Qualcosa che può esaltare il nostro spirito nazionalista e lusingarci in un momento critico come quello che stiamo attraversando? lo studio condotto da Bloomberg, multinazionale dei media americani, che pone il nostro sistema sanitario al terzo posto nel mondo, subito dopo quello di Singapore e di Hong Kong. Seguono Giappone, Corea del Sud e Australia.

Terzi al mondo e primi in Europa! La notizia è stata riportata, alla fine dello scorso anno, dal ‘Corriere della Sera’ che riportava l’analisi condotta da Bloomberg su 51 Paesi con popolazione superiore ai 5milioni, con un PIL di almeno 5000 $ americani ed un’aspettativa di vita che supera i 70 anni.

Tanto per fare qualche paragone, il rapporto posiziona la Francia all’ottavo posto, mentre la Germania non va oltre il 23°. Che esaltazione!!

Nessuno di noi cittadini, costretto da piccole o grandi necessità ad usufruire del sistema sanitario italiano, si è però mai reso conto di questo primato. Abbiamo piuttosto avuto la percezione ‘soggettiva’ di un funzionamento inadeguato e questo ha determinato, soprattutto al Sud, grandi fughe verso Nord o medical shopping, o attenzioni speciali a siti extranazionali…..

Eppure a vederci chiaro tra gli indicatori si scopre che l’Italia ha la migliore aspettativa di vita tra la sua popolazione (82,9 anni) e, anche se spende per la sanità una percentuale di PIL inferiore alle altre nazioni europee, ha tuttavia un indice di mortalità infantile (3,2) simile a quello di altre nazioni del nostro continente che spendono il doppio, e di molto inferiore agli USA, dove tale indice si attesta a 5.

Cosa è accaduto?

Bloomberg ha utilizzato come indicatori, per la propria classifica, l’aspettativa di vita (compresa la sua variazione rispetto all’anno precedente, 2013) e tutta una serie di parametri economici: il costo del sistema sanitario in percentuale sul PIL e quello del sistema pro-capite, la variazione del costo della sanità pro capite, la variazione del PIL pro-capite, l’inflazione.

Ecco spiegato il terzo posto: un problema di costi. Spendendo poco abbiamo un livello accettabile di qualità.

Subito dopo -però- un altro studio, riportato dal quotidiano “La repubblica” agli inizi del 2015, ribalta la valutazione sul nostro sistema sanitario.

Nella classifica dell’Health Consumer Eruropeo, presentato all’inizio dell’anno dal lituano Vytenis Andriukaities in seno alla Commissione europea per la salute, all’Italia è riservato il 21° posto sui 37 paesi osservati. Una posizione peggiore rispetto agli anni precedenti, in cui l’Italia aveva occupato il 20° posto nell’anno immediatamente precedente ed il 15° nei primi rilevamenti.

Il sistema sanitario italiano, quindi, non solo non migliora ma perde terreno.
Altri sono i paesi leader, Olanda in primis, seguita da Svizzera, Norvegia, Finlandia e Danimarca.

Come possiamo spiegare questo divario tra i due studi? Con i diversi indicatori utilizzati. Il primo assume come indicatori di efficienza i costi sostenuti, il secondo valuta il punto di vista dei consumatori, la qualità del servizio da essi percepita.

Sono ben 47 gli indicatori a cui i ricercatori riconoscono una certa autorevolezza: diritti dei pazienti e informazioni (12 indicatori); accessibilità e tempi di attesa (5 indicatori); outcome (7 indicatori, tra cui sono comprese le morti infantili, l’aborto, la cura della depressione); range e servizi (8 indicatori, come l’equità al trapianto dei reni o il numero di parti cesarei); prevenzione (8 indicatori, come le vaccinazioni neonatali o la prevenzione del fumo); farmaceutica (7 indicatori, come uso e abuso di antibiotici o la introduzione di nuovi farmaci anticancro).

L’organizzazione dell’assistenza ai soggetti anziani (in una fase in cui l’aspettativa di vita si è incrementata) presenta -ad esempio- notevoli lacune. Nel rapporto si sottolinea come l’assistenza a lungo termine dell’invecchiamento riveli “un’abissale mancanza di preparazione. Sotto questo punto di vista,infatti, l’Italia si colloca allo stesso posto di Romania e Grecia, ma ancora una volta non sembra esservi alcuna volontà politica di attuare azioni risolutive”

E’ un po’ quello che notiamo noi, ecco perchè i contenuti di questo rapporto ci riequilibrano con le nostre percezioni…

C’è anche da sottolineare che, come del resto in altri settori, manca una politica comune europea del sistema sanitario ed una strategia che si muova in un’ottica di innovazione ed efficienza.

In Italia la strutturazione del SSN comporta ancora che la spesa sia incentrata prevalentemente nei servizi ospedalieri e nel pagamento di prestazioni sociali e redditi di lavoro.

Con una spesa pro capite tra le più basse in Europa, cosa vogliamo di più? Anzi c’è da dire che, nonostante si spenda così poco la sanità italiana non è poi così scadente.

Qualcosa di più potremmo avere se, invece di lamentarci o rassegnarci, provassimo a batterci per un miglioramento possibile della qualità del nostro servizio sanitario.

Be Sociable, Share!

Tags:


One Response to “La qualità del nostro sistema sanitario, valutazioni a confronto”

  1. Francesco Minnella
    giugno 15th, 2015 at 11:30

    Per valutare la qualità del servizio sanitario, basta essere ospiti in uno dei nostri Pronto Soccorso, come il Cannizzaro o il Garibaldi. Gli addetti ai lavori sono ammirevoli per l’impegno che mettono nel loro lavoro,ovviamente non tutti. Ma sono incredibilmente isufficienti le strutture ed il personale. Spesso l’utenza non si rende conto della insuffienza delle strutture e scarica la rabbia sul personale presente, con aggressioni verbali e di fatto.

Lascia un commento

Puoi usare questi tag HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>