devastazione ambientePreferiscono andare incontro ad una morte possibile che accettare passivamente una morte certa. Perché? Da cosa scappano? Abbiamo scritto e detto più volte, dalla povertà, dalle guerre. Ma chi determina tutto ciò?

Quali fattori hanno concorso e stanno concorrendo a determinare le condizioni per cui questa povera gente è disposta a rischiare la vita per provare a darsi una nuova opportunità?

Anticipiamo subito che il fattore nuovo di questa riflessione è che le responsabilità ‘esterne’ all’Africa non riguardano più solo il ricco Occidente ma coinvolgono pure alcuni paesi di più recente sviluppo, come la Cina e addirittura il Brasile.

1.      Volendo tracciare uno schema di massima, possiamo individuare la principale causa della persistente povertà soprattutto del continente africano nella depredazione delle risorse alimentari, minerarie, energetiche, ambientali, umane, che perpetua quella realizzatasi, tra Otto e Novecento nella fase del colonialismo classico, e che tanto ha contribuito a fare dell’Occidente quel che è adesso:

– le risorse agricole, attraverso il sistematico accaparramento dei terreni fertili (land grabbing) da parte di Europa, Cina e Brasile per destinarli a monocolture (banane, caffè, soia, palma da oli, canna da zucchero, ecc.) che privano le popolazioni locali dei terreni necessari a praticare l’agricoltura e l’allevamento di sussistenza, consumano enormi risorse idriche e candidano il territorio ad un progressivo ed irreversibile inaridimento;

– le risorse ittiche, attraverso la pratica intensiva della pesca (ad esempio nelle acque di fronte alle coste dell’Angola, del Senegal, della Costa d’avorio, del Sudafrica, del Mozambico, del lago Vittoria) per rifornire i mercati europei, giapponesi e cinesi;

Zimbabwe diamonds– le risorse minerarie, la cui ricchezza costituisce una sorta di ‘maledizione delle materie prime’, specie per quanto riguarda i metalli pregiati, (cromo, cobalto, tantalio, niobio, rame, oro, diamanti, uranio). La loro presenza, che di fatto costituisce una enorme potenzialità di prosperità, si è sempre rovesciata nel suo esatto contrario fatto di sfruttamento, corruzione e speculazione;

– le risorse energetiche, come petrolio e gas, di cui sono ricchi paesi come Nigeria e Africa equatoriale occidentale, Sudan, Somalia, Ciad, paesi del Nord Africa, ma che generano benessere solo per chi se ne impadronisce e corruzione della classe dirigente locale che se ne fa complice;

– la devastazione delle risorse ambientali: deforestazione per ricavarne legname pregiato in Congo e Madagascar, inquinamento delle falde con mercurio per l’estrazione dell’oro, distruzione delle falde e delle risorse ittiche con la coltivazione dei pozzi di petrolio nel delta del Niger, l’interramento di rifiuti tossici provenienti dall’Europa, come è accaduto in Somalia;

– la depredazione delle risorse umane che si accompagna all’assenza di scolarizzazione: operai semi schiavizzati e prostitute in Europa, lavoro minorile nelle coltivazioni di tabacco in Mali, nella lavorazione del pescato o della palma da olio in Indonesia, nelle miniere dalla Bolivia al Pakistan, dall’India al Senegal, in quelle gestite dai cinesi in Sudafrica, in Zambia, ma anche l’emigrazione dei medici dalla Nigeria agli USA.

2.      Anche dopo la fine della dominazione diretta, costante è stata ed è l’interferenza degli ex padroni, anche attraverso la fomentazione di lotte etnico-religiose e tribali, sullo sviluppo, già di per sé problematico data l’assenza di una adeguata tradizione storica e politica, di una democrazia matura e di governi non corrotti (la Francia in Mali, il Belgio in Congo, la Chevron e la Shell in Nigeria per il petrolio, ecc.).

2.      Aggiungeremmo a ciò il modo artificioso con cui, nella successiva fase della decolonizzazione, sono stati ‘inventati’ i nuovi stati, con confini spesso tagliati sulla carta e la mancanza di attenzione alle realtà geografiche, culturali e religiose locali.

esercito3.      In questo quadro vanno inseriti anche gli inesauribili flussi del commercio delle armi, che sembrano essere il principale prodotto di importazione di questi paesi: arriverà mai il momento in cui si farà chiarezza e si interverrà da parte di organismi internazionali come l’ONU su chi le produce, chi le vende, a chi li vende, chi finanzia coloro che le comprano, con quali eventuali disegni economico-politici ulteriori?

4.      Da ultimo si sono aggiunti gli interventi militari occidentali in zone di crisi (Afghanistan, Iraq, Siria, Libia) apparentemente a fini umanitari, ma senza avere alcuna chiarezza sul che fare dopo e contribuendo a creare enormi falle politiche e territoriali attraverso cui si stanno infiltrando i miliziani del sedicente ‘califfato’.

5.      A questo insieme di fattori economici e politici, si sono aggiunti due pesantissime concause naturali:

– una vera e propria esplosione demografica, derivante dalla diminuzione del tasso di mortalità (anche per merito del relativo miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie) permanendo alto il tasso di natalità, non accompagnato però da un adeguato tasso di sviluppo economico: la Nigeria, ad esempio, dal 1950 al 2014 è passata da 50 a 170 milioni di abitanti.

