Abbiamo cercato un’opinione sul Sinodo da parte di gay-credenti. Ne è venuta fuori una lunga conversazione che abbiamo voluto riportare per la ricchezza delle argomentazioni a tutto campo.

Non c’è scoraggiamento per l’esito del Sinodo dei vescovi nel gruppo di gay-credenti che da quasi 25 anni si incontra a Catania nella parrocchia Crocifisso della buona morte di Piazza Falcone.

Gruppo nato per caso… ma non è un caso che proprio in questa parrocchia siano stati accolti tossicodipendenti, migranti, prostitute, omosessuali, emarginati, tutti non in quanto etichettati secondo tali categorie, ma solo ed esclusivamente perché persone che chiedono di essere ascoltate e accolte.

E così le stanze di questa parrocchia – dalla fine degli anni 70 – sono diventate casa (a tutti gli effetti) di persone che vivevano il dramma della tossicodipendenza, luogo di accoglienza temporanea di migranti e, a partire dagli anni ’80, luogo di ascolto attivo per tante prostitute e persone omosessuali con il desiderio di essere accolti nella comunità cristiana.

Dicevamo gruppo nato per caso, perché prima un ragazzo, e poi un altro, si sono recati dal parroco di quella comunità – ci racconta Filippo, che del gruppo fa parte – “per esprimere la loro difficoltà a conciliare la propria fede con l’essersi scoperti omosessuali e trovarono in Padre Gliozzo un ascolto eccezionale, un ascolto attivo”.

“In quel periodo a Catania non vi erano molti luoghi di aggregazione, soprattutto seri, se escludiamo Arci-gay, che però ha un approccio più politico… Da quel momento, senza alcun proclama o clamore, via via si sono aggiunti tanti altri, tramite contatti personali e amicizie, e gli incontri (due al mese) sono diventati momenti di confronto e ricerca”.

“Non abbiamo mai fatto manifesti e questo è stato per noi un punto di forza, anche perché il gruppo non ha mai fatto una scelta politica. All’inizio avevamo un taglio più spirituale. Oggi approfondiamo anche testi di autori, come ad esempio quello di un padre gesuita americano che fu costretto a dimettersi”.

“Ovviamente gli incontri non sono assolutamente riservati a gay. Vi partecipano anche eterosessuali e la nostra partecipazione alla vita parrocchiale è piena. Non abbiamo mai avuto alcun problema con gli altri che frequentano questa parrocchia. Diversi di noi svolgono anche funzione di catechesi e partecipiamo a tutti i riti e ai momenti comunitari… non so se nelle altre parrocchie ci sarebbe la stessa disponibilità: dobbiamo considerare la particolarità di questa parrocchia, costituita in buona parte da persone provenienti da diversi quartieri della città e comuni limitrofi”.

“Io sono consapevole – interviene Francesco, anche lui del gruppo, autore del libro (in corso di ristampa) “Davanti alla porta”, autobiografia di un travestito a San Berillo, di cui abbiamo già scritto una recensione  e su cui è stato girato un docu-film – che per il fatto che ancora mi prostituisca sia considerato un grande peccatore e quindi non potrei avvicinarmi alle cose sacre. Ma quanti si confessano in maniera ipocrita, dicendo “non lo faccio più” e poi invece continuano? Io oggi non ho un’alternativa di lavoro. Ho fatto il corso per badanti, ma come è finita? Che avrei dovuto sborsare soldi per iscrivermi in un albo e poi rimanere senza lavoro”.

“Ogni tanto padre Gliozzo me lo dice: perché non provi a smettere? Io vorrei farlo per lui, che ha ottant’anni e so che vorrebbe lasciare questo posto sapendo che io non sono ancora per strada. Però io oggi sono una persona profondamente diversa rispetto a quella che ero prima, pur facendo le stesse cose, certo è che le faccio con un altro valore”.

“Se, mentre sono per strada vestito da donna, mi chiama una disabile io mi cambio e vado da lei ad aiutarla. Sono consapevole di non fare niente di eccezionale: quella donna ha bisogno di me. Poi, ritorno ad essere quello di prima. E già questo passaggio io prima non lo facevo. Ora lo faccio e non mi pesa. Mi pesa se non ci vado”.

“E’ questo il Signore, la fede per me. Non è perché io vengo qui (in parrocchia). Questo è quello che lui è riuscito a fare in me, e quando è venuto il vescovo, una cosa bella che mi è uscita senza averla scritta è avere detto che per me padre Gliozzo è come il padre che va incontro e abbraccia il figliol prodigo, con un abbraccio che copre l’iniquità, la sporcizia del figlio, il suo peccato. Ecco padre Gliozzo fa le stesse cose. La sua presenza fra di noi ci porta dignità. Lui viene in via delle Finanze tre volte al mese. Ci evangelizza. Leggiamo e commentiamo la Parola. Quando c’è lui la stanza si riempie (15-20); vengono anche persone esterne al quartiere”.

