Spreco di soldi pubblici, ‘generosamente’ concessi ai soliti beneficiari senza nessun valido criterio culturale? Il Festival I Art, progetto che coinvolge molti centri siciliani, con Catania capofila, ha da sùbito suscitato polemiche e dissenso, almeno da parte di alcuni qualificati addetti ai lavori.

Decollato in maggio ha avuto risposte diversificate da parte del pubblico, con spettacoli seguiti anche oltre l’offerta dei posti disponibili e altri ignorati.

Si tratta di un contenitore di 120 eventi, tutti gratuiti, da maggio a settembre. Bando regionale per un importo di due milioni e 700.000 euro e una serie di delibere locali. Il progetto, finanziato dall’Unione europea, tocca diciassette comuni: Palermo, Ragusa, Piazza Armerina, Gangi, Castelvetrano, Favignana, Enna, Modica, Misterbianco, Pozzallo, Troina, Castell’Umberto, Buccheri, Ficarra, Sambuca di Sicilia, Pollina, Naro, e anche due isole, Favignana e Salina (Malfa).

La “guerra” è scoppiata soprattutto su Facebook dove si moltiplicano i post al vetriolo soprattutto sui profili di due operatori di cultura e spettacolo non di poco conto, il drammaturgo e regista Nino Romeo di fama nazionale, conosciuto e citato anche all’estero e l’organizzatore di spettacoli musicali, Pompeo Benincasa, colui che ha fatto venire a Catania i più bei nomi del Jazz e scoperto e lanciato astri mondiali come Noa.

Il piano è partito con le amministrazioni di destra, con Stancanelli per l’esattezza, ed è arrivato all’amministrazione Bianco che si è ritrovata questo gruzzoletto da utilizzare. Nel 2010 il progetto era stato preparato da un tavolo, “fatto da amministratori e da partner da loro prescelti e da loro convocati – dice Romeo – che aveva fissato le linee guida cui attenersi”.

“Poi qualcuno spiegherà, fatte le dovute differenze tra le due manifestazioni, in cosa differisce I-Art dal Circuito del Mito o dalle manifestazioni simili del periodo cuffariano.- scrive sul suo profilo Pompeo Benincasa- E’ mai possibile che la Sicilia non riesca mai ad uscir fuori da questa logica aberrante dei carrozzoni da svariati milioni di euro ? E’ mai possibile che non ci sia nè a destra e neppure a sinistra UNO che abbia uno straccio di idea di cos’è una POLITICA CULTURALE degna di questo nome ? Venghino, signori venghino a divertirsi, 100,200,1000 spettacoli,tutti gratuiti sino a settembre. In quale altra regione italiana trovate una cosa simile ? In quale altro paese europeo trovate una cosa simile? Scapagnini fu l’inventore del primo bando per l’estate. Era diverso da quello Stancanelli-Licandro ma in comune hanno avuto l'”insindacabile giudizio”.

Rincara la dose Nino Romeo che parla de “la più grande porcheria che mi sia capitata sotto mano dai tempi de “Le vie del Medioevo” di “spreco di denaro pubblico” di “iniziative fumose ed inutili… da effimero e da intrattenimento, con spese e cachet esorbitanti. … I ART è un insulto per chi lavora nel campo artistico, della cultura e dello spettacolo dal vivo; è un insulto per le giovani generazioni escluse da qualsiasi progetto professionale in questa città”.

-Quali caratteristiche dovrebbe avere un progetto culturale per Nino Romeo?
“Non un modello , una logica come questa che è la logica dell’effimero sterile; il modello culturale che sottende il progetto è che il denaro pubblico è di proprietà degli amministratori. Il denaro dell’Europa viene sequestrato da alcune lobby che, quindi, concedono delle briciole per acquistare il silenzio”.

-Come dovrebbe invece essere gestito un progetto del genere?
La politica culturale dovrebbe essere affidata agli operatori del settore come è avvenuto in Toscana negli anni 70, in Emilia Romagna nell’80 e in Piemonte nel 90, in Puglia nel 2000. I progetti dovrebbero essere diffusi nel territorio, si dovrebbero valorizzare le tipicità dei territori.
Gli amministratori non devono fare i direttori artistici. Così I art è una scatola vuota; dentro è stato messo qualcosa di scoordinato”.

E ancora: “I progetti devono essere diffusi e devono valorizzare le tipicità dei territori. L’ente pubblico deve promuovere cultura. Gli affari li faccia il privato. Il pubblico deve sostenere il rischio culturale. La cultura è impegno”.

Romeo, in una lettera all’assessore alla Bellezza condivisa, Licandro, scrive fra l’altro: “Le dazioni agli affiliati rispondono a rigidi manuali cencelli… nessun ente (se non la protezione civile ai tempi di Bertolaso) approverebbe preventivi in cui i costi reali sono moltiplicati per dieci; i servizi sono vaghi per utilità e per resa ma certi per la spesa esorbitante; i beneficiati della fetta più grossa per spettacolazioni magniloquenti e parvoefficaci sono sempre gli stessi delle Vie del Medioevo”.

