Non è stato un incontro occasionale. Dopo l’iniziale partita tra i ragazzi del campetto di Monte Po e un gruppo di giovani migranti africani, c’è stato un torneo a squadre miste di cui Argo ha parlato qualche giorno fa. Una bella esperienza di abbattimento delle barriere culturali e linguistiche, ma non è tutto. Da mercoledì scorso e per i mercoledì a venire, al campetto “Nino Russo” si giocherà ogni settimana, dalle 15 alle 17.

In tempo di scandali sul calcio e in un momento storico in cui la paura induce a negare l’accoglienza, una trentina di giovani di borgata e di ragazzi immigrati da paesi poveri, sta realizzando quello che sembrerebbe impossibile, ridare ad una palla, e a un campo di calcio, il ruolo di ponte fra le culture.

Che un pallone potesse coinvolgere ed educare lo avevano capito da tempo Lorenzo e gli altri volontari di Mani Tese che seguono da anni con costanza questi ragazzi che crescono non solo in età ma anche in consapevolezza.

Si definiscono ‘ragazzi liberi’ perchè hanno imparato a conservare la dignità, a risolvere in modo autonomo -con la solidarietà degli abitanti del quartiere- i problemi di gestione del ‘loro’ campo da gioco, senza chiedere favori ma rivendicando solo diritti.

Da questa nuova esperienza stanno imparando a scoprire di avere molte cose in comune con chi ha un colore diverso della pelle e proviene da un’altra cultura. E ad essere solidali con chi ha ancor meno certezze di loro. Su questo ‘terreno di gioco’ non possono attecchire xenofobia e razzismo, con buona pace di Matteo Salvini.

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