Ma sì, facciamole queste trivellazioni nel Canale di Sicilia! quanto volete che valgano le preoccupazioni sulle possibili conseguenze negative per la salute e l’ambiente!

Ce lo suggerisce implicitamente la sentenza emessa a maggio dal TAR del Lazio, di cui sono state depositate a giugno le motivazioni e che oggi proviamo ad analizzare.

Nel frattempo è scattato il ricorso delle associazioni e dei Comuni che hanno visto “bocciare” le proprie istanze e ignorare le preoccupazioni relative alla distruzione dei ‘giardini di corallo sul fondo del mare, ai pericoli per le specie protette, le balene e i delfini, i tonni, le tartarughe e pesci spada che nel Canale di Sicilia si riproducono e che hanno fatto identificare, dall’Unep (programma ambientale dell’ONU), tutto il Canale come un’area da tutelare. E via discorrendo.

Il Tar non entra nelmerito della credibilità dello sviluppo economico che viene ‘promesso’, nonostante sia noto che le quantità di petrolio stimate nei nostri mari sono molto limitate e si esaurirebbero in pochi mesi. Ci resta solo l’illusione di aumentare il numero dei posti di lavoro, ma sappiamo bene che le ditte fanno venire da fuori i propri tecnici e che le trivellazioni sono responsabili della perdita di molti posti di lavoro nei settori della pesca e del turismo.

Tralasciando il rischio di incidenti e la invasione del fondo marino con corpi estranei (fondazioni, tubi, cavi, ancore, ecc..) che le attività di estrazione e prospezione generano comunque, i giudici della prima sezione del Tar del Lazio si pronunciano con una certa sicumera e in modo piuttosto sbrigativo contro il ricorso presentato da Greenpeace, WWF, Italia Nostra, Legambiente e LIPU, insieme a molti comuni siciliani (Ragusa, Licata, Scicli, etc) sulla concessione data dal Governo ad Eni ed Edison.

trivella, inquinamento mareLe obiezioni sulla compatibilità ambientale delle varie opere vengono rapidamente liquidate sebbene i ricorrenti sostengano, con argomentazioni molto articolate, che i lavori non sono compatibili con la conservazione e difesa dell’ambiente e che i progetti delle due società hanno preoccupanti lacune tecniche e normative.

A queste argomentazioni il Tar del Lazio oppone semplici osservazioni o richiami legislativi, con riferimenti a comportamenti procedurali analoghi, a volte piuttosto incongrui.

Minimizzate, ad esempio, l’importanza naturalistica dell’area sotto il profilo della biodiversità, della presenza e/o vicinanza di zone umide ed aree protette per fauna e vegetazione. Ignorati l’impatto sulla pesca, la vocazione turistica della zona ed i beni archeologico-paesistici in essa presenti.

A parere del Collegio giudicante, gli studi di incidenza ambientale relativi alle “attività progettuali” escludono “impatti significativi” sull’ambiente e sarebbe toccato piuttosto ai ricorrenti (le cui osservazioni sono già – a nostro parere – abbastanza ricche e dettagliate) “dimostrare l’intervenuta illogicità, contraddittorietà o erroneità in fatto valutabili in questa sede”.

Come dire che sarebbe toccato a loro, Comuni e associazioni, l’onere della prova. Con la conseguenza di far sorgere -in chi legge- il dubbio che il TAR del Lazio abbia fatto proprie, senza entrare nel merito, le relazioni dei “tecnici di parte.

Le Valutazioni Ambientali

Volendo entrare nel merito dei frequenti riferimenti alle Valutazioni Ambientali, ci sembra opportuna qualche precisazione perchè ognuna delle tipologie citate (VIA, VAS, VINCA) fa riferimento a principi differenti.

La Valutazione Ambientale Strategica (VAS), che si applica a tutti i Piani e Programmi in Europa, analizza preventivamente (quindi nella fase ‘strategica’) l’impatto ambientale dei singoli Piani e Programmi, senza tuttavia trascurare la fase in itinere e quella successiva alla loro realizzazione. E’ basata essenzialmente sul principio di “precauzione” che si basa anche sulla partecipazione della gente e dei gruppi sociali interessati.

La Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) prevede che la pubblica amministrazione valuti la compatibilità ambientale di un Progetto, che deve contenere le prescrizioni necessarie per la mitigazione degli impatti sfavorevoli sull’ambiente (principio di “mitigazione”).

