clandestini, migranti, immigratiUna grande busta gialla proveniente dalla Costa d’Avorio è arrivata qualche giorno fa al Centro Astalli.

Conteneva un documento che certifica la data di nascita di Bakary, un ragazzo ivoriano ospitato fino a qualche giorno fa alla Casa don Pino Puglisi, immobile sequestrato alla mafia che il Comune ha dato in comodato d’uso all’Astalli, che vi ospita da agosto migranti appartenenti alle ‘categorie fragili‘. In questo periodo soprattutto minori.

Ma ormai Bakary al don Puglisi non c’è più. E’ stato trasferito al Cara di Mineo, insieme ad altri tre giovani migranti, perchè divenuti neo- maggiorenni.

Non più, quindi, per loro una struttura protetta ma un improvviso, traumatico – e ai loro occhi ingiustificato – trasferimento, l’interruzione di un percorso di integrazione durato quattro mesi durante i quali sono stati seguiti (lezioni di lingua, visite mediche, gite, partite di calcetto, visite ai musei ..) e coccolati dai volontari.

Astalli, PuglisiTutto un altro discorso al Cara, dove – numeri tra i numeri – sono entrati nel limbo dell’attesa senza fine di essere interrogati dalla commissione ed eventualmente ritenuti idonei (campa cavallo…) a ricevere lo status di rifugiato o la protezione umanitaria.

Hanno pianto per la separazione, non solo quelli che sono andati via ma anche quelli che sono rimasti al don Puglisi. Ce lo racconta un volontario, Carmelo, che si è dedicato a loro fin dall’inizio, andando in via Delpino all’uscita dalla banca dove lavora.

Anche chi è rimasto, infatti, ha sofferto e soffre ancora per il distacco. Il deserto, il mare, la fame, la sete, le sofferenze, la paura, l’ombra costante della morte hanno reso questi giovani non solo precocemente adulti (ci aveva pensato già la drammatica situazione dei loro rispettivi paesi) ma anche fratelli, veri ‘fratelli di sangue‘ come diciamo noi con enfasi retorica.

CARA di MineoAll’arrivo, chi sbarca senza documenti (quasi tutti) viene registrato con l’età che dichiara ma non con una data precisa. Qualcuno proviene da zone così arretrate da essere prive di anagrafe, altri ricordano l’anno ma non il giorno e il mese della loro nascita.

‘Uno gennaio’ è infatti la data che ricorre nei verbali consegnati a questi ragazzi dalla polizia dopo la registrazione. Quasi tutti si ritrovano questo 01/01, solo l’anno varia.

Bakary ricordava perfettamente il mese, ottobre, ma nella confusione dello sbarco e della mancanza di mediatori culturali di strani dialetti ( la Costa d’Avorio è francofona ma tanti ragazzi sono analfabeti e non parlano il francese) … uno gennaio anche per lui, 1997.

Quindi, dal primo gennaio 2015, è stato dichiarato maggiorenne e trasferito al Cara.

Adesso è arrivata la busta gialla. Il documento conferma che Bakary è effettivamente nato ad ottobre del 1997 e che solo allora sarà maggiorenne davanti alla legge. Ormai però si trova a Mineo e nemmeno i solerti avvocati del Centro Astalli confidano di riuscire a tirarlo fuori per i mesi che restano, nonostante -dal punto di vista normativo- sia possibile.

E comunque lo strappo ormai c’è stato. Una nuova ferita si è aggiunta alle precedenti.

Eppure la busta gialla dimostra che almeno un parente Bakary, al suo paese, ce l’ha ancora. La maggior parte degli altri non ha più nessuno, o ha perso i contatti con chi è sopravvissuto, fuggito a sua volta o finito in un campo profughi.
Immagini della Costa d’Avorio

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One Response to “Bakary, dalla Costa d’Avorio al Cara”

  1. In una situazione di questo genere, secondo la normativa vigente, prevale l’interesse della persona minore di età ad essere collocata in una struttura per minori.

    Se il procedimento è ancora pendente (aperto) presso il tribunale per i minorenni, il tutore o il responsabile della struttura che ospita il minore, sulla base della documentazione pervenuta, può richiedere al Tribunale la correzione dei dati identificativi e il conseguente trasferimento presso struttura per minori.

    Se, invece, il procedimento fosse stato archiviato per raggiungimento della maggiore età, lo stesso tutore e il Responsabile della struttura che ospita il minore hanno l’obbligo di segnalare la situazione alla Procura per la richiesta al Tribunale minorile di avvio di una nuova procedura a tutela del ragazzo ed il conseguente immediato collocamento presso centro o comunità d’accoglienza per minori.

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