Vucetich, Utopie per CataniaUna Catania visionaria e sconosciuta, una Catania che avrebbe potuto essere e non fu. Una Catania sotterranea inventata/invocata da un biondo ingegnere del nord in trasferta, per una manciata di anni, nella città ai piedi del vulcano. Di questa Catania si è parlato nei giorni scorsi con il libro dell’architetta Rosangela Antonella Spina “Utopie per Catania. Alessandro Vucetich un ingegnere immigrato per i tipi Editoriale Agorà, presentato al MonaStore, il bookshop del Monastero dei Benedettini.

I catanesi non sanno chi sia questo Carneade anche se tutti hanno ammirato il bel palazzetto che porta il suo nome e che, affacciandosi sul largo dei Vespri insieme a quello progettato dall’architetto Mascali, segna la quinta urbana dell’inizio di viale XX Settembre.

Il bolognese Alessandro Vucetich, medaglia di bronzo al valor militare nella prima guerra mondiale, venne dunque a Catania nel ’23, ingegnere capo sezione e poi direttore dell’ufficio tecnico del Comune , ma non si limitò al suo ruolo “istituzionale”, sentendo di essere investito del compito di “dover provvedere alle cure di questa bisognevole città”, anche, forse, nella speranza di riuscire ad arrotondare lo stipendio comunale.

Catania, la sua vitalità, il suo nero e tardo barocco, forse anche il vulcano, osservato a debita distanza dalle belle terrazze delle ville di viale Regina Margherita, gli ispirarono una serie di studi, spesso solo pensati, fermati sulla carta e non attuati, ma iconoclasti e dissacranti, catastrofici nel senso greco del termine. Catania fu per lui una palestra di sperimentazioni più che ardite, azzardate e temerarie.

Ci sono rimaste così solo le carte del palazzo di giustizia, della città giardino di Belsito e del reticolato di vie sotterranee in alternativa alle strade superiori.

Trovò realizzazione, invece, il progetto del Sacrario dei caduti in guerra, anche se – ahinoi – a spese della sala capitolare del Benedettini che fu sacrificata, troncata e decapitata, e la cui parte apicale si può ancora vedere oggi, sbirciando attraverso due botole create nel corso dei lavori di recupero del Coro di notte.

Si può ancora scorgere un ampio ambiente alto due metri decorato con un panneggio in stucco, posto tra il soffitto del sacrario di Vucetich e il soprastante pavimento del Coro di notte. E’ tutto ciò che resta del Capitolo progettato da Giovanni Battista Vaccarini.

Basterebbe questo intervento a fare inorridire i fautori della conservazione dei monumenti e i delle testimonianze storiche. Ma tantè, questo era Vucetich!

Tra i progetti non realizzati, dicevamo, c’è il piano per realizzare “Le arterie sotterranee a sussidio della viabilità di Catania antica”. Non si tratta di un percorso tra le rovine esistenti nel sottosuolo, grotte naturali e cavità create dall’uomo, ma di un piano di vere e proprie vie alternative, create per fluidificare le comunicazioni. Gallerie, arterie sotterranee e ponti che avrebbero attraversato la storica salita di Sangiuliano mettendo in connessione tutte le zone del centro.

E per far ciò Vucetich non avrebbe esitato ad affidarsi alla “demolizione completa di tutto il settore di città da sistemare, cancellando con un audace colpo di gomma tutto quel dedalo di vie e viuzze… case e casette… col doppio vantaggio di conseguire oltre alla risoluzione del problema stradale anche il risanamento igienico ed estetico della zona”.

“Utopie per Catania” -primo di una collana, “I libri del Monastero”, che si propone degli approfondimenti verticali riguardanti il complesso architettonico dei Benedettini- contiene, oltre alla biografia dell’ingegnere Vucetich, foto concesse dalla famiglia, riproduzioni dei progetti, realizzati e non, e in appendice proprio lo scritto “Le arterie sotterranee a sussidio della viabilità di Catania antica”.

E stato presentato da Carla Condorelli e Mariangela Di Stefano, giornaliste e curatrici del blog letterario Matte da leggere, dal presidente di Officine culturali Francesco Mannino, dall’ingegnere Carmelo Russo, collaboratore dell’architetto De Carlo e, naturalmente, dall’autrice, Rosangela Antonella Spina.

Seduto tra il pubblico era invece Antonino Leonardi che ha curato, insieme all’architetto De Carlo, il restauro del monastero come capo dell’Ufficio tecnico dell’Università. A lui – e lo riconosce anche l’autrice – si deve la paternità di “Utopie per Catania. Alessandro Vucetich un ingegnere immigrato”.

Leonardi ha ritrovato scritti originali dell’epoca, ha condotto ricerche e ha scritto un delizioso prologo col quale, in un minuetto tra realtà e fantasia, torna indietro nel tempo.

Assistiamo ad un dialogo tra Vucetich, progettista del Sacrario, il pittore Alessandro Abate, e il presidente del comitato organizzatore Vito Pavone. L’intelligenza lenta del nordico viene messa a confronto con quelle prensili e pragmatiche dei due catanesi: è la fulminea risoluzione del problema. I pensieri e i sentimenti del tecnico bolognese di origine montenegrina si snodano poi mentre da piazza Dante va verso via Etnea.

Di Nino Leonardi conoscevamo la perizia tecnica nascosta da una grande modestia ma non le doti letterarie, davvero notevoli. Speriamo di poterlo leggere ancora.

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One Response to “La Catania underground di un ingegnere immigrato”

  1. interessante mette a cronfonto un progetto fantastico come molte volte si leggono le proposte di cambiamenti per le le vecchie citta´dove molti architetti non tengono a rispettare queste citta e la loro ´vecchia vestige,mettendo delle moderne costruzioni che rovinano le bellezze e le vestigi di altri tempi.

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