Ci sembra che nella sentenza non risulti chiaro quali siano le “precauzioni” prese nella pianificazione dei programmi di ricerca nè che vengano indicate le misure di “mitigazione” da predisporre per ogni opera da realizzare. Pare anzi che, attualmente, non ci sarebbe niente da mitigare …

C’è poi la Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA) che si applica ai Progetti ricadenti in Zone di Protezione Speciale (ZPS) o in Siti di Interesse Comunitario (SIC), come nel nostro caso, ed è necessaria per tutti i casi in cui piani e progetti non siano direttamente connessi alla conservazione degli habitat e delle specie, pur essendo in grado di condizionarli. E’ necessaria anche per progetti che, pur non ricadendo all’interno delle aree SIC e ZPS, possono comportare ripercussioni sul loro habitat.

Il criterio dominante è quello che, nel caso non sia possibile evitare la realizzazione di un progetto con ricadute negative, vengano almeno definite adeguate misure di compensazione che bilancino gli effetti negativi con interventi di proporzionato ripristino, miglioramento o ampliamento dell’habitat perduto.

Nella sentenza il concetto di “compensazione” non viene nemmeno nominato, forse sempre sulla base dell’assunto che gli interventi di trivellazione non prevedano alterazioni ambientali degne di nota e che , addirittura, i progetti non coinvolgano in modo diretto aree protette.

Il principio più citato è quello di precauzione, utilizzato tuttavia in maniera talora impropria e non in modo chiarificatore.

Conclusioni

Il fatto che alla decisione del Collegio giudicante del Tar sottendano soprattutto interessi economici,
e non necessariamente in un’ottica di lunga durata, lo possiamo leggere all’interno stesso della sentenza, dove si parla di un giudizio assunto “in ossequio al principio di economicità dell’azione amministrativa e di collaborazione tra i soggetti del procedimento”, da cui sono esclusi proprio i portatori di interessi ambientali.

Che poi il progetto sia privo di tutte le necessarie prescrizioni viene così motivato: “essendo normale – come riconosciuto dalla giurisprudenza – che in sede autorizzativa l’Amministrazione possa imporre prescrizioni da porre in atto nella successiva fase esecutiva”.

Tali motivazioni sono evidentemente generiche, incongrue e procrastinanti; in pratica si acconsente alla esecuzione del Progetto ipotizzando delle prescrizioni extraprogettuali e soggettive, dettate da tecnici diversi, incongrue con opere di particolare complessità progettate da superspecialisti.

Come dire “iemu avanti e appoi ni parramu“, vale a dire ‘cominciamo a perforare e facciamo gli scongiuri’.

Quanto alla mancanza, nei progetti, di qualsiasi indicazione relativa ad eventuali incidenti, del tipo di quello occorso nel Golfo del Messico, non è necessario – a parere del Tar- preoccuparsi.

Non è infatti “dimostrata -scrivono i giudici- l’assoluta identità delle situazioni considerate (cosa impossibile, ndr) e dei provvedimenti amministrativi rilasciati dalle competenti Autorità (cosa improponibile, ndr), anche perchè la direttiva europea formulata in seguito a quell”incidente che ebbe risonanza mondiale “non è ancora recepita nell’ordinamento italiano”.

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3 Responses to “Sentenza Tar trivelle, “Perforiamo e poi se ne parla””

  1. Francesco Minnella
    agosto 6th, 2015 at 10:12

    Evidentemente, la salute della collettività e la salute della natura, sono, per il TAR, facezie trascurabili. La lobby dei petrolieri ha vinto ancora una volta. Ma con i governanti che abbiamo, cosa ci si può aspettare??

  2. bisogna continuare a lottare per potenziare l’uso di energia pulita e non dimenticare i danni subiti a causa dell’inquinamento provocato dall’impianto delle raffinerie in Sicilia.

  3. Finquando i cittadini non avranno speranze di lavoro, i petrolieri continueranno a vincere. Come fate a spiegare alla gente disoccupata che non devono avvelenare l’ambiente qundo le loro famiglie muoiono di fame. L’unico modo per salvare questi luoghi e’ rilanciare l’economia. Questo e’ l’unico argomento che i cittadini capiscono.

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