locandina il curriculum nascostoLa consapevolezza e l’importanza della differenza, apparentemente, sembra essere condivisa da un numero sempre maggiore di persone. Purtroppo, però,  stereotipi e pregiudizi continuano a farla da padroni, incidendo pesantemente e drammaticamente nella vita delle nostre comunità. Lo conferma uno studio dell’Università di Bologna secondo cui il 4% degli studenti italiani, percepiti come omosessuali, ha subito atti aggressivi.

Per due giorni (12 e 13 febbraio) su iniziativa del CESP- COBAS  (il centro studi per la scuola pubblica) a Catania e a Pachino, di fronte a un pubblico composto prevalentemente da docenti e personale della scuola, si è discusso di questi temi.

A confrontarsi Graziella Priulla (Università di Catania, che ha lavorato, e lavora, sui temi dell’identità di genere e della non neutralità del linguaggio), Luciano Nigro (Università di Catania e presidente della LILA), Davide Zotti (docente e responsabile nazionale scuola Arcigay). A Catania la riflessione, oltre alla LILA, ha coinvolto, anche, Queer As UNICT e UAAR.

Priulla ha preliminarmente sottolineato come su questi temi sia in atto una diffusa e capillare  campagna di disinformazione contro una presunta “teoria del gender”, della cui esistenza scientifica non si sa nulla, e che, ovviamente, è cosa diversa dagli studi di genere e dalla necessaria riflessione su ciò che è naturale e ciò che è culturale.

A proposito di tale voluta confusione si può, per esempio, leggere [ndr] quanto scritto nel Foglio notizie del diaconato della diocesi di Roma “secondo la teoria del gender, l’umanità non è divisa tra maschi e femmine, ma l’umanità è fatta di individui che scelgono chi vogliono essere. Questa utopia dell’uguaglianza è anche quella che sta dietro l’eugenetica: se nessuno è malato, siamo tutti uguali, tutti sani”.

A suscitare le ire di una parte dei vescovi italiani (in testa il cardinale Bagnasco) è un progetto, promosso dal Governo Monti, tramite l’Unar, Ufficio nazionale antidiscriminazione razziale, per la realizzazione di testi per la scuola pubblica che siano di aiuto al contrasto del bullismo e dell’omofobia nelle scuole.

Di fronte a tutto ciò, secondo la relatrice, nella scuola va costruita una nuova epistemologia delle discipline in grado di osservare la realtà utilizzando “sguardo maschile e sguardo femminile”, ribadendo che differenza e disuguaglianza non sono sinonimi, ridiscutendo la stessa grammatica (perché, ad esempio, nessuno ha nulla da ridire sul termine maestra mentre ministra suona strano?)

Necessario, inoltre, rimettere in discussione quegli stereotipi che discriminano sin dall’infanzia, imponendo comportamenti “omologanti”, a partire dalla scelta di giochi diversi per bambini e bambine, che  incidono sul modo di vivere la propria affettività (‘non piangere come una bambina’).

Zotti ha denunciato un generale “ritorno indietro” che sta rimettendo in discussione la stessa dignità delle persone, costringe all’isolamento, a nascondere i comportamenti socialmente “discutibili”, impedisce di compiere con naturalezza gesti quotidiani (tenersi per mano, baciarsi) che non scandalizzano nessuno, se messi in atto dai ‘sani’, ovvero dagli eterosessuali.

Gay viene utilizzato sempre più spesso, anche tra le giovani generazioni, come sinonimo di incapace, idiota, oltre che come pregiudizio sessista. Le stessa parole LGBT (con le quali ci si riferisce a Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) sono, ancora in troppi casi, considerate “parole tabù”.

Ha, inoltre, sottolineato quanto sia difficile prendere le parti di una persona omosessuale e come l’esclusione inizi sin dal momento in cui si tace.

Nigro ha ribadito quanto sia importante una conoscenza libera da pregiudizi per operare, in tutti i campi, correttamente. Quanto sia vario e articolato l’ ‘ombrello’ delle scelte e dei comportamenti sessuali individuali e come, invece, nella realtà, e in particolare sui diritti, avvengano discriminazioni inaccettabili.

Una persona eterosessuale, infatti, non deve nascondersi, può esprimere liberamente la propria affettività, trova comprensione e pieno supporto, in tutti i momenti dell’esistenza, dalla comunità cui appartiene. Solidarietà e diritti che non sono garantiti a tutte le “altre” persone.

Per questo, ha concluso, è fondamentale il ruolo dei cosiddetti ‘alleati‘, di coloro che sono disponibili a battersi, prescindendo dalla propria specifica condizione, per i diritti di tutti. Solo così,  a partire dalla scuola, si potrà contribuire a rimettere in discussione questo ‘curriculum nascosto’.

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