Fino all’anno scorso nella chiesa monumentale di San Nicola, oggi nella chiesetta di San Vito in piazza San Domenico.

Qui si incontra la comunità che fa riferimento al teologo Pino Ruggieri, per celebrare l’eucarestia e per leggere la Bibbia ogni giovedì sera.

Un libro dell’Antico Testamento e uno del Nuovo, ad anni alterni, per sviscerarne il significato con gli strumenti della filologia e della storia ma anche e soprattutto per coglierne l’attualità, cercando di individuare il messaggio ancora valido per l’uomo di oggi.

L’oggetto delle letture di quest’anno è stato il ricchissimo libro dei Salmi, di cui è stato letta e commentata una piccola parte, un florilegio. E, a conclusione degli incontri, sono state tirate le somme.

Molte le domande che rimangono in parte aperte e continuano ad interpellare l’uomo.

E’ ancora possibile pregare i Salmi in un contesto diverso da quello in cui questi canti sono nati? E’ possibile fare propri i riferimenti alla storia del popolo d’Israele in esso contenuti, l’esaltazione del messaggio profetico, le invocazioni di vendetta e di vittoria sul nemico?

E ancora: come pregare con le stesse parole con cui prega il popolo di Israele in un momento storico in cui da vittima si è trasformato in carnefice, macchiandosi di pesanti crimini contro i Palestinesi?

Eppure il libro dei Salmi riesce ancora a parlare a tutti perchè riflette l’universalità della condizione umana come tale. Ci sono dentro il dolore, la fiducia, l’imprecazione, l’amore per la vita, anche di chi è ormai vicino alla morte, la coscienza della propria finitezza e quella della propria colpa, l’attesa, la speranza, il dubbio.

E in questo attraversamento della esperienza di tutta l’umanità c’è anche un messaggio di accoglienza per ogni uomo.

Con una eccezione, l’empio, vale a dire il violento che opprime il povero. Contro di lui il giusto perseguitato invoca la giustizia e anche la vendetta di Dio e arriva ad accusare Dio stesso chiedendogli conto del suo mancato intervento.

Se Dio tarda a venire, quella dell’uomo è solo una attesa illusoria? Oppure, come scrive Pietro nella sua seconda lettera (cap 3, 9): “Il Signore non ritarda nell’adempiere la sua promessa, come certuni credono; ma usa pazienza verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi”.

Ancora: questo Dio, giusto e vendicatore, invocato nei Salmi come in tutto l’Antico Testamento, è lo stesso Dio misericordioso di cui ci parla il Nuovo Testamento?

C’è una contraddizione evidenziata già nel secondo secolo da Marcione che intendeva rileggere l’Antico Testamento, considerato da lui superato, con il filtro del Nuovo. Una interpretazione che la Chiesa ha condannato e condanna, senza tuttavia dare una risposta che ‘assorba’ la differenza.

Non solo il Vecchio Testamento non si può annullare, la sua dimensione ‘terrena’ permette ad esempio a Dietrich Bonhoeffer di capire fino in fondo il messaggio cristiano, come egli stesso scrive dal carcere in cui è rinchiuso per aver partecipato alla congiura contro Hitler, nel 1943: “Mi accorgo sempre più di quanto io pensi e senta in maniera veterotestamentaria; così negli ultimi mesi ho letto molto di più l’Antico Testamento che il Nuovo.

“Solo quando si conosce l’impronunciabilità del nome di Dio si può anche pronunciare finalmente il nome di Gesù Cristo; solo quando si amano la vita e la terra, al punto tale che sembra che con esse tutto sia perduto e finito, si può credere nella risurrezione dei morti e a un mondo nuovo; solo quando si riconosce che la legge di Dio ha vigore su di noi, si può finalmente parlare anche della grazia, e solo se la vendetta di Dio contro i suoi nemici restano realtà valide, qualcosa del perdono e dell’amore verso i nemici può toccare il nostro cuore.

Chi vuole essere e sentire troppo frettolosamente e troppo direttamente in modo neotestamentario, secondo me non è un cristiano … Non si può e non si deve dire l’ultima parola prima della penultima. Noi viviamo nel penultimo e crediamo nell’ultimo” (Resistenza e Resa, 211-212).

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