I post di Nino Romeo sono tanti, dedicati ad analizzare i vari capitolati di spesa dell’iniziativa, ma tutti iniziano con uno pesudo titoletto che parafrasa il nome del progetto, No Ai art né part.

Si va dai Grandi eventi affidati a due associazioni, la Potlach di Fara Sabina (Rieti) già presa in considerazione con altro finanziamento in occasione de “Le vie del Medioevo” altra manifestazione ricreativa e la Gesti di Trecastagni. (CT), alle residenze per artisti. Dai Centri culturali polivalenti alla direzione degli stessi al dibattito con undici giovani architetti, al festival dei corti.

Tutto assolutamente – a dire di Romeo e Benincasa – sovrastimato e sovrappagato, con alcuni spettacoli e nomi di prestigio a far da foglia di fico.

Esclusi sono stati proprio il drammaturgo e regista e l’organizzatore di eventi musicali. Il secondo spesso si arrampica sugli specchi per allestire la bella stagione di Catania jazz.

Il primo -come confessa in una lettera all’assessore Licandro del resto resa pubblica anche su Facebook- ha in progetto un’ interessantissima iniziativa che riguarda l’opera di Domenico Tempio, il poeta più originale ed innovativo del settecento italiano, iniziativa che ha subìto per il momento una battuta d’arresto proprio per mancanza dei pochi fondi che occorrerebbero per mettere in scena la rappresentazione dei venti canti del poema La Carestia in serate consecutive e in diversi siti della città.

Eppure questi due nomi hanno certamente a che vedere con la cultura.

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3 Responses to “I Art, le critiche di due addetti ai lavori”

  1. Le critiche ad un progetto possono esser fatte, e le opinioni espresse. Ma in qualità di rappresentante di una compagnia che ha partecipato ad I-art con proprie produzioni, ed a tutela degli artisti e tecnici che con me collaborano non posso accettare la frase che “soldi pubblici siano ‘generosamente’ concessi ai soliti beneficiari senza nessun valido criterio culturale”.
    Al Bando cui abbiamo partecipato nel 2010, dopo l’Associazione I-Word (portatrice del progetto) si sono classificati: L’Associazione Zo, Gesti (Guglielmo Ferro)- con Statale 114,Retablo, Nave Argo, Solaris, Inarte- L’associazione Musicale Etnea, Darshan, Lapis, Città Teatro, Scenario Pubblico (con Zappalà Danza), Leggerete,ed altri. Credo che queste realtà, e le loro attività, siano abbastanza conosciute a Catania; almeno quanto Catania Jazz e Gruppo Jarba- certamente apprezzabili – ma che ovviamente non sono gli unici rappresentanti delle realtà culturali nel territorio. E che al quel bando non hanno ritenuto di partecipare.

  2. Il ragionamento portato avanti in questi mesi e in diverse sedi da me (nino romeo) e da Pompeo Benincasa, riassunto in parte nell’articolo, è d’ordine politico, strutturale, culturale, programmatico. Il commento sovrastante avanza argomenti d’ordine burocratico e protocollare (tra l’altro non riscontrabili nel verbale di costituzione dell’ATS, Associazione Temporanea di Scopo, dell’ottobre 2010 visto che alcune delle associazioni nominate nel commento non risultano presenti a quell’atto propedeutico per la presentazione del progetto I ART). Unicuique suum.

  3. pompeo benincasa
    luglio 23rd, 2015 at 13:35

    Non voglio aggiungere molto a quanto detto da Nino Romeo.Vorrei solo dire a Parito che sì,nel 2010,noi di Catania Jazz invitavamo gli operatori culturali a boicottare i bandi Stancanelli.Eravamo in questo confortati anche dalle posizioni che quasi giornalmente l’attuale sindaco assumeva su quella amministrazione ” Catania in manu a nuddu,scrisse Bianco e “peggio di Scapagnini” scrisse l’attuale assessore Licandro.
    Nello stesso periodo,Parito e altri da lui citati non disdegnavano di sedersi e andare persino dal notaio,insieme al nuddu peggio di Scapagnini,ai sindaci forzisti,dell’MPA e dell’UDC di Palermo,Agrigento,Ragusa,Misterbianco,Castelvetrano,Taormina,Barcellona P.G. e tanti altri,( molti di loro in seguito indagati,inquisiti,processati e anche condannati ) e ad alcuni faccendieri cuffaro-lombardiani per portare a casa un poco di grana che come disse qualcuno nel passato,non oleat.Specie in Sicilia.Certo la storia e il conto corrente oggi danno ragione a Parito & C.La giostra messa su dal nuddu peggio di Scapagnini oggi viene fatta girare da Bianco e Licandro,con gli stessi protagonisti.Noi,diversamente da questi ultimi,abbiamo continuato a pensare nel 2015 che l’ignobile giostra messa in piedi dai nuddu peggio di Scapagnini,tale rimaneva e il giudizio non poteva cambiare sol perchè adesso erano cambiati i guidatori.A differenza di altri operatori culturali noi di Catania Jazz non siamo usi a cambiare posizione basandoci sull’andamento dello spread.

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