Un percorso in tre tappe che rappresentasse i momenti cruciali del cammino dei migranti: la partenza, il viaggio, l’arrivo.

Lo hanno realizzato ieri, alla Plaja, coloro che -aderendo all’iniziativa nazionale della “marcia delle donne e degli uomini scalzi”- hanno voluto testimoniare o la propria esperienza di emigrante o la volontà di accogliere chi giunge nella nostra terra.

Una marcia costellata di musica e colori a cui hanno partecipato africani, italiani, uomini e donne provenienti da paesi del medio oriente e dall’est europeo. E che ha coinvolto anche i bagnanti incontrati lungo il percorso, anche per le belle coreografie e le performance artistiche che la hanno arricchita.

Toccanti i racconti che alcuni migranti hanno fatto della propria storia.

L’allontanamento dalla propria terra, i sentimenti che accompagnano il distacco dai luoghi e dalle persone che hanno ‘fatto’ fino a quel momento la tua vita, l’incertezza del viaggio, l’affidare la propria vita alle onde, le paure e le speranze che si comunicano, quasi si contagiano, tra chi si trova sulla stessa barca, il contrasto tra ciò che si immagina di trovare e ciò che in realtà ci attende all’arrivo.

Non solo delusione, come ha raccontato qualche ragazzo: quello che si trova al momento dello sbarco, le persone che si incontrano, l’ambiente a cui si è costretti ad adattarsi lasciano un segno così profondo da indurre qualcuno a tornare nella città in cui è approdato anche dopo essersi spostato in altri luoghi e paesi.

Come previsto, la marcia si è chiusa con un gesto di accoglienza verso chi verrà. Rivolti verso il mare, i manifestanti hanno alzato i loro cartelli di benvenuto, scritti in varie lingue.

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