Particolare attenzione viene posta in questi giorni dai nostri organi sanitari e governativi sul problema delle vaccinazioni. Sull’argomento abbiamo chiesto il parere del professor Alberto Fischer, presidente regionale della Società Italiana di Pediatria.

  • Da alcuni mesi si è ripreso a discutere sul tema delle vaccinazioni e lo stesso Ministro, Lorenzin, è apparsa più volte in televisione o in convegni, affermando la necessità di vaccinare i propri figli. Qual è il suo parere?

In premessa desidero sottolineare come nessuno possa disconoscere che i vaccini hanno cambiato la storia della medicina, affermandosi come strumento fondamentale per la riduzione di mortalità e morbosità, e modificando profondamente l’epidemiologia delle malattie infettive. E’ difficile nascondere come malattie dalle gravi conseguenze (in alcuni casi anche letali) sono solo un vago ricordo. Vaiolo, Polio, Difterite, Epatite B sono del tutto scomparse, mentre di alcuni si registrano solo pochi casi.

  • Sulle vaccinazioni ci sono pareri discordanti. Quali sono i motivi di chi contesta l’obbligatorietà?

Sono molteplici. Ideologici, individuali, territoriali, pseudosanitari, ecc Innanzitutto si è diffusa una maggiore diffidenza verso le vaccinazioni in generale e verso alcune, come per il morbillo, in particolare. Questa diffidenza è stata alimentata, sia nei media che nel web, da un concetto di innaturalità della pratica vaccinale, dal timore cioè che a tale metodica di prevenzione potessero esser collegate modificazioni immunitarie tali da portare a malattie sistemiche più gravi di quelle situazioni che si vorrebbero eliminare attraverso le vaccinazioni. Tra tutte il legame causale che molti individuano con l’insorgenza dell’autismo, per ciò che riguarda la vaccinazione MPR (Morbillo-Rosolia-Parotide). Questo timore non è mai stato supportato da evidenze scientifiche, ed ha le sue basi in uno studio del 1998, apparso su Lancet, e le cui conclusioni furono ritirate dallo stesso Lancet, che individuò nell’autore un’azione fraudolenta e disonesta volta ad un profitto personale, in quanto di supporto ad un’associazione legale che sosteneva una causa per risarcimento danni.

  • Sono tuttavia in molti, anche pediatri, a sostenere che i rischi delle vaccinazioni sono più elevati di quanto si vuol far credere e che sulla loro sicurezza vi sono molte ombre.

Desidero ricordare che ogni atto medico prescrittivo ( farmaci, ma anche sostanze apparentemente innocue, come i fitofarmaci o gli integratori alimentari) può presentare un rischio che,  secondo la sostanza può essere più o meno elevato. Si pensi ad uno shock allergico da penicillina, o ad una reazione tossica per carenza di un enzima metabolico. Anche i vaccini non ne sono esenti, ma finora gli eventi avversi segnalati, rispetto alle milioni di dosi somministrate sono del tutto insignificanti. I vaccini prima di essere messi in commercio subiscono tutta una serie sequenziale di indagini sull’efficacia e sicurezza, che superano di gran lunga quella degli altri farmaci. (Per quanto riguarda il rapporto rischi/benefici, un quadro esauriente è proposto nella tabella qui linkata)

  • Quale atteggiamento, su questo tema, hanno i cittadini catanesi?

Il servizio Igiene e Profilassi dell’ASP 3, diretto da Mario Cuccia, ha rilevato come nel 2013 le coperture vaccinali relative all’esavalente (la vaccinazione che comprende le 4 vaccinazioni di obbligo, e due raccomandate) era del 95%, mentre quella MPR era in media dell’86%. In questi  due anni  vi è stato un calo di 1 o 2 punti sull’esavalente, mentre ancora per la MPR siamo lontani dagli obiettivi prefissati dal Piano sanitario di Prevenzione.

  • Non vorrà disconoscere che alcune perplessità avanzate da genitori e da studiosi possano esser legittime se si considera che l’obbligatorietà limita la libertà nelle scelte individuali su fatti riguardanti la propria salute.

L’obbligo vaccinale è una misura nata circa cinquanta anni fa per quattro vaccinazioni (solo l’antiepatite B è del 1991), e si era reso necessario per contrastare in maniera efficace la diffusione di malattie gravate da alta mortalità infantile e esiti disabilitanti. Oggi il concetto di “obbligatorietà” è superato poiché confligge con il concetto di “promozione” della salute che è alla base di qualsiasi efficace azione preventiva. Un esempio è dato dalla regione Veneto che ha sospeso l’obbligo di vaccinazione sul suo territorio a fronte di un’offerta attiva di vaccinazioni.

  • Un’accusa che si muove al metodo di vaccinazione è che, a fronte della obbligatorietà riguardante solo 4 vaccini, i bambini sono costretti a farne ben sei in un’unica somministrazione, una volta compiuto il 2° mese. Alcuni sostengono anche che ciò  è fatto per favorire le case produttrici, tanto che è difficile reperire il vaccino singolo in commercio, annullando la possibilità per genitori di fare delle scelte libere. 

La somministrazione di sei vaccini in unico inoculo è legato al fatto che si evitano ripetute iniezioni, e quindi si evita di aumentare l’introduzione della dose di conservanti e stabilizzanti, costringendo il bambino a sedute dolorose e rischiando quindi una perdita in termini di copertura vaccinale. Si è inoltre visto che i singoli vaccini fatti insieme si potenziano nella loro efficacia, anche con dosi minori rispetto alla vaccinazione con il singolo. Infine, il vaccino anti morbillo, per la rosolia e la parotide sono vaccini con virus vivo attenuato, quindi non si possono somministrare nella stessa fiala della pertosse, difterite, o epatite perché questi ultimi sono solo antigeni che attivano la risposta immunitaria.

  • Non pensa che alcune scelte favoriscano la case produttrici?

La nostra diffidenza nei confronti delle autorità preposte alla salute, come anche delle case farmaceutiche, spesso multinazionali, è supportata da gravi episodi di corruzione (l’ex ministro De Lorenzo, fu condannato per aver introdotto l’obbligatorietà del vaccino anti epatite B a fronte di una tangente di 600 milioni di vecchie lire versategli dalla Smith Kline Beecham, oggi Glaxo Smith Kline). Quella che definirei insensibilità al bene pubblico alimenta le nostre paure ed i nostri pregiudizi soprattutto se come genitori dobbiamo prendere decisioni su figli sani e che non presentano motivi di allarme per la loro salute. Ricordo comunque che la vaccinazione è sì un atto medico individuale, ma protegge la collettività e rientra quindi nei Programmi di Prevenzione che ogni Stato adotta. Infatti, più alta è la copertura vaccinale (deve essere almeno del 95%), minore è la circolazione del virus, maggiore è la possibilità che una malattia venga e radicata.

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