Scrivere un testo di legge in modo che nessuno ci capisca nulla, o meglio, perché capisca solo chi deve capire? E’ questo il compito degli estensori delle norme legislative?

Il sospetto ci è sorto quando, da comuni cittadini digiuni di studi giuridici ma paganti tasse, abbiamo cercato di decifrare il tanto decantato decreto legge 133 del 2014, il cosiddetto ‘Sblocca Italia’, che dovrebbe far rifiorire, come a maggio le rose, il rinsecchito mercato del lavoro.

Facciamo subito un esempio partendo dall’art. 26 che detta “Misure urgenti per la valorizzazione degli immobili demaniali inutilizzati”.

Esso impone agli enti locali e ai ministeri interessati di individuare con tempi strettissimi (entro 45 giorni) gli immobili non utilizzati del patrimonio immobiliare pubblico e di approntare (entro 30 giorni) un progetto di recupero “anche previa pubblicazione di un avviso di ricerca di mercato per sollecitare la presentazione del progetto da parte di privati.”

Entro i successivi 90 giorni dovrà essere concluso l’iter per il recepimento dell’accordo di programma, che avrà valore di variante urbanistica, e l’eventuale cambio di destinazione d’uso dell’immobile, che entro 30 giorni dovrà essere ratificato dal Consiglio Comunale.

Se questi termini non dovessero essere rispettati il Governo si riserva il diritto di nominare un commissario ad acta che provveda alle procedure necessarie per recepire la variante urbanistica.

A questo punto le Regioni avranno 180 giorni di tempo per l’approvazione delle varianti urbanistiche e per le eventuali modifiche da apportare agli altri strumenti di pianificazione.

A prima vista, fanno impressione  i tempi da Palio di Siena che vengono imposti ai vari enti interessati per adempiere agli atti di loro competenza. Chi è del mestiere sa bene che neanche i privati possono presentare progetti entro 30 giorni, non basterebbero per trovare i disegni dell’esistente, o fare i rilievi e produrre le mappe.

Legittimamente sorge il sospetto che questi termini così stretti servano solo a destinare le aree demaniali (in genere di gran pregio) a grossi investitori amici con i progetti pronti da tempo. E tutto questo verrebbe gestito con norme in deroga rispetto al sistema di controlli vigente per qualsiasi altra opera edile o iniziativa industriale.

E infatti il passaggio più interessante del testo, anche se sembra buttato lì quasi per caso, è proprio l’invito rivolto ai privati a presentare progetti di recupero.

E’ evidente, che, con le attuali ristrettezze economiche di cui soffrono gli Enti locali, solo i ‘privati’ potranno affrontare investimenti che riguarderanno il recupero di caserme, poligoni militari, ospedali e scuole dismesse e via elencando.

Chi saranno questi privati? Certo non il piccolo risparmiatore o il costruttore del paese.

Ma il discorso non finisce qui, anzi si fa sempre più oscuro. Bisogna risalire all’art.10 che detta ‘Disposizioni per il potenziamento dell’operatività di Cassa Depositi e Prestiti a supporto dell’economia’ che, a sua volta, apporta significative modifiche alla legge 326 del 2003, legge  di fondamentale importanza perché ha trasformato la Cassa Depositi e Prestiti (CDP) in società per azioni, affidandole anche il compito di finanziare lo Stato, le regioni, gli enti locali, gli enti pubblici e gli organismi di diritto pubblico, naturalmente per opere di pubblica utilità.

Ora l’ art. 10 dello ‘Sblocca Italia interviene pesantemente su questa legge ampliando sia gli ambiti di intervento della CDP, che è una sorta di banca dello Stato, sia ammettendo ai finanziamenti anche ‘soggetti privati’, per esempio, per investimenti finalizzati alla promozione del turismo.

Riassumendo per i non addetti ai lavori e presumendo (a torto) di vivere in un paese normalmente civile, il tutto si sarebbe potuto scrivere più o meno in questi termini: “Ministeri ed enti locali sono obbligati entro un anno ad individuare gli immobili inutilizzati di loro proprietà e a farci un progetto per il cambio di destinazione d’uso che avrà anche valore di variante urbanistica. Se questi soggetti non si attiveranno, saranno sostituiti da un commissario ad acta e comunque, se non saranno in grado di realizzare il progetto, passeranno l’iniziativa a “soggetti privati” i quali, per perseguire i loro interessi potranno accedere a finanziamenti pubblici per il tramite della CDP.”

E il cerchio si chiude!

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2 Responses to “Svendere il demanio ai privati, a ritmo da bersaglieri”

  1. Tutto molto triste.

  2. non per nulla il nostro piccolo e modesto sindacoi Bianco ha suggerito di cedere alla CASSA DEPOSITI E PRESTITI l’edificio delle Poste di Viale Africa. Subito dopo l’operazione, l’accolita dei briganti della città saprà come fare per concquistare l’area ed edificarvi un bel grattacielo per la gioia dei crapuloni del luogo.

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