Porte Aperte, San BerilloSan Berillo, venerdì 18 aprile, migliaia di persone affollano il quadrilatero delimitato dalle vie Di Prima, Coppola, Sangiuliano e Ventimiglia. Hanno accolto, con entusiasmo, l’invito del Comitato Cittadini Attivi, promotore dell’iniziativa ‘Porte aperte a San Berillo’.

Per molti è una sorpresa. Chi si aspettava di incontrare soltanto degrado e miseria deve ricredersi. Certo, c’è ancora tanto da fare, accanto a strade recuperate e palazzi ristrutturati permangono, infatti, “vuoti” ed edifici fatiscenti, ma il clima che si respira è decisamente positivo.

Gli artisti che propongono, nelle strade o nei cortili, le loro performance non sono percepiti come estranei, non sembrano “calati dall’alto”.

E non lo sono perché insieme con chi è venuto da ‘fuori’, da altre parti della città, ci sono coloro che abitano nel quartiere: single, giovani coppie, sex workers, cittadini extracomunitari (alcuni dei quali hanno proposto i loro prodotti artigianali) per la prima volta gli uni accanto agli altri.

Insomma, la Catania che non ti aspetti, la città che rimette in discussione i luoghi comuni e dimostra non solo che la convivenza è possibile, ma che può diventare, se non ricchezza, disponibilità alla reciproca contaminazione.

Il Comitato Cittadini Attivi è riuscito in un’impresa non facile: dimostrare concretamente che stili di vita diversi e lontani fra loro possono, se si vuole, coesistere insieme e, così facendo, ridare vita a un luogo che, altrimenti, sarebbe diventato oggetto dell’ennesima speculazione edilizia.

Non è ancora rinato San Berillo, ma ora sarà più difficile cancellarlo dalle mappe cittadine. E i promotori hanno piena coscienza di tutto questo.

Soprattutto, sono consapevoli del fatto che, come dice Roberto Ferlito, uno dei componenti del Comitato, “solo un impegno collettivo, un’assunzione comune di responsabilità, può fare rinascere il quartiere”.

In questo clima, Francesco Grasso, storico sex worker, dopo che alcune artiste hanno letto alcuni passi del suo libro, Davanti alla porta (di cui Argo si è già occupato), può raccontare di sé (un sé collettivo) ai presenti, senza temere di non essere capito.

Un bel passo in avanti, anche rispetto al recente passato e ad altri generosi tentativi, come quello della LILA (Lega italiana per la lotta contro l’aids) che, alla fine degli anni novanta, aprì un ‘Drop In’ in via Buda (La Base), iniziando un intervento tra i/le sex workers; o di Babilonia (comitato per il diritto alla città) che, insediatosi successivamente in via Pistone, provò ad “essere uno stimolo per la riqualificazione del quartiere, che deve necessariamente passare attraverso il coinvolgimento di coloro che abitano, lavorano o sono presenti nella zona”.

Babilonia organizzò, fra l’altro, un reading di poesia in via delle Finanze e propose, nella propria sede, la “Ballata di san Berillo”.

Come talvolta accade, gli artisti colgono prima degli altri il cambiamento. Turi Zinna, il protagonista della Ballata, stavolta non ha recitato al chiuso, ma ha proposto il suo monologo, con il quale ha raccontato lo sventramento del quartiere e la deportazione dei suoi abitanti, all’aperto, nell’incrocio fra via Buda e via Zara, indicando, così, a un pubblico multietnico, una nuova, e concreta, idea rispetto alla fruizione dei luoghi.

Un ottimo inizio per una, finalmente possibile, operazione di recupero, che deve essere caratterizzata da una profonda attenzione e da un altrettanto profondo rispetto per le persone e per la storia di questa parte della città.

Foto di Valerio D’Urso

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2 Responses to “Porte Aperte, rinasce San Berillo”

  1. Finquando ci sono nuclei di catanesi che sono operosi, lungimiranti, senza paura c’e’ speranza per Catania. La strada pero e’ di salita e San Berillo si e’ allargato a quasi tutta Catania. Guidate di notte alla circonvallazioni e notate tutte le giovani ragazze “che aspettano l’autobus”…

  2. Comitato Popolare Antico Corso
    luglio 31st, 2014 at 21:13

    Tenere “Attivo” S. Berillo rappresenta la voglia di sopravvivere allo scempio ed allo stesso tempo pone una domanda che aspetta una risposta dagli anni ’60: perchè? ed è una domanda che dovrebbe essere posta in più di un caso in questa città che ha “sognato” e sogna improbabili rivoluzioni economiche, ma che realizza solo grandi speculazioni edilizie in un processo inarrestabile che continua tuttora a “vaporizzare” consistenti parti di territorio sottraendolo all’uso collettivo o rendendolo inospitale con discutibili realizzazioni spesso aliene, così come aliena fu la devastazione del vecchio San Berillo. La sintesi della “Ballata” è straordinariamente efficace perchè connette eventi che sono stati dolosamente presentati in modo parcellizzato. Il fallimento del progetto S.Berillo non è nel mancato completamento, ma proprio nell’inizio.

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