assemblea CDCRiforma costituzionale e Italicum: anche la Sicilia si mobilita in difesa della Costituzione.

In una affollata assemblea svoltasi ieri pomeriggio nel salone delle CGIL di via Crociferi con la partecipazione di Domenico Gallo, magistrato e consigliere di Corte di Cassazione, membro del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, si è parlato anche di organizzazione in vista dell’incontro nazionale indetto dal CDC per il 30 gennaio.

Il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale ha infatti dato vita a due Comitati,  uno per il No nel referendum costituzionale e l’altro per il Sì all’abrogazione di norme della legge elettorale voluta da Renzi, l’Italicum.

E sta sollecitando la creazione, regione per regione, città per città, di “comitati unitari di cittadini attivi che organizzino attività di informazione e di divulgazione per rendere consapevole l’opinione pubblica della gravità dei processi in corso ed attivare una partecipazione popolare ai processi decisionali”.

L’assemblea di ieri, finalizzata a costituire il comitato regionale della Sicilia, ha permesso anche di approfondire il tema dei rischi che oggi corre la nostra democrazia.

Per dimostrare come le leggi elettorali possano incidere sulla qualità della democrazia imprimendole una “torsione autoritaria”, Domenico Gallo ha richiamato alla memoria la legge Acerbo del 1923, che segnò il passaggio alla dittatura fascista.

Domenico Gallo, magistratoRipercorrendo le tappe della storia di quegli anni, il magistrato ha ricordato l’introduzione del sistema proporzionale e del suffragio universale maschile che, nel 1919, mise in discussione il potere dei ceti dirigenti liberali che avevano avuto fino ad allora la maggioranza.

Questi cambiamenti legislativi permisero l’affermazione di nuovi partiti e decretarono la vittoria dei socialisti, che divennero il primo partito, seguiti dai popolari e -solo al terzo posto- dai liberali.

Le elezioni del 1921 si svolsero in un clima di retorica nazionalista e di guerra civile strisciante con intimidazioni squadriste rivolte soprattutto verso socialisti e sindacalisti. I socialisti vinsero comunque, seguiti dai popolari, ma si affermarono anche i Blocchi nazionali, un’aggregazione politica che comprendeva parte dei liberali, i nazionalisti di Corradini e i Fasci italiani di combattimento di Benito Mussolini, che fu uno dei 35 fascisti eletti.

Quando nel 1922 ci fu la marcia su Roma, il Parlamento era quindi costituto da deputati appartenenti a diverse forze politiche che dovevano, secondo la Costituzione allora vigente, lo Statuto Albertino, votare la fiducia al governo. Ne scaturì un governo di coalizione che comprendeva i liberali e anche forze antifasciste come i popolari. L’alleanza con il Partito Nazionale Fascista, dichiarata provvisoria da Sturzo che fu per questo ostracizzato dal Vaticano, portò alla spaccatura dei Popolari.

In questo contesto maturò -nel 1923– l’approvazione della legge elettorale, redatta da Giacomo Acerbo, che modificava il sistema proporzionale inserendo un premio di maggioranza che assegnava i 2/3 dei seggi al partito che avesse ottenuto il 25% dei voti.

La legge Acerbo fu approvata nonostante i tentativi delle opposizioni anche perchè il governo pose la fiducia e permise, alle elezioni dell’aprile 1924, l’affermazione del ‘listone’ Mussolini. Altri seggi furono guadagnati dai fascisti attraverso una lista civetta che ridusse ulteriormente lo spazio dell’opposizione.

Maturò così la costruzione di una dittatura attraverso le leggi. Come scrive, del resto, lo storico Alessandro Visani, secondo cui la riforma fornì all’esecutivo “lo strumento principe – la maggioranza parlamentare – che gli avrebbe consentito di introdurre, senza violare la legalità formale, le innovazioni più traumatiche e più lesive della legalità statuaria sostanziale, compresa quella che consisteva nello svuotare di senso le procedure elettorali, trasformandole in rituali confirmatori da cui era esclusa ogni possibilità di scelta »

Proprio perchè questo non avvenisse più, ha ricordato Gallo, nel 1946 i Padri costituenti vollero stabilire dei limiti al potere del governo. Le riforme attuali, dall’eliminazione del ‘contropotere esterno’ del Senato alla svuotamento dei ministeri per concentrare il potere nelle mani del presidente del consiglio con la riforma della Pubblica Amministrazione, distruggono quindi, a parere di Gallo, lo spirito stesso della Costituzione.

Il magistrato ha inoltre definito una manipolazione anche la legge elettorale voluta da Renzi, l’Italicum. La soglia del 40%, necessaria per ottenere il premio di maggioranza, difficilmente raggiungibile, rende inevitabile il ballottaggio che riserva inquietanti sorprese.

In due simulazioni da lui stesso preparate, con due diverse possibilità di vittoria da parte di liste che non raggiungono comunque il quorum per avere il premio di maggioranza, Gallo ha individuato un elemento di distruzione dell’uguaglianza.

Fatti i conti dei voti presi al ballottaggio, dei quozienti di massima e di minima per ripartire i voti restanti, secondo Gallo il voto di chi vince varrebbe da tre a quattro volte il voto di chi perde.

“Così finisce la democrazia e nasce un governo oligarchico”.

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2 Responses to “Riforma costituzionale e Italicum, così si manipola la democrazia”

  1. “Si manipola” è un verbo molto insufficiente…Io avrei scritto “si distrugge la democrazia” oppure “ci s’impossessa della democrazia”/Grandissima responsabilità, per la difesa della democrazia parlamentare, appartiene ora all’opposizione…
    Cerchiamo tutti di avere idee chiare e volontà forti, affinché risulti chiarissimo, NELLO SCONTRO TRA POTERI, che la tecnocrazia non potrà, e non dovrà, prevalere, sull’unico potere che è quello dello STATO DEMOCRATICO fondato sulla sovranità popolare che NESSUNO POTRA’ mai “manipolare” attraverso leggi(oh, legalissime, formalmente, per carità, ma leggi di comodo sostanzialmente!)

  2. molto interessante questo discorso sulla legge Acerbo. Sconoscevo

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