Librino, Spine VerdiIl metodo è quello già sperimentato per la realizzazione della Piattaforma per Librino, con un passo ulteriore. Non solo mettersi insieme per fare emergere bisogni, desideri, persino sogni, che possano migliorare e rendere più vivibile il quartiere, ma lavorare ad una progettazione condivisa, una co-progettazione.

Così lo scorso 2 luglio gruppi, associazioni, residenti della città satellite, su invito della locale sezione della CGIL e con il coordinamento degli ingegneri Laura Saija, Caterina Timpanaro, Sergio Tarquinio. Dorotea Cancellieri, si sono seduti attorno ad un tavolo per provare a progettare insieme.

Non un tavolo, anzi, ma più tavoli, per affrontare con la massima concretezza possibile, i problemi individuati come più cruciali, abitare e ambiente, cultura e tempo libero, mobilità e servizi.

Nessuna proposta di interventi ‘faraonici’, non perchè ‘piccolo è bello’ ma perchè Librino ha già fatto l’esperienza di megastrutture abbandonate e vandalizzate.

Nessuna nuova ‘cattedrale nel deserto’, come possiamo leggere nel report che potete leggere in link, bensì “la rifunzionalizzazione e valorizzazione del ricco patrimonio esistente”. Un patrimonio che non è solo fisico (teatro ed anfiteatri, impianti sportivi, strutture varie, bassi e primi piani), ma anche umano (associazioni, scuole, abitanti già promotori di diverse attività)

Esistono infatti già, in questa ‘città satellite’ soggetti e gruppi che a vario titolo promuovono attività culturali e ricreative ed esistono abitanti interessati ad una partecipazione sempre più attiva.

Solo con la partecipazione può crescere infatti la consapevolezza delle potenzialità di Librino e si può sviluppare un senso di appartenenza che, a sua volta, aiuta a ‘prendersi cura’ del bene comune.

Ecco perchè le proposte concrete sono state, per la cultura e il tempo libero, la creazione di una rete tra le associazioni/gruppi che operano già nel quartiere e interventi di recupero e restauro di “edifici/spazi sui quali sia stato ideato un preciso progetto (culturale, sportivo, etc.) che preveda anche un piano di getione chiaro e sostenibile nel lungo termine”.

Bassi e botteghe, oggi in stato di abbandono, potrebbero rifiorire e contribuire a rendere più vivace l’aspetto delle strade interne al quartiere offrendo anche eventuali possibilità lavorative ai giovani.

Creare occasioni di lavoro dentro il quartiere e per gli abitanti del quartiere, rendere la vita più salubre e più sicura è uno degli obiettivi del tavolo “abitare e ambiente”. Continuare a spendere soldi pubblici – come si è fatto fino a oggi e come si sta per fare per il palazzo di cemento – per “riqualificare” il quartiere da un punto di vista solo fisico è poco proficuo.

Ad ogni euro speso per “le pietre” deve corrispondere un euro investito sulle “persone”.

Procedendo per piccoli passi si può innescare un processo di innovazione che coinvolga tutte le categorie sociali, come è avvenuto con gli orti urbani del San Teodoro, in cui il ‘lavoro edile’ è stato minoritario ma in cui si è realizzato un alto coinvolgimento delle persone.

La riqualificazione edilizia deve comunque privilegiare la possibilità di utilizzare imprese edili e manodopera locale, anche con attività di formazione retribuita. Suggeriti anche percorsi di accompagnamento alla regolarizzazione di abitanti morosi, disponibili al coinvolgimento in programmi di auto-riqualificazione e auto-recupero. E interventi di “efficientamento energetico” degli edifici a spese dell’Ente Pubblico con tempi brevi di ammortamento grazie alla riduzione dei costi di gestione.

Come realizzare una nuova polarità per il quartiere? Non solo utilizzando un luogo simbolo come il palazzo di cemento per ospitare assessorati e servizi sociali con attiva partecipazione della gente del luogo, ad esempio con l’istituzione di una banca del tempo, ma realizzando anche una cooperativa per soggetti svantaggiati che gestisca prodotti da vendere a un circuito di ristoranti della città. Previsti anche un nuovo marchio “Qualità Librino” e forse l’avvio, sempre in loco, di un ristorante-pilota.

E siamo al tema della mobilità, forse il più importante e critico per Librino. Una viabilità inadeguata non solo per il collegamento tra il quartiere e il resto della città, ma anche per i collegamenti interni al quartiere, disperso su spazi molto ampi e non adatto alla circolazione pedonale.

Il mancato completamento delle spine verdi, su cui comunque sono stati investiti dei soldi pubblici, ha contribuito all’isolamento degli abitanti a al degrado degli spazi comuni, che andrebbero recuperati e valorizzati, perchè le piazze e le aree verdi esistenti divengano luoghi reali di aggregazione e vengano attrezzati per il tempo libero e lo svago consentendo agli abitanti di ‘innamorarsi’ del quartiere e di riscoprire il senso di appartenenza.

Non solo quindi linea metropolitana e BRT (“fermo restando l’attuale servizio di trasporto”) per collegarsi più rapidamente al resto della città ma navette e circolari interne, piste ciclabili e collegamenti pedonali.

Proposte progettuali concrete di cui l’Amministrazione dovrebbe tenere conto nell’utilizzo dei fondi Pon Metro, il programma operativo nazionale dedicato alle Città metropolitane all’interno della programmazione europea 2014-20120.

Proprio oggi, sempre alla scuola Musco, che ha ospitato i tavoli, si terrà una conferenza stampa per divulgare i risultati dei laboratori dello scorso 2 luglio. Verrà presentato anche il blog librinolab.wordpress.com, “un nuovo punto di incontro per le realtà del quartiere, sul quale verranno riportati gli esempi di nuove pratiche di politiche partecipate, con una visione comune e condivisa del progetto di un territorio”.

Dovrebbero essere presenti anche gli assessori che hanno partecipato, con maggiore o minore continuità, ai laboratori. Si tratta di Rosario D’Agata, Luigi Bosco e Salvo di Salvo. Con la speranza che la loro presenza indichi una concreta volontà di tenere conto di questa co-progettazione dal basso, senza inutili passerelle.

Leggi il report dei tavoli di co-progettazione

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