“Noi siamo stronzi, bugiardi e peccaminosi. Le puttane sono così, però ti posso dire una cosa: che quando noi… ad es. l’altra volta c’è stata una ragazza colombiana che è venuta per la prima volta a pregare. Mentre pregava piangeva. Ed io vedevo la scena della samaritana con Gesù. Noi siamo cattivi, ma abbiamo un cuore… Quando amiamo qualcuno “n’abbiamu cu tuttu u sceccu” (immagine che rappresenta l’impegno e il coinvolgimento totale di una persona). E questo si percepisce perché abbiamo questo bisogno d’amore”.

“Si è cercato di trovare – interviene Filippo – la quadratura del cerchio. Come faccio io a essere cattolico, credere in Gesù Cristo e al tempo stesso vivere la mia omosessualità, visto che, soprattutto vent’anni fa, era piuttosto netta la condanna dell’omosessualità? Vi era un minimo di accettazione della persona, ma proprio in un documento di quegli anni, scritto dai vescovi italiani, si diceva che il comportamento omosessuale era intrinsecamente disordinato”.

“Perché? Io penso perché si ritiene il comportamento omosessuale associato ad una relazione egoistica (perché non finalizzata alla procreazione) e instabile. Vero è che moltissimi rapporti gay sono molto volatili, ma vi sono molti omosessuali che hanno – nella loro vita – poche storie e lunghe nel tempo, che cercano di costruire una storia con un fidanzato e non cambiano ogni settimana, che riescono a costruire delle relazioni “normali”. Io non credo che si possano fare statistiche a proposito e non lo dico per difendere un comportamento che non ho mai avallato. Nel mio gruppo di amici eterosessuali, ad esempio, io mi ritrovo con una relazione più stabile di molte altre”.

“D’altro canto, io ho conosciuto moltissimi sacerdoti omosessuali che vivono malissimo la loro condizione, fortemente lacerati dentro e alcuni di questi con elementi di schizofrenia. Perché si ritrovano a predicare bene ma a praticare male”.

“Io penso – riprende Francesco – che la maggior parte delle persone associno alle relazioni omosessuali, siano esse  relazioni d’amore o  di solo sesso, l’idea di un qualcosa di infausto, brutto, sporco, vizioso, privo di sentimenti”.

“Come nelle coppie eterosessuali – riprende Filippo – anche nelle coppie omosessuali vi sono sia rapporti duraturi, sia rapporti di brevissima durata, anche se purtroppo sono più frequenti quelli di minor durata, sia perché vi è un minore riconoscimento sociale, sia per una sorta di libertinaggio che si impossessa…”

“Personalmente conosco tante coppie, tra cui coppie che vivono da tempo una relazione stabile e che hanno fatto scelte importanti. Ad esempio una coppia di amici miei, ovvero uno dei due, ha avuto in affido un bambino, che ora ha 17 anni. Certo è che questo ragazzo è cresciuto per gran parte del tempo con queste due figure di riferimento dello stesso sesso e, appena sarà maggiorenne, andrà a vivere con loro”.

“Un altro mio amico che desiderava avere un figlio – continua Filippo – ha trovato, attraverso Internet,  una coppia di lesbiche che avevano lo stesso desiderio ed ora questo ragazzo ha due padri e due madri. E’ un bambino assolutamente normale. Ha 9 anni e non mostra alcun problema”.

“Così come non è stato vissuto assolutamente come un problema, anzi… la richiesta di Giovanni, un ragazzo di 8 anni, di voler essere cresimato da me e dal mio compagno, per il fatto che sia lui che sua madre ci hanno sentiti vicini in questi anni in cui hanno vissuto un momento difficile della loro vita”.

Fondo Samaria - logoOggi il gruppo, denominato Fratelli dell’Elpìs (dal greco: speranza, attesa di qualcosa di nuovo), ha un sito e una pagina facebook, è in contatto con analoghi gruppi in tutta Italia. Da 8 anni organizza nel mese di maggio la veglia per le vittime dell’omofobia. Da qualche anno si è costituita una realtà nazionale, “Fondosamaria”, per la raccolta di fondi da reinvestire nella lotta all’omofobia, per la quale  il gruppo ha contribuito organizzando a Catania la visione del film “Invano mi odiano” con il patrocinio del Comune e della Regione.

