Un incontro pubblico e una raccolta di firme per L’Etna vulcano attivo più alto d’Europa, l’Etna che offre paesaggi unici e spettacoli mozzafiato soprattutto in fase eruttiva, l’Etna grande attrazione turistica oggi patrimonio dell’Unesco. L’Etna vietata.

E’ questo l’assurdo. Abbiamo un bene di cui potremmo godere, che dovremmo fare scoprire ed amare dai più giovani, che potrebbe anche costituire una fonte di ricchezza, e che facciamo? Vietiamo agli appassionati, ai curiosi, ai turisti di salire alle quote più alte, li blocchiamo per “motivi di sicurezza”.

Sappiamo tutti che il rischio è minimo, che comunque una percentuale di rischio è sempre possibile -e accettata- da chi sale su una montagna, tanto più se si tratta di un vulcano, che la prudenza è una qualità da raccomandare senza per questo che diventi paralizzante, che una corretta e costante informazione sarebbe lo strumento più idoneo per evitare situazioni di pericolo.

E tanto basterebbe. Chi decide di salire deve sapere ciò a cui va incontro e deve essere messo nelle condizioni di decidere. Liberamente.

Eppure un rinnovato decreto del prefetto stabilisce che non si possa accedere alle quote sommitali. Il prefetto risponde alle direttive della Protezione civile che utilizza le informazioni dell’Istituto di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

Ragionevolmente nessuna di queste autorità è davvero convinta che ci sia un pericolo reale per la vita di escursionisti e visitatori, ragionevolmente continuano a rinnovare il divieto solo perchè non intendono assumersi la responsabilità di fare diversamente, vale a dire perchè tengono sì alla sicurezza, quella propria.

Gli appassionati della montagna tuttavia non demordono, nonostante le delusioni accumulate dopo aver conferito con i rappresentanti degli enti responsabili della decisione.

Associazioni e privati cittadini hanno deciso di mettere insieme le forze e hanno dato vita al Comitato Etna Libera, che ha messo nero su bianco un’analisi della situazione e una serie di proposte molto concrete promuovendo anche una raccolta di firme.

Del comitato fanno parte l’ Associazione Guide Alpine Italiane (AGAI), il Club Alpino Italiano Regione Sicilia Onlus, Etnalife, Etnasci, Etnaviva, Etnawalk, Feder Escursionismo Sicilia, Federazione Italiana Escursionismo (FIE), Piuma Bianca e un gruppo di cittadini.

“Le procedure di sicurezza applicate agli ambienti costruiti dall’uomo non possono essere estese ad ampi territori naturali dove l’uomo è il semplice fruitore di spazi, che sono sostanzialmente governati dalla forza imprevedibile del vulcano e da andamenti meteorologici tipici dell’alta montagna”, scrivono sul loro manifesto.

E spiegano che in un vulcano attivo come l’Etna, in cui i fenomeni eruttivi sono normali, solo in casi rari si sono avute in passato conseguenze negative per l’incolumità dei visitatori. Al confronto sono stati molto più frequenti gli incidenti accaduti sulle Alpi, che tuttavia nessuno si sogna di chiudere all’accesso.

A loro parere, inoltre, il regolamento emesso nel 2003 dal Parco Naturale Regionale contiene adeguate norme di cautela che i visitatori devono osservare e che sono state considerate, in passato, sufficienti a far revocare l’ordinanza di divieto.

Lo stesso regolamento della Protezione civile, che di fatto impedisce la fruizione di un’area vastissima dell’Etna anche in situazioni di ordinaria attività vulcanica – scrivono anche i componenti del comitato – appare non rispondente alla normativa istitutiva della stessa Protezione civile (legge 22 5 del 24.02.1992), che privilegia gli interventi di “previsione e prevenzione”, nonché ovviamente gli interventi di soccorso in caso di catastrofi naturali.

Per concludere, il divieto penalizza anche l’attività delle guide che non possono svolgere la funzione che sarebbe loro propria.

Per presentare il documento e raccogliere le firme il Comitato ha organizzato una assemblea pubblica nella serata di domani, venerdì 10 luglio alle ore 21, nel Piazzale del Museo della Civiltà Contadina in Via Garibaldi 58, a cui tutti siamo invitati a partecipare.

E’ possibile firmare la petizione a questo link
http://firmiamo.it/riaprire-agli-escursionisti-l-area-sommitale-dell-etna

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2 Responses to “Etnalibera, un incontro e una raccolta di firme”

  1. Tutti i nostri parchi sono gestiti male. E sopratutto sono nati male, come conseguenza dell’accaparramento arrogante di gruppi di persone incompetenti ma furbe. Costoro, attraverso una propaganda falsamente ambientalista, hanno acquisito la gestione di beni inestimabili, sottraendoli ad una libera ma controllata fruizione pubblica. Nessun parco in Sicilia ha i reali requisiti per essere ritenuto tale e, molto spesso, come quello dei Nebrodi, è gestito da persone che ne fanno uso e consumo privato. Costoro non sono controllati in quanto essi stessi sono gli organismi di controllo.

  2. piero giuffrida
    luglio 9th, 2015 at 19:39

    Guido Puglisi, parola sante. E’ anche vero che tanti parchi si nascondono dietro la frase magica “mancano i fondi” che non so quanto sia veritiera, però il controllo di certe aree definite pericolose portano uno spreco smodato di risorse di denaro pubblico … anzichè sperperarlo basterebbe usarlo per accogliere, informare i visitatori … Niente di eccezionale, volere /potere …

    Piero Giuffrida
    Comitato Etnalibera

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