Cosa accadeva a margine del Seminario del Gruppo Speciale Mediterraneo e Medio Oriente dell’Assemblea Parlamentare della NATO tenuto a Catania dal 2 al 4 ottobre? Cosa facevano i protagonisti del vertice quando non erano impegnati negli incontri ufficiali? A noi non è dato saperlo, tranne che per un episodio che oggi vi raccontiamo.

Mentre, nel suo discorso di benvenuto il sindaco Bianco dichiarava che l’appartenenza alla Nato è nel nostro codice genetico, trascurando il fatto marginale che nella nostra Costituzione c’è il ripudio della guerra, qualcuno degli ‘ospiti’ stranieri si preparava a raccogliere dati e testimonianze sulla qualità della nostra accoglienza nei confronti dei migranti.

Proprio il giorno 3 era del resto l’anniversario della strage di Lampedusa anche se, in quella importante riunione, non si è certo discusso su come evitare il ripetersi di queste tragedie.

Del tutto fuori luogo, d’altra parte, pretendere che lo facessero i protagonisti della ‘esportazione della democrazia” cioè di quelle politiche militari che hanno contribuito, grazie alle ‘guerre umanitarie’, a fare fuggire i migranti dai loro martoriati Paesi.

O pretendere che un’alleanza militare che sta trasformando la Sicilia in un avamposto di guerra (Sigonella, Niscemi, Augusta, Trapani-Birgi) discutesse di politiche di pace e cooperazione dopo aver blindato per anni frontiere e territori.

Del resto mentre Catania istituzionale giocava a fare l’ennesima stella della bandiera americana, poco più in là, la città appariva agli ospiti internazionali com’è di solito, sporca e sciatta, mentre il centro della città veniva blindato per evitare che il dissenso potesse giungere sino alle orecchie degli illustri ospiti, quasi che, a furia di esportare democrazia all’estero, ne fosse rimasta poca per casa nostra.

Poco più in là del rettangolo di strade chiuse al traffico, delle piazze interdette ai pedoni e ben ripulite per l’occasione, accanto alla fontana dell’Amenano, meglio conosciuta dai catanesi come “l’acqua a linzolu” , una delegazione di parlamentari europei tedeschi, prendeva contatto con membri del centro Astalli per tentare di sapere come è organizzata l’accoglienza dei migranti qui da noi e confrontarla con la propria.

Volevano vedere qualche casa da loro occupata e i luoghi indicati dalla stampa come dormitori all’aperto. L’incontro organizzato da Borderline onlus è avvenuto in un noto ristorante proprio accanto alla fontana.

Davanti all’ingresso principale qualcuno aveva dimenticato -chissà da quanto?- una scopa e una paletta piena di cartacce e foglie secche. Nonostante lo si sia fatto notare, nessuno l’ha mai tolta.
Aspettando in strada gli ospiti tedeschi, i volontari del centro Astalli, vedono passare un signore con cane al guinzaglio che senza battere ciglio, anzi con una certa empatia, guarda l’animale defecare sul selciato. Figurarsi pulire!

I volontari lo dicono a un inserviente che li ascolta con interesse senza intervenire. Nessuno toglierà la deiezione canina finchè una signora straniera che trascina un trolley la prenderà in pieno, imprecando inascoltata in spagnolo!
Viene informato un secondo cameriere: gli escrementi adesso sono spalmati dovunque e diventa difficile persino schivarli.

Finalmente arrivano gli ospiti stranieri. Sono giovani, informatissimi : dicono di voler ordinare subito così da parlare nel corso del pranzo. Arrivano i menù, rigorosamente soltanto in italiano. Gli europarlamentari conoscono, naturalmente, anche l’inglese ma i camerieri non lo parlano. Vogliono mangiare leggerissimo perchè li aspetta un pomeriggio fittissimo di impegni. Anche se alcuni sono vegetariani non potranno evitare l’offerta di fritturine, pesce marinato e antipasti proteici che non verranno toccati.

Il pranzo finisce, finalmente. Uscendo si va verso i luoghi-dormitorio, scansando cacche e paletta con cartacce. Un altarino di S.Agata attrae la loro attenzione ma è pieno zeppo di rifiuti, lattine, bottiglie di birra vuote.

Vedono le “fosse” di corso Sicilia dove si accampano -e talora muoiono- migranti e clandestini. Finchè polizia e carabinieri, di tanto in tanto, non sgomberano le aree cacciandoli via.

Hanno una serie di domande precise sui ‘rifugiati urbani’, sugli ‘invisibili’, sui titolari dello status di rifugiato o di protezione sussidiaria; domande a cui si può rispondere solo con l’approssimazione di stime inesatte.

Sottolineano che la Germania è il paese con il più alto numero di richieste d’asilo (109.000 contro le 28.000 in Italia nel 2013). Chiedono come mai solo 695 siriani hanno chiesto asilo in Italia nel 2013 contro i circa 15.000 sia in Svezia che in Germania.

Ripetono come un mantra che l’Italia è al 5° posto per richieste d’asilo e vorrebbero sapere del Cara di Mineo, vedere le case occupate, i dormitori a cielo aperto. Conoscere soprattutto le falle della nostra accoglienza, capire…

Ci saranno riusciti?

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