Quanti voti saranno necessari per eleggere -dopo la riforma del Senato- il Presidente della Repubblica e altri importanti organismi di garanzia previsti dalla Costituzione? Un intervento del costituzionalista Ettore Palazzolo, collaboratore di Argo, ci aiuta a comprendere i potenziali pericoli di cambiamenti costituzionali forse non adeguatamente meditati.

C’è un aspetto della riforma del Senato che non è stato sufficientemente messo a fuoco e che vorrei qui evidenziare.

Se si ritiene, come pare, di dover mantenere in vita le votazioni delle Camere in seduta comune, cioè in occasione dell’elezione del Presidente della Repubblica, di 5 giudici costituzionali e di un terzo dei componenti il Consiglio superiore della Magistratura, oltre che di messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica, non è possibile mantenere i relativi quorum previsti in Costituzione.

Lo capisce pure un ragazzino che cambiando drasticamente il numero dei componenti il Senato (da circa 320 a 100) si abbassano altrettanto drasticamente i numeri per il raggiungimento dei quorum (bicamerali) richiesti.

In presenza poi di una legge elettorale fortemente maggioritaria, quale l’Italicum, i quorum sarebbero troppo facilmente raggiungibili da chi detiene già la maggioranza dei seggi alla Camera.

In pratica alla forza politica che ha già la maggioranza alla Camera basterebbe un pugno di voti di Nuovi Senatori per ottenere una maggioranza, anche qualificata, nel Parlamento in seduta comune.

Particolare non trascurabile è che le deliberazioni e le votazioni del Parlamento in seduta comune concernono le istituzioni di garanzia e quindi la stessa forma dello Stato.

Si rischia in altri termini di avere un Presidente della Repubblica, non più arbitro e al di sopra delle parti, ma diretta espressione della maggioranza di governo.

E così pure una Corte costituzionale, avente il compito di sindacare la legittimità costituzionale delle leggi e i cui componenti vengono scelti per un terzo dalle Camere e per un altro terzo dal Presidente della Repubblica, anch’essa a rischio di essere ridotta ad espressione della maggioranza parlamentare e di governo.

Discorso analogo vale per quei componenti il Consiglio superiore della Magistratura, eletti dal Parlamento (così detti ‘membri laici’).

Vengono in tal modo stravolti gli equilibri costituzionali, predisposti dai nostri costituenti allo scopo di scongiurare il rischio di una “tirannia della maggioranza”, già paventata da Alexis de Tocqueville come uno dei pericoli per la democrazia.

Tutto ciò comporta, in un sistema parlamentare quale il nostro, un drastico rafforzamento dell’Esecutivo.

Le soluzioni alternative non mancano. Basterebbe ancora una volta che la maggioranza parlamentare, a cominciare dal suo leader, prendesse sul serio questi argomenti, e non qualificasse chi se ne fa portatore, come sabotatore o peggio.

Faccio sommessamente notare che ben altra levata di scudi vi sarebbe stata se redazione argocataniaidentico progetto fosse partito da Forza Italia e comunque dal centro destra, anche in ragione delle evidenti e mai smentite pulsioni cesariste del suo leader.

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One Response to “Nuovo Senato, pericoli in agguato”

  1. Grazie! Benvenuto ogni aiuto contro il pericolo, sempre incombente, denunciato da Hugo

    Perché il popolo è ignorante?
    Perché deve esserlo.
    L’ignoranza preserva la virtù.
    Dove non ci sono prospettive, non ci sono ambizioni;
    l’ignorante vive in una notte provvidenziale che,
    sopprimendo lo sguardo, sopprime le brame.
    Da qui l’innocenza.
    Chi legge pensa, chi pensa ragiona.
    Non ragionare è un dovere; è anche una fortuna.
    Sono verità incontestabili. Su di esse si fonda la società.

    Victor Hugo

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