La lettura, toccante e intensa, delle rime che un poeta palestinese ha dedicato a Vittorio Arrigoni, attivista italiano ucciso dalle milizie israeliane a Gaza, ha concluso, lunedì 7 marzo nel salone della Lila di Catania, il dibattito su “La Barca delle donne per Gaza“, promossa dalla Freedom Flotilla Coalition (FFC).

Invitate da “La Ragna-Tela: rete catanese di donne e uomini affinché ogni violenza sessista abbia fine” e dall’associazione Catania per Gaza, Wendy, Chapman e Helen, tre coraggiose e determinate donne provenienti dal Canada, dal Sud Africa e dalla Svezia, hanno spiegato il senso dell’intervento.

L’iniziativa della Freedom Flottilla, che si ripete di anno in anno, coinvolge diciassette paesi e si propone di far sì che venga rimosso il famigerato embargo, il blocco navale israeliano del porto di Gaza, con l’obiettivo, anche, di far pervenire aiuti concreti alla popolazione.

Una popolazione stremata dai bombardamenti israeliani e perciò segregata e costretta nei confini di quel territorio, senza possibilità alcuna di sviluppare rapporti con altri paesi del Mediterraneo e d’Europa (a questo proposito è stato sottolineato che anche l’aeroporto di Gaza è stato completamente distrutto dagli israeliani).

Nel corso dell’incontro sono stati proiettati video che, realisticamente, hanno fornito importanti informazioni sulla drammatica situazione nella quale vivono e… muoiono donne, bambini e uomini in Palestina. Colpiti senza motivo e/o uccise/i durante manifestazioni di protesta. Si sono viste immagini di case e di interi paesi distrutti dalle artiglierie israeliane, di inaudite e gratuite crudeltà.

Altrettanto sconvolgenti le informazioni su ciò che accade nelle prigioni riservate, anche, a bambine/i.

Purtroppo, la Freedom Flottilla, ha visto più volte nel tempo vanificati i suoi sforzi per raggiungere Gaza. Il governo di Israele, infatti, non vuole che la Comunità Internazionale veda le condizioni reali in cui vivono le donne e gli uomini palestinesi. E così contro gli equipaggi si sono susseguiti atti di pirateria e attacchi (ci sono stati anche morti), nonché la distruzione dell’ “Arca per Gaza”, ancor prima che questa riuscisse a solcare i mari.

In questo contesto, La Barca delle donne per Gaza cerca non solo di sfidare il blocco israeliano, ma, attraverso il protagonismo femminile, che emerge positivamente dalle posizioni prese dalle donne dell’equipaggio, vuole mostrare solidarietà e portare un messaggio di speranza al popolo palestinese.

Tutto ciò in sintonia con le donne palestinesi che hanno un ruolo centrale nella resistenza a Gaza, in Cisgiordania, all’interno della Linea Verde e nella diaspora. Che esprimono il desiderio, tipicamente femminile, di non rimanere isolate dalle donne di altri paesi, ma di riuscire, malgrado gli ostacoli, a scambiare e confrontare informazioni, storie, esperienze, saperi, a partire dall’essere donne.

Che non vogliono perdere di vista il lavorio interiore e l’impegno di mettere sempre al centro delle loro vite la soggettività e la libertà femminile e di scongiurare, modificandola, la visione patriarcale del mondo.

E per quanto possa apparire utopistico, l’impegno per la pace e per la liberazione dei popoli, in un contesto che vede fronteggiarsi le più avanzate tecnologie di guerra da una parte e il terrorismo dall’altra, rimane l’unica strategia possibile in un orizzonte di “positività” per tutte le donne e per tutti gli uomini.

E’ questo il messaggio che le donne della Freedom Flottilla inviano dalla Sicilia, porto di partenza per Gaza, a donne e uomini di vari paesi, perché si continui ad affermare il segno e il senso del pensare e dell’agire femminile, che dialoghi e si relazioni con i movimenti internazionalisti per tessere ininterrottamente la pace e garantire la libertà del popolo palestinese e di tutti i popoli.

Non a caso, La Ragna-Tela ha organizzato quest’incontro all’interno di un percorso più generale legato all’8 marzo, all’interno del quale sono stati proposti anche la mostra e il video “Ridisegniamo la fontana della stazione” e il dibattito “Proserpina non passa per Colonia”.

 

 

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