un anno sull'altopiano“Non sono abituato a leggere, ma questo libro mi ha colpito, mi ha fatto ‘entrare’ nella storia”. Il libro è Un anno sull’Altipiano”, di Emilio Lussu. Chi parla, enfatizzando evidentemente la realtà, è uno studente liceale.

Uno studente che, nel pomeriggio di lunedì 16 marzo, insieme con un centinaio di coetanei (provenienti da cinque scuole catanesi, Boggio Lera, Cutelli, Spedalieri, Turrisi Colonna, Umberto) si è ritrovato, grazie al progetto ‘Addio alle armi’,  a discutere su quello che secondo Mario Rigoni Stern è “il più bello tra i libri sulla Prima guerra mondiale”.

Il progetto, promosso dall’Associazione catanese per gli studi storico-filosofici, é stato fatto proprio – in rete- dai cinque Licei,

Salvatore Distefano (docente di storia e filosofia) ha avviato il dibattito ricordando, innanzitutto, il senso del progetto: utilizzare la riflessione sulla grande guerra per ribadire le ragioni della pace.

Ha sottolineato inoltre come il libro di Lussu (un romanzo scritto da chi ha vissuto in prima persona la ‘guerra di trincea’), grazie a un registro linguistico capace di esprimere compiutamente, anche attraverso l’ironia, le tragiche condizioni dei combattenti, metta in luce l’insensatezza della guerra e, nello stesso tempo, le differenti condizioni fra chi impartisce gli ordini e chi è costretto, anche quando sono palesemente illogici, a eseguirli.

Sono, quindi, seguiti gli interventi dei ragazzi. Tutti i hanno scelto di proporre brevi passi in grado di sintetizzare gli aspetti essenziali di ogni singola lettura. Una formula agile, non retorica, che, per circa due ore, ha permesso che ci si confrontasse con serietà, rispettando le diverse interpretazioni, sino a delineare, grazie anche al contributo dei tanti docenti presenti, una possibile chiave di lettura collettiva.

Proviamo, perciò, a farvi partecipare a questo dibattito indicando i temi sottolineati, ma anche riproponendo le pagine del libro oggetto delle letture.

Luca (pagine 29 e 30, Einaudi, 2014) ha rilevato come anche durante la guerra si possa non perdere ‘l’umanità’; un concetto ribadito da Marianna (pag. 137) “Tirare così, a pochi passi, su un uomo….come su un cinghiale”!

L’insensatezza, la folle insensatezza di molti ordini dei superiori è stata evidenziata da Simone insieme alla (pag.110) diffusa sofferenza “Io ho paura di diventare pazzo – mi disse- Io divento pazzo: Un giorno o l’altro, io mi uccido. Bisogna uccidersi”.

Un tragico, e diffuso, disagio ricordato anche da Lucia (pag.37) “Uccidersi senza conoscersi, senza neppure vedersi! E’ orribile! E’ per questo che ci ubriachiamo tutti, da una parte e dall’altra […] Eppure se tutti, di comune accordo, lealmente, cessassimo di bere, forse la guerra finirebbe”.

Lorenzo (pag. 119) ha sottolineato come in guerra cambi la stessa concezione del tempo: un assalto rinviato, spostato, significa un giorno in più di vita. Tema, quest’ultimo, condiviso da Francesco (pag. 23) “in guerra, non si pensa al domani”.

E Giulia ha ricordato la distanza fra chi partecipa alla guerra (pag. 17) e chi, dall’esterno, la esalta “ho capito, tutta la popolazione l’ha capito con me, che la guerra ha le sue belle attrattive […] belle e sublimi attrattive. Infelice colui che non le sente! Perché, o signori, sì, bello è morire per la patria… Quest’accenno non piacque a nessuno, neppure al colonnello. La sentenza era classica, ma il sindaco non era il più indicato per farci apprezzare, letterariamente, la bellezza di una morte, sia pure così gloriosa”.

E ancora, le contraddizioni di un mondo tutto maschile, che impone alle donne di nascondere le proprie emozioni rimanendo ‘in attesa’. “La mamma mi carezzò e mi baciò infinite volte, senza versare una lacrima, e, qualche volta, persino sorridente”. Ma subito dopo si legge “Al centro della sala, accanto ad una sedia rovesciata, la mamma era accasciata sul pavimento, in singhiozzi”.

Insomma, un dibattito ricco e stimolante che solo parzialmente si è riusciti a ricostruire. Dopo questo incontro, sono previsti altri appuntamenti:
conferenze, spettacoli teatrali e cinematografici e una lettura pubblica delle pagine di Lussu, oltre che un viaggio di istruzione che porterà i ragazzi nei luoghi della Grande Guerra.

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