Valeria SolesinNon siamo ipocriti: i morti non sono tutti uguali. Ci sono morti di serie A e di serie B o anche Z.

Ci sono figli e figliastri. Così attorno al feretro di Valeria Solesin si stringe tutta una nazione, dal premier Renzi all’ultimo operaio di Marghera. Non c’è nemmeno uno sconosciuto sottosegretario, invece, dietro la bara di Giancarlo Lo Porto, il generoso cooperante palermitano ucciso dal “fuoco amico” di un drone americano sul confine tra Afghanistan e Pakistan, mentre veniva tenuto in ostaggio, insieme all’imprenditore americano Warren Weinstein e al comandante di Al Qaeda Ahmed Farouq.

Valeria era una bella ragazza borghese del Nord, studentessa modello a Parigi, era contro la guerra e volontaria di Emergency.

Giancarlo Lo PortoGiancarlo era del Sud, di Palermo. Apparteneva ad una famiglia umile del quartiere Brancaccio, lo stesso nel quale è stato ammazzato dalla mafia Don Puglisi. Aveva lavorato per mantenersi agli studi e raggiungere laurea, master e conoscenza di sei lingue.

Andava in giro per il mondo a dare il suo contributo di solidarietà, ovunque ci fosse guerra e povertà.

Lo fa fuori un drone. Ai comandi non c’è un pilota che possa avere un briciolo di dubbio nello sganciare una bomba e una buona dose di sensi di colpa dopo aver colpito l’obbiettivo. Nessuno. Si scusa con l’Italia Obama che promette alla famiglia un po’ di quattrini a titolo di risarcimento. Loro non sapevano che in quel nascondiglio fosse presente l’ostaggio siciliano.

Renzi prende atto e non protesta; i giornali- a parte qualche notizia a una colonna- tacciono. L’Italia, quella che ha saputo, dimentica presto.

A ricordare ci pensa Erminia Scaglia che ricostruisce, in un post nel sito di Riconciliazione, il profilo di Giancarlo, il suo carattere solare, la sua passione per il lavoro di cooperante, le sue esperienze in vari paesi dell’Africa e dell’Asia.

Ma non c’è solo un “diverso trattamento tra ricchi e poveri, tra nord e sud, tra volontari e cooperanti, tra ragazzi bene e ragazzi per bene delle periferie“, come scrive Scaglia.

E’ anche Parigi che pesa, perché è Europa, perché è vicina, è casa nostra. Valeria avrebbe potuto essere una nostra figlia; l’Afghanistan è lontano.

E del resto Giancarlo Lo Porto non è l’unica vittima dimenticata. Altre ce ne sono, e sono tante; ne muoiono a centinaia ogni giorno.

E’ di queste ore la notizia che nel centro di Tunisi sono saltati in aria più di venti ragazzi, giovani militari provenienti in gran parte dalle stesse regioni più povere e desolate della Tunisia. E ci sono state stragi a Beiruth, Damasco, Kobane, Raqqa…. Sono numeri ben più alti dei nostri. Ma quelle notizie e quei nomi non cercateli nelle colonne dei giornali. Quelli sono morti di serie Z: sono arabi e musulmani non europei.

Be Sociable, Share!

Tags: ,


One Response to “Valeria, Giancarlo e gli altri, figli e figliastri”

  1. Centro Astalli-Catania
    novembre 27th, 2015 at 10:57

    è verissimo : morti di serie A e morti di serie Z e anche assassini di serie A e assassini di serie Z…

Lascia un commento

Puoi usare questi tag HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>