

I prodotti di artigianato sono coloratissimi, come da tradizione africana, ma il taglio dei capi d’abbigliamento è molto “occidentale”, grazie alla collaborazione con la stilista palermitana Rosalia Guzzo che ha lavorato con le donne di Mkomanile Craft per disegnare dei prodotti adeguati al mercato e alla moda italiana.

Il risultato di questa contaminazione italo-africana di colori, tessuti, materiali e forme è un mix perfetto!

L’idea stilistica è quella di offrire linee di abbigliamento e accessori eco-friendly, dal design ricercato ma prodotte con materiali di riciclo e utilizzando tecniche di produzione eco-compatibili (energia solare, macchine da cucito a pedali ecc).

Il progetto ha riscosso un buon successo, tanto da permettere alle ragazze di fondare un nuovo laboratorio, il Juhudi Craft, specializzato in gioielli.

Nei due laboratori oggi lavorano circa 30 donne che, grazie ad una recente donazione privata, hanno potuto comprare macchinari più moderni e stanno costruendo un nuovo laboratorio con una sala riunioni, l’impianto solare e un magazzino che fungerà da deposito.

Come ci spiega Valeria, volontaria del COPE, il marchio del mercato equo e solidale sembra interessato ad acquistare i prodotti di Mkomanile e Juhudi Craft, ma le trattative sono ancora in corso.

L’evento è stato realizzato grazie alla collaborazione del CSVE Etneo e del network associazionistico Inclusione Sociale. Ad animare la serata un pubblico numerosissimo e variegato, che ha contribuito a creare un ambiente di festa.
Foto di Elena Privitera

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2 Responses to “Mkomanile e Juhudi Craft, l’emancipazione femminile passa attraverso il taglia e cuci”

  1. Mi sarebbe piaciuto esserci ma di molti eventi si ha notizia solo dopo.
    Sarebbe utile dedicare una pagina del vostro sito alle attività che si svolgeranno in città e provincia.

  2. dove è possibile acquistare questi manufatti?

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