“Quando il vescovo – riprende Filippo – è venuto in visita pastorale al Crocifisso della buona morte ha incontrato tutte le realtà della parrocchia, sia il gruppo di prostitute e travestiti che si riunisce nel cuore di San Berillo, sia il gruppo dell’Elpìs. Sono stati due momenti intensi. In quell’occasione il vescovo ebbe anche un momento di commozione”.

“Riguardo al Sinodo, le 38 domande che sono state diffuse a livello mondiale sono state uno strumento di lavoro che doveva accontentare le varie correnti della Chiesa. Quello che ho apprezzato è stato che uno dei tre enunciati (il n. 55) non ha raggiunto la maggioranza dei 2/3 [per saperne di più vedi libernazione.it e Repubblica.it]. Come gruppo non ci siamo ancora confrontati, ma sarà il filo conduttore dei prossimi incontri”.

“L’aspetto positivo del Sinodo è che se ne sia parlato. Da molti anni l’accompagnamento pastorale delle persone omosessuali si fa quasi in maniera naturale, senza alcuna forzatura e senza lo scopo di farle diventare qualcos’altro. Ma di far sì che siano meglio se stessi. E come se tu prendi una bella pianta e la curi per farla sbocciare sempre di più. Un omosessuale come fa a sbocciare? Innanzitutto accettando se stesso, liberandosi dai sensi di colpa. E poi sentendosi parte di una comunità attiva che lo apprezza per quello che è, per quello che fa e per quello che può dare”.

“Devo dire che all’interno dei gruppi gay-credenti non ci si aspettava tantissimo, anche se Papa Francesco ha lanciato dei segnali importanti. E’ importante che lui abbia insistito perché se ne parlasse. L’accoglienza comunque è un dato di fatto. E’ un dato che già è presente dal 1980, nel documento che ha per titolo “La cura pastorale delle persone omosessuali”: ti accolgo e ti rispetto con delicatezza, ma il comportamento omosessuale – dichiara la gerarchia ecclesiastica – è intrinsecamente disordinato”.

“Il papa ha detto che c’è un anno per maturare e riflettere. Comunque, la base della Chiesa è sempre molto più avanti del Magistero. E così da sempre e per certi aspetti è ancora più vero. Possiamo solo sperare e pregare che ciò avvenga e continuare nel nostro impegno ad accogliere le persone”.

“Basterebbe recuperare la relazione provvisoria del Sinodo e certe affermazioni che vi erano lì dentro. Considerare che le persone omosessuali sono persone che vivono e amano come gli altri, anche se tecnicamente lo fanno in maniera diversa (a volte, ma non è detto) e vengono da un cammino molto più sofferto. Le nuove generazioni forse no, ma sono quelle più lontane dalla Chiesa”

“Nella Chiesa vi è molta tradizione e oggi suonerebbe strano includere le unioni all’interno del concetto di famiglia, anche se non credo che vi sia tutta questa differenza quando si parla di una coppia stabile, impegnata e che si ama: quando ognuno vuole il bene dell’altro e soprattutto lo fa, senza vivere esclusivamente l’uno per l’altro”.

“In qualsiasi coppia vivere esclusivamente per il compagno porta ad un appiattimento. Negli anni le coppie eterosessuali che si appiattiscono hanno lo sfogo dei figli: non si vive più per il marito o per la moglie, ma per i figli che si devono crescere, sistemare. Anche alcune coppie omosessuali possono aver figli perché li hanno da precedenti rapporti o nei modi che dicevamo prima”.

“Io e il mio compagno non abbiamo questo desiderio di paternità, ma per me è una forma di paternità anche il mio impegno nei confronti dei ragazzi nella catechesi o quando mi occupo dei figli di miei amici”.

L’argomento che, invece, suscita più interesse, perché fonte di preoccupazione, è il riconoscimento delle unioni civili: “io spero prima che io sia troppo vecchio e qualcuno di noi due stia male io non debba essere costretto a chiedere a qualche parente una autorizzazione per fare la notte in ospedale al mio compagno. Ora come ora è così, ma è così anche per gli eterosessuali”.

“Prima o poi capiterà, abbiamo 50 anni. Tra 10 anni potrà capitare a ciascuno di noi di avere bisogno. Se le famiglie lo sanno non credo che vi possano essere problemi, ma se devi mettere una firma… Chi sei? Non sei nessuno. Questo andrebbe normato, a prescindere dagli aspetti morali. Potrebbe essere anche una coppia di persone che scelgono di vivere insieme senza essere una coppia”.

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One Response to “Gay e credenti, un difficile equilibrio”

  1. Molto toccante questo articolo. Da vari punti di vista.

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