Raffaele CantoneRaffaele Cantone, Presidente della Autorità Nazionale Anti Corruzione, ha espresso un giudizio chiaro sul mega appalto di 100 milioni di euro che il consorzio “Calatino terra di accoglienza” ha stipulato lo scorso anno per il rinnovo dei servizi di gestione del Centro.

Una gara «lesiva della concorrenza, parziale, senza alcuna trasparenza e criteri di economicità» perché la base d’asta è stata fissata senza specificare gli importi per le singole attività, perché di fatto ha comportato che a partecipare sia stato solo un concorrente che si è permesso di proporre un ribasso molto ridotto di appena l’1%.

Quello che poteva fare l’Autorità Nazionale Anti Corruzione è stato fatto, attraverso il formale invio di tutta la documentazione alla Procura della Repubblica.

Adesso tocca alle Procure interessate individuare i capi d’accusa e chiedere il rinvio a giudizio di quanti hanno avuto interesse a che questo appalto andasse in una determinata direzione.

Invero le Procure di Catania e Caltagirone già hanno iniziato le indagini (vedi La Repubblica e La Sicilia) ed a interessarsi sono anche le Commissioni Antimafia, sia quella Nazionale, sia quella della Regione Sicilia. Sembra proprio che quella siciliana abbia per prima aperto un dossier sul Cara di Mineo (gennaio 2014). Speriamo che così tanto interesse porti a delle conclusioni che individuino tutti i responsabili.

A chiedere l’intervento di Cantone è stata una ditta di ristorazione di Palermo che di fatto non ha potuto partecipare perché l’appalto era unico e “cucito” apposta per essere vinto dalla cordata che aveva fino ad allora gestito i servizi.

Intercettazioni telefoniche relative a Mafia Capitale (vedi IlFattoQuotidiano) indicano in Odevaine (voluto da Giuseppe Castiglione) il manovratore dell’appalto. Appalto vinto da una cordata in cui sono presenti aziende vicine a grandi realtà  che vanno da Comunione e Liberazione a Legacoop, che avrebbero pagato al componente della commissione aggiudicatrice un compenso da 10.000 euro al mese (vedi LaRepubblica).

CARA di Mineo

Sebbene abbia smentito qualsiasi rapporto con Buzzi, anche la senatrice Anna Finocchiaro è nominata in queste intercettazioni telefoniche.

Il Consorzio dei Comuni, rappresentato dal Presidente Anna Aloisi, sindaco di Mineo, e dal direttore Giovanni Ferrera, ex consulente di Castiglione, si sentiva in una botte di ferro per il fatto che avevano inviato una memoria difensiva al Presidente Cantone, perché il bando incriminato – si legge su La Sicilia – era identico a quello dell’anno scorso.

Ora si corre ai ripari: lunedì è stato convocato un consiglio d’amministrazione straordinario del consorzio per trovare una via d’uscita. Durante l’incontro col Prefetto, il sindaco di Mineo ha chiesto che ad occuparsi della gestione del Cara sia la Prefettura o il Ministero.

All’interno del Consorzio da tempo il sindaco di Ramacca aveva denunciato “il sistema di potere al Cara” e quello di San Michele di Ganzaria aveva chiesto “la revoca immediata del bando di selezione per un collaboratore esterno (proprio Odevaine).

ll consorzio “Calatino terra d’accoglienza” è stato creato, proprio per la gestione del Cara di Mineo, per volontà del sottosegretario Giuseppe Castiglione, allora presidente della Provincia Regionale di Catania e ‘soggetto attuatore’ dello stesso Cara.

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One Response to “Cara di Mineo, un appalto su misura”

  1. …ma non era secondo il Prefetto Morcone un’accoglienza “funzionante, civile e giusta” per “chi cerca l’avventura” nel nostro paese ?

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