Pedibus o Piedibus. Niente bus. Niente auto, né motori. Si va a piedi, stavolta, bambini! Pedibus è “il modo più sano, sicuro, divertente ed ecologico per andare a scuola” così viene descritto il progetto dagli alunni di una scuola veneziana che vi ha aderito e lo sta mettendo in pratica.

E’ un esperimento di successo ma solo altrove. Non a Catania dove l’amministrazione comunale pare voglia stravolgerne il significato, almeno secondo quanto denuncia l’associazione Salvaiciclisti con un comunicato che riportiamo integralmente sotto.

Nasce nel 1976 in Danimarca, come progetto di “Percorso sicuro per andare a scuola” e si diffonde in Nord Europa e in altre parti del mondo, Italia compresa, inglobando altri obiettivi, innanzi tutto quello di promuovere la cultura del “camminare ogni giorno” per migliorare il benessere psico-fisico a tutte le età, anche quella infantile in un mondo in cui i bambini si muovono poco e rischiano l’obesità.

Ma non sono da trascurare altri effetti, la riappropriazione degli spazi pubblici, la crescita del senso di appartenenza al proprio ambiente, una maggiore vivibilità della vita cittadina in seguito alla diminuzione di traffico e inquinamento.

Un progetto serio, quindi, che -laddove è stato realizzato- ha comportato una serie di tappe significative, attività con gli alunni nelle classi, incontri con i genitori, diffusione di questionari per sondare la disponibilità delle famiglie, individuazione dei percorsi e delle ‘fermate’ con analisi di eventuali pericoli da evitare.

Anche per far crescere nei bambini sicurezza di sé e consapevolezza del contesto in cui vivono.

Pedibus potrebbe approdare anche a Catania. Un’ottima prospettiva per una città in cui manca la cultura del camminare a piedi e si prende l’auto anche per comprare le sigarette dal tabaccaio a duecento metri da casa. Ma così – a quanto pare- non sarà.

Così scrivono i Salvaiciclisti

Addio Pedibus!

Il Pedibus è un “bus” di bambini che vanno a scuola utilizzando i loro piedi. È organizzato come un vero e proprio autobus con linee, fermate, orari con il contributo di genitori e volontari che aprono e chiudono la fila di bambini nel percorso da casa a scuola e viceversa.

Un progetto di successo in tante città italiane e straniere che ha aiutato tante famiglie a comprendere l’importanza di muoversi rinunciando all’uso dell’automobile e, sopratutto, utile a insegnare a bambini e genitori il valore di spostarsi in città in modo sostenibile.

Presentato l’11 novembre 2013 nella Sala Giunta di Palazzo degli Elefanti dagli Assessori alla Scuola Valentina Scialfa, alla Mobilità Rosario D’Agata e da Valerio Ferlito, direttore del progetto, cofinanziato dal Ministero dell’Ambiente per 150 mila euro, il Pedibus era sorto nell’ambito degli accordi di promozione e di valorizzazione della mobilità sostenibile sottoscritti dal Comune di Catania con il Ministero dell’Ambiente.

Come aveva già spiegato l’Assessore Valentina Scialfa “il progetto Pedibus è nato in Danimarca negli anni ‘90 con lo scopo di promuovere l’esercizio fisico nei bambini, per combattere il crescente fenomeno dell’obesità infantile e, cosa non secondaria, ridurre il traffico veicolare e dunque l’inquinamento nei pressi delle scuole”.

Sarebbe dovuto diventare operativo all’inizio del 2014 secondo quanto era stato presentato alla stampa e ai direttori didattici catanesi nella Sala Giunta di Palazzo degli elefanti. Poi del progetto se ne erano perse le tracce fino a che non è riemerso il 20 febbraio 2015 quando il Comune di Catania ha pubblicato la riapertura dei termini per la selezione di 40 pensionati addetti al servizio di accompagnamento e vigilanza nell’ambito del progetto “Pedibus”.

L’11 aprile 2015 l’annuncio ufficiale della attivazione del progetto. Lo ritroviamo però del tutto trasformato.

Se non abbiamo capito male, dunque, non più bambini accompagnati a piedi nel percorso ma così come presentato pare ridotto ad una blanda iniziativa sulla sicurezza delle scuole che prevede l’impiego di una ventina di pensionati con il compito di sorvegliare esclusivamente l’area di accesso delle scuole.

I finanziamenti del progetto ( circa 135 Mila euro) verranno dunque reimpiegati così: una parte per retribuire i pensionati/sorveglianti ed una parte per effettuare qualche adeguamento nelle scuole per il superamento delle barriere architettoniche.

Una iniziativa ecologica ed evoluta che aveva come scopo, oltre al decongestionamento del traffico nelle ore di punta anche la opportunità di rendere più vivibile la nostra città oggi ci pare altro.

Il sindaco ha annunciato che sarà probabilmente presentato il 19 e 20 giugno prossimi a Catania durante la Conferenza Nazionale sulla mobilità sostenibile come esempio lungimirante ed all’avanguardia in tema di sostenibilità che potrà addirittura essere preso ad esempio da altre città.

Attualmente ci sfugge l’originalità dell’iniziativa che, se abbiamo capito bene, si sostanzia esclusivamente nella opera di vigilanza davanti alle scuole negli orari di entrata e di uscita dei bambini da parte di soggetti che, a nostro avviso, hanno poche chances di intervenire in modo efficace contro l’arroganza di certi automobilisti catanesi ( sarà per questo che si è previsto l’affiancamento di vigili urbani?); come ci sfugge l’utilità ed il nesso ai fini della applicazione di modelli di mobilità sostenibile.

Siamo curiosi di vedere come la prenderanno gli esperti di mobilità sostenibile invitati alla conferenza e, nell’attesa, a noi , che ci battiamo da volontari per una mobilità ecologica, non resta che l’amarezza per l’ennesima occasione perduta per Catania perché si incammini seriamente verso una mobilità nuova che la renda una città al passo con le altre città europee o, almeno, visto che l’obiettivo a forza di tagli e ridimensionamenti si allontana sempre più, una città un po’ più vivibile.

#Salvaiciclisti Catania

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