L’Italia, nello stesso periodo e con ben altre condizioni economiche, è passata da 47 a 60 milioni: cosa sarebbe accaduto se anche da noi si fosse triplicata la popolazione? In quale nuova Argentina o America del nord avremmo mandato l’eccesso di popolazione?

– i cambiamenti climatici, che in buona parte sono da attribuire anche al modo dissennato con cui abbiamo abusato delle (loro) risorse energetiche, nei territori di provenienza dei profughi stanno producendo disastri epocali: inondazioni in Bangladesh, allargamento delle fasce desertiche in Africa e nelle fasce equatoriali in genere, l’esaurimento del lago Ciad, unica risorsa idrica per 68 milioni di persone in 5 stati diversi, ma le cui acque vengono consumate per le coltivazioni commerciali. E stiamo citando quasi a caso e in ordine sparso.

Non abbiamo appositamente preso in considerazione il fattore della conflittualità religiosa, cui spesso si associano movimenti di fondamentalismo violento e più o meno organizzato, non perché non sia importante ma perché riteniamo che quasi sempre sia una leva ideologica (che ormai sostituisce le defunte ideologie sia di destra che di sinistra e di importazione occidentale) strumentalizzata per il raggiungimento di altri obiettivi, economici e politici.

Quando allora assistiamo agli sbarchi sulle nostre coste dovremmo indossare degli occhiali con tutti i filtri costituiti dal quadro tracciato, che riteniamo realistico e probabilmente anche incompleto, anche per non farsi ingenue illusioni: se la situazione a monte non cambierà, e non sembra che ci sia alcun presupposto, lo spettacolo continuerà, con buona pace del Salvini desnudo.

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3 Responses to “La fuga dei migranti, i tanti perchè”

  1. Quanto detto sulle cause dellemigrazioni di massa dall´Africa e´vero ,e´anche vero che la politica adottata da certi paesi dopo la guerra di mettere gente fidata che era stata “importata e fatta studiare nelle universita” di questi åaesi,indottrinata a servire di nuovo i padroni europei che avevano preso posto dai colonianisti nonsono stati di molto aiuto per la gente di questi paesi,anche perche abituati a sentirsi superiori ai loro connazionali non hanno dato la stabikita´politica necessaria ma solo arrichendosi o facendo colpi di stato per tenere il potere; a questi oggi si sono affiancati,Cina Brasile,Russia la cosidetta patria dei difensori dei lavoratori! se poi aggiungiamo le nazioni con i loro lobisti pronti a vendere la loro coscensa per servire certi paesi europei che si proclamano difensori della democrazia ma che fanno guadagni vendendo armi,cosi si e´creato quel mondo dove miglioni di persone devono lasciare i loro paesi ed affrontare l+incerto destino di emigranti pronti a morire per fuggire al mondo che i paesi ricchi hanno creato; quanto al sig Salvini lui dopotutto e´ignorante del fatto che una volta lasua padana come il resto del paese a subito una guerra che ha portato morte, fame ed anche imigrazione di gente in altri paesi in cerca di lavoro,io ne ho incotrati tanti nei miei viaggi in treno,povera gente come me che ha dovuto stare sotto le angherie di altri,fino a sentirsi dire che i nostri soldati erano scappati invece di combattere; aggiungo il ricordo della stupida Signora che viaggiava sul mio treno da dove venivo dalla nord Europa che aveva detto al figlio,caro stai lontano da qesta gente hanno i pidocchi! Quella era un prodotto della Nostra societa´come quelli uguali a Salvini che oggi rifiutano di vedere ed accettare gli altri!

  2. domenico stimolo
    maggio 27th, 2015 at 22:20

    Bisogna necessariamente aggiungere che c’è stata una fase – non breve -, a partire dall’inizio degli anni sessanta, caratterizzata da innovative esperienze praticate in molti paesi africani, di autodeterminazione ed innovazione gestionale. I paesi interessati sono stati proprio tanti, specie nell’area del nord –centro continentale.

    Sarebbe stato utile per i lettori ripercorrere nel corpo dell’articolo, in maniera sintetica, i tentativi e le realtà che si costituirono.

    Su questa visione si scontrarono duramente i due blocchi mondiali, le teorie della liberazione e del dominio altrui. Tanti ed enormi i sacrifici degli africani per combattere le politiche colonialiste, il nuovo schiavismo ( già il vecchio aveva arricchito le case regnanti e i loro lacchè “nobiliari”, i profittatori, dell’Europa), per contrastare l’articolata potenza dei monopoli capitalisti sulle enormi risorse minerarie-energetiche presenti.
    Ora l’Africa è diventata terra di conquista di tutti, gli ex blocchi di ieri si sono allineati.

    Gli umani africani, con la loro continua quotidiana nuova presenza di arrivi ( tutto a loro rischio e pericolo) , battono “cassa” e “ rimborso” sulle inaudite violenze consumate sulla loro pelle, di ieri e di oggi.

    E’ su questo che si misura il termometro delle nostre “democrazie”.

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