Francesca Amoroso, Voltapagina Francesca e il suo sorriso se ne sono andati via. Probabilmente anche la libreria resterà chiusa per sempre. Eravamo così abituati a vederla lì tra i suoi libri, in via Crispi 262, che adesso siamo inesorabilmente scombussolati.

Senza retorica. Si perde un pezzo di Catania, un punto di riferimento per il quartiere, per gli amici, per il vigile urbano che fa servizio nella zona, per il piccolo esercente vicino di bottega, per il gruppo femminista delle Voltapagina che da quell’insegna aveva mutuato il nome e che si riuniva all’interno una volta alla settimana.

Eravamo tutti lì, attoniti, nella chiesa di San Luigi, davanti ad una bara.

Lei, Francesca Amoroso, aveva un sorriso per tutti e accoglieva tutti. Così la libreria era anche asilo nido e boutique, galleria d’arte e circolo letterario.

Gli autori presentavano i loro libri. Gli artisti esponevano foto e dipinti.

Ambra ci andava da sempre. Da quando sua figlia, piccola piccola, seduta per terra, sfogliava, estasiata, i libri per bambini, quelli con le pagine di cartoncino rigido, e non voleva più venir via. Francesca, allora, invitava la madre: “ Vai pure a fare le tue commissioni e lasciami la bambina”.

Antonia aveva affidato alla libreria Voltapagina le sue creazioni -brand “Due punti e a capo”- , i portatorte e i portachiavi, un po’ ripiego e un po’ hobby per una giornalista in attesa di ingaggio a tempo pieno.

Per Emma, Voltapagina era l’unica libreria della città. Non riconosceva dignità a nessun’altra.

Claudio ci passava delle ore, tutte le volte che “scendeva” in Sicilia, a parlare di libri ma non solo.

Ada le chiedeva e riceveva consigli azzeccati quando doveva comprare qualcosa per i suoi nipotini.

Cleo si era confrontata con lei sul tema scottante della malattia. Anche lei aveva avuto un carcinoma, meno aggressivo rispetto a quello che aveva conficcato i suoi artigli nel corpo delicato di Francesca.

Lei, però, la libraia gentile, aveva un approccio positivo con il male. Straziata dalla chemioterapia, incorniciato il viso grazioso da una parrucca bruna, mostrava, tuttavia, un’incredibile energia e l’amore di sempre per quei segni sulla carta, quelle copertine colorate, quelle parole diventate libri che la incantavano.

Era la libraia di una piccola libreria di frontiera. Il mestiere lo aveva appreso da un altro professionista, Carmelo Volpe. “Mi ha insegnato tutto” , diceva.

Morendo, lo storico titolare de “La cultura” le ha consegnato il testimone. Aveva lasciato detto ai suoi di mettere accanto al suo corpo, nella bara, una copia de “Il vecchio e il mare” e di andare a chiederla proprio a Francesca della Libreria Voltapagina.

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2 Responses to “E’ morta Francesca, libraia di frontiera”

  1. Pur conoscendo molto bene Francesca, ho appreso la notizia della sua morte il giorno dopo del suo funerale. Ho sentito un dolore indescrivibile ed un grande vuoto. Una donna, come poche. Voglio ricordarla con il suo sorriso sempre in viso, con il suo modo gentile di essere presente. Voglio ricordarla una combattente, pur spezzata, da questo male infame. Un bacio cara Francesca, ti immagino a leggere,per tutti gli Angeli che sono accorsi ad accoglierti-

  2. Mi dispiace non ho parole
    Non ne sapevo nulla scompare un nostro riferimento

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