Tocca a Sicilia e Campania il primato nella “povertà educativa”. Ce lo dice il rapporto di Save the Children, “Liberare i bambini dalla povertà educativa: a che punto siamo?”.

E’ stata proprio l’organizzazione che si impegna per migliorare la vita dei bambini a definire, nel 2014 con la campagna “Illuminiamo il Futuro”, l’indice di povertà educativa (IPE), vale a dire “l’impossibilità per i minori di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni”.

Per contrastare concretamente la povertà educativa dei bambini e degli adolescenti che vivono nei contesti più svantaggiati e garantire loro maggiori opportunità, grazie a Save the children, è nato anche a Catania un “Punto luce” di cui Argo ha già parlato.

Gli interventi operativi nascono comunque da un lavoro di ricerca e di analisi dei dati, in questo caso di carattere regionale, che serve a definire gli obiettivi da perseguire.

In cosa la Sicilia si distingue dalle altre regioni? Secondo il rapporto di Save the Children innanzi tutto nello sviluppo inadeguato delle competenze cognitive fondamentali per crescere e vivere nella società contemporanea, come le competenze di base nella lettura o nella matematica.

Ma anche di quelle cosiddette ‘non-cognitive’, quali le capacità emotive e di relazione con gli altri, di scoperta di se stessi e del mondo.

La scuola dovrebbe rappresentare, soprattutto per i bambini e gli adolescenti che appartengono ad ambienti più svantaggiati, un’occasione fondamentale e unica di crescita umana e culturale.

Spesso così non è, e certo i tagli a cui l’istruzione è stata sottoposta negli ultimi anni hanno reso la situazione ancora più difficile, sebbene nella ricerca della ong di questi interventi governativi non si faccia cenno.

“Il legame tra svantaggio ‘ereditato’ e povertà educativa -leggiamo tuttavia nel rapporto- potrebbe essere spezzato attraverso l’offerta di servizi educativi di qualità e l’attivazione di percorsi di resilienza tra i bambini e gli adolescenti maggiormente svantaggiati.”

Proprio le regioni in cui i minori hanno maggiori problemi di apprendimento guidano, invece, la classifica della povertà dell’offerta educativa. “Allarmanti, in particolare, sono i dati riguardanti la penuria di servizi per la prima infanzia, tempo pieno e mense a scuola”.

In Sicilia il 92% delle classi della scuola primaria non garantisce il tempo pieno, e nella scuola secondaria di primo grado l’offerta del tempo pieno diminuisce ulteriormente, come Argo ha documentato per la periferia di Catania.

Il tempo pieno -leggiamo nel rapporto- è fondamentale per “favorire lo svolgimento di attività strategiche nella formazione del bambino” come musica, sport, volontariato, arte e lettura.

Attività essenziali soprattutto per “quei bambini ed adolescenti che vivono in contesti di povertà materiale ed esclusione sociale e quindi sono più a ‘rischio’ di privazione di opportunità di apprendimento e sviluppo”.

Spesso i ragazzini a scuola non ci vanno affatto o la abbandonano prematuramente. In Sicilia, ad esempio, il tasso di dispersione scolastica è altissimo, riguarda un ragazzo su quattro.

Forte anche la correlazione tra povertà educativa ed il numero di ragazzi tra i 15 e 29 anni che non lavorano e non frequentano percorsi di istruzione e formazione, i cosiddetti NEET (Not in Education, Employment and Training).

Il rapporto parla di un circolo vizioso in cui i bambini e gli adolescenti che nascono in situazioni di maggiore povertà economica non solo ricevono minori opportunità nella fase dello sviluppo ma rischiano di essere esclusi da adulti. E “così via per le generazioni seguenti”.

Non è un caso che in Sicilia il 18% dei minori viva in povertà assoluta, più di un terzo in povertà relativa: dati che confermano la forte correlazione tra povertà materiale e povertà di apprendimento e sviluppo.

“La povertà educativa è particolarmente insidiosa -leggiamo ancora nel rapporto-perché colpisce i bambini nei primi anni di vita, il periodo più vulnerabile della loro esistenza, determinando un ritardo che difficilmente potrà essere colmato in seguito”.

Un ritardo non solo dei singoli ma di tutto il paese, perchè un paese che non garantisce eguali opportunità e “soffoca sul nascere le aspirazioni dei bambini e il fiorire dei loro talenti, non è solo un paese ingiusto, è prima di tutto un paese senza futuro”.

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3 Responses to “Povertà educativa, il triste primato della Sicilia”

  1. Non concordo affatto con la linea di Save the Children! un altro modo – dietro la solita proposta di inetrvento a favore dei minori – di svilire gli esiti della Formazione in Sicilia. Parlare di “povertà educativa” riferita ai minori ( che avrebbero uno sviluppo inadeguato delle “competenze cognitive” , ed anche in quelle dell’area “non cognitiva- relazione e consapevolezza del sè ) e non riferita alla “povertà delle risorse ed interventi” stanziati per la scuola pubblica” snatura la lettura dei dati e capovolge l’interpretazione del problema.
    Un modo strisciante di definire in termini di negatività il lavoro dei Docenti ed i nostri giovani.
    Non bisogna dimenticare infatti che ogni indagine e rapporto nasce da con finalità soggettive dal gruppo, ente o istituzione che lo promuove.

  2. Questo rapporto, pur non svelando niente di nuovo, conferma che il vero modo di intervenire in una situazione di deprivazione, non solo economica ma anche culturale, è quello di garantire più scuola, più occasioni di arricchimento culturale, più iniziative di socializzazione non banale e così via.
    Le scelte del governo vanno in altre direzioni, le associazioni talora operano ma in condizioni di grande difficoltà, diventa sempre più difficile contrastare le mode imperanti, insomma è una montagna difficile da scalare.

  3. Gentile Dirigente Zina Bianca, comprendo il suo “impegno” tendente a valorizzare il lavoro dei docenti, veramente faticoso – aggiungo -, ma dissento dal Suo modo di liquidare, definendo “un modo strisciante di definire in termini di negatività il lavoro degli insegnanti”, il risultato di attività concretamente svolte con estrema dedizione da associazioni come Save the Children.
    Il lavoro dei docenti, mai adeguatamente encomiati, nè sufficientemente “supportati” dalle Istituzioni Pubbliche, impegnati ad educare giovani assolutamente deprivati, sia dal punto di vista culturale che educativo, andrebbe, per potere avere dei riscontri e risultati significativi, pianificato a monte con una formazione seria e continua e gli insegnanti non dovrebbero, come avviene ancora oggi, essere mandati allo sbaraglio come in una corrida…, saluti deferenti, Salvo Samperi

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