Un altro sbarco a Catania, altri vivi da accogliere, altri morti da seppellire.

Anzi no, solo morti da seppellire, perchè questa volta i migranti sono stati dirottati altrove e non c’è stato ‘bisogno’ di ammassarli in un palazzetto dello sport, come avvenuto in altre occasioni in cui Catania non ha saputo offrire una accoglienza degna di questo nome: nessuna adeguata assistenza igienico-sanitaria, nessuna concreta possibilità di contattare i parenti rimasti nei luoghi di origine o in quelli che si vorrebbero raggiungere in altre parti di Europa, nessuna possibilità di ricevere – in maniera comprensibile – le informazioni necessarie su diritti e doveri.

Fin quando non riusciremo a garantire ‘normalmente’ almeno tutto questo noi saremo ‘antirazzisti’ a metà e le Istituzioni, in primo luogo chi governa la Città, continueranno soltanto a vendere bene la propria immagine, qualcosa che di certo non serve non diciamo a risolvere, ma nemmeno a ridurre i problemi.

Non pretendiamo infatti di modificare il quadro generale che sta dietro al dramma (ma per tanti al business) dell’emigrazione, ma non possiamo limitarci ad apprezzare la proclamazione del lutto cittadino nei casi in cui arrivano nelle nostre città i corpi di coloro che non ce l’hanno fatta.

E nemmeno ad aiutare chi sta sbarcando nelle spiagge o a portare generi di prima necessità. Perchè neanche noi, quelli che sappiamo che non è vero che le razze sono tutte uguali perchè – più semplicemente – le razze non esistono, possiamo sentirci esonerati dal chiederci se basti questo a dimostrare la nostra solidarietà o se, con lo stesso impegno, potremmo ottenere risultati migliori.

Continuiamo a sentirci dire, da chi ha premesso il proprio antirazzismo, che i migranti non si possono accogliere tutti, che il nostro Paese non ce la può fare. E sentirci sciorinare cifre e numeri che dovrebbero dimostrare che c’è un’invasione in atto.

Numeri presentati come dati assoluti e che non tengono affatto conto del contesto e non vengono confrontati con altri numeri, che potrebbero aiutarci davvero a capire di più.

Ignoriamo così che le popolazioni che fuggono da guerre e carestie si rifugiano principalmente nei paesi confinanti, che sono infinitamente più poveri dell’Europa. E lo fanno a milioni non in poche migliaia.

La Nigeria, ad esempio, ha accolto nel 2014 circa 1.200.000 rifugiati e richiedenti asilo, contro i 300.000 della Francia e i 90.000 dell’Italia, come si evince dai dati ufficiali del sito UNHCR.

Secondo le Nazioni Unite, nel 2013, il nostro Paese non risulta neanche fra i primi dieci nel mondo per migranti presenti. Anche l’Istat ci dice che (2014) gli immigrati rappresentano (e noi abbiamo aggiunto una percentuale credibile di ‘clandestini’) poco più del 9% della popolazione residente in Italia.

Non parliamo poi di chi ci spiega che, di fronte ai nostri disoccupati, agli italiani che vivono in condizioni disagiate, è ingiusto sperperare denaro pubblico. E che inventa numeri inesistenti. I due euro e mezzo consegnati ai migranti ospitati nei Cara per i loro bisogni personali diventano quaranta, generando confusione con i 35 € spesi in media quotidianamente dal nostro stato per gli immigrati nei centri d’accoglienza. Soldi che servono in realtà a pagare personale italiano.

Nessuno ci ricorda poi che gli immigrati contribuiscono al Pil per l’11%, mentre ciò che lo Stato stanzia per loro a fini sociali è soltanto il 3%. Malafede o ignoranza?

E se ci dimostriamo disponibili ad accogliere chi proviene da paesi in guerra, non lo siamo nei confronti di quelli che vengono ormai definiti ‘migranti economici‘, quasi fossero spinti a rischiare la morte solo per ‘migliorare’ le proprie condizioni di vita.

Forse non ci soffermiamo a riflettere su quali siano queste condizioni di vita da cui fuggono e sulle responsabilità che noi europei, insieme a statunitensi e cinesi, abbiamo nello sfruttamento che impoverisce terribilmente i paesi da cui provengono.

Facciamo qualche esempio. Da sempre le centrali nucleari che producono in Francia l’energia elettrica sono alimentate con l’uranio scavato in Mali e Niger praticamente senza pagarlo e devastando territori molto ampi.

Le aziende di Vincent Bollorè (imprenditore e produttore televisivo francese, presidente di Vivendi, che sta comprando la Telecom) praticano da tempo, in modo pseudo legale, l’accaparramento di immense estensioni di terra (land grabbing) per produrre palma da olio, tabacco, banane privando le popolazioni locali (quando non vengono deportate) del terreno e dell’acqua per praticare agricoltura e allevamento di sussistenza.

E la Francia ha il coraggio e la faccia tosta di rifiutare l’accesso agli immigrati che stanno da mesi sugli scogli a Ventimiglia.

Ha senso allora la decisione della questura di Catania di disporre, in vista di un loro respingimento, il trasferimento immediato nel CIE di Trapani dei numerosi migranti provenienti dal Marocco appena sbarcati? Verrà a loro garantita la possibilità di avanzare richiesta di asilo politico, sebbene non provengano da un paese in guerra?

La questione preoccupa Fulvio Vassallo Paleologo che, sul suo blog ‘Diritti e frontiere’, evidenzia come alcuni media abbiamo erroneamente diffuso l’informazione che coloro che vengono da “paesi terzi sicuri” non possano fare richiesta di asilo.

Una affermazione che contrasta con le leggi vigenti in Italia e con le Direttive ed i Regolamenti dell’Unione Europea. E che rischia di portarci fuori dallo stato di diritto.

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3 Responses to “Migranti, diritti negati qui e altrove”

  1. Questa non e’ immigrazione e’ un’invasione.

  2. Dea, anche se fosse, qui mi pare si ragioni sulle cause. Non possiamo pensare che si fermi un esodo di cui noi stessi occidentali siamo, e continuiamo ad essere, la causa

  3. E’ un po’ patetico accusare gli “occidentali” di essere sempre la causa di tutti i mali del mondo. Pero’ per essere onesta i problemi della Sicilia e dell’Italia non sono causati dai migranti ma dalla maggioranza dei politici e cittadini. Noi siamo i nostri peggiori nemici.

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