San Berillo, scuola edile, IPME’ portata come un fiore all’occhiello dal sindaco Enzo Bianco e dall’assessore all’urbanistica e al decoro urbano, Salvo Di Salvo, l’esperienza di formazione che sta coinvolgendo 17 giovani dell’area penale nell’esecuzione di interventi ‘di ripristino’ nel vecchio quartiere di San Berillo.

Definito da Bianco “di straordinario valore sociale per migliorare un quartiere storico di Catania, grazie a energie giovani da recuperare alla legalità”, il corso di formazione tecnico-pratico nasce da un protocollo d’intesa firmato da Comune, Ente Scuola Edile e Accademia di Belle Arti per realizzare interventi di ‘riqualificazione’ nel vecchio quartiere di San Berillo.

Per i giovani dell’area penale coinvolti nel progetto, tre detenuti presso l’Istituto Penale Minorile (IPM) di Bicocca e altri 14 seguiti dall’USMM (Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni) di Catania, si tratta sicuramente una bella esperienza. Imparano qualcosa, fanno attività manuale, percepiscono anche un rimborso quotidiano di 4 euro. Ma c’è di più.

I tre giovani detenuti che hanno aderito progetto sono autorizzati ad uscire dalla struttura carceraria, attualmente per recarsi in un cantiere simulato predisposto dall’Ente Scuola Edile, a partire dal prossimo 16 dicembre per andare a ‘lavorare’ a San Berillo.

Sanno di dover pagare un prezzo, chi esce dal carcere, infatti, anche solo per alcune ore, non può più avere contatti con gli altri detenuti, se non con quelli che sono, a loro volta, autorizzati a recarsi nei luoghi di studio o di lavoro.

Un sacrificio che è diventato via via meno pesante perchè il numero dei ragazzi coinvolti in queste esperienze è cresciuto e non si avverte più come prima l’isolamento. La dirigenza ha, inoltre, approntato una serie di servizi a loro dedicati. Ma questo è un altro discorso, su cui contiamo di tornare.

Forse è esagerato dire, come ha fatto Di Salvo in occasione dell’avvio delle ‘lezioni’ preparatorie, che -cogliendo questa opportunità- i giovani perfezioneranno un mestiere che potrà essere loro utile per la vita. Quello che imparano è probabilmente troppo poco per essere utilizzato dal punto di vista lavorativo ed è possibile che la ricaduta più significativa sia piuttosto quella di apprendere il rispetto della disciplina e delle regole del lavoro.

Per loro, comunque, un beneficio c’è. Non a caso il Ministero della Giustizia è partner del progetto e l’iniziativa rientra nell’ambito di un piano di reinserimento sociale di giovani che hanno subito una condanna penale.

E il quartiere?
Alla conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa era presente anche il Comitato cittadino San Berillo, che ha manifestato qualche dubbio sulla efficacia concreta che le opere avranno sul miglioramento del quartiere, che necessita di interventi sostanziali e non -alla lettera- di facciata.

Gli interventi previsti sono, infatti, il rifacimento di intonaci esterni esistenti su pareti di edifici privati e, associati ad essi, ‘interventi sul colore’ curati dai ragazzi dell’Accademia di Belle Arti.

Nulla da obiettare, da parte dei residenti, sulla valenza sociale e simbolica del progetto, ma a loro parere le priorità dovrebbe essere diverse.

E fanno anche una proposta concreta, quella che la pulizia e decorazione delle facciate delle case, per lo più murate per iniziativa dei proprietari o della magistratura, venga quanto meno preceduta da un intervento di pulizia e svuotamento della spazzatura contenuta al loro interno.

E fanno un esempio calzante, “altrimenti è come andare ad una festa in abiti eleganti senza essersi prima lavati”.

I membri del Comitato si dicono disponibili anche ad offrire il loro aiuto pur di rendere l’aria delle strade in cui vivono più respirabile e contrastare la diffusione di insetti e altra fauna non proprio desiderabile.

“I problemi del quartiere sono molti e gravi” dicono “ma questa è una cosa piccola e fattibile”. Una sollecitazione a cui l’amministrazione dovrebbe rispondere.

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2 Responses to “Giovani detenuti rifanno il look a San Berillo”

  1. non ho ancora capito di chi sono gli immobili che benifeceranno degli intonaci messi in opera dai detenuti. Chi paga? chi ne trae profitto? Bisogna stare attenti perchè dopo Roma abbiamo al governo vere e proprie BANDE DI LADRI. Mi spiace ma è così.

  2. Forse il ‘profitto’ che si cerca in questo caso è la visibilità. Anche questa una cosa di ‘facciata’

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