Perchè non è possibile accedere liberamente alle bozze dei documenti relativi al Trattato Transatlantico di libero scambio tra Europa e Stati Uniti?

Le mortificanti procedure stabilite da negoziatori e Governo sono rispettose della legittimità costituzionale e del metodo democratico? Come si potrebbero attivare i presidenti delle Camere e dei gruppi paralamentari?

Queste ed altre domande, con relative osservazioni critiche, sono contenute nella lettera, inviata a La Repubblica e a L’Espresso da Ettore Palazzolo, costituzionalista catanese e collaboratore di Argo, che oggi pubblichiamo.

Sull’ultimo numero dell’Espresso, tutt’ora in edicola, si dà conto delle procedure per la trasparenza riguardanti la bozza di Trattato sul TTIP tra UE ed USA dal quale, oltre ai commerci sul piano internazionale, dipendono – come precisa l’estensore dell’articolo, un deputato di SEL – gli standars ambientali, sanitari, sociali ed in generale, numerose tutele per i cittadini. Sono rimasto allibito.

Possono accedere, nell’apposita sala di lettura del Ministero dello Sviluppo economico, sotto il controllo dei Carabinieri, solo deputati o senatori in carica.

Le regole, stabilite dai negoziatori europei e dal Governo italiano sono precise: non si possono fare fotocopie né copie di alcun tipo, neppure trascrivere le pagine, solo appunti a penna da sottoporre al controllo finale.

Per la sola lettura delle circa ottocento pagine, tutte in lingua inglese, senza indice, né pagine numerate, i parlamentari hanno appena un’ora a disposizione. Per tutto questo tempo i parlamentari sono controllati a vista da un certo numero di occhiuti funzionari del Ministero (come i commissari di una prova scritta di concorso, annota l’autore dell’articolo).

Avevo avuto sentore di qualcosa del genere, anche a seguito di quanto riferito in precedenza da alcuni parlamentari europei (lì la sede era l’ambasciata USA a Bruxelles, ed i parlamentari EU venivano guardati a vista da marines in assetto di guerra, con divieto di copie di alcun genere e di appunti dettagliati, e questo senza che il Presidente del Parlamento europeo obiettasse alcunché su legalità e correttezza di tali procedure).

Di fronte a tale evidente mortificazione della funzione istituzionale dei rappresentanti del popolo sovrano, qual è quella del controllo sugli atti del Governo, anche di quelli attinenti alla politica estera, mi chiedo: i Presidenti di Camera e Senato Boldrini e Grasso, ne sono a conoscenza?

E come mai non hanno preteso l’immediata trasmissione del progetto di trattato sulla loro scrivania? Spetta infatti al Presidente ed all’Ufficio di Presidenza di ciascuna Camera decidere in merito alla trasmissione o comunque alla comunicazione ai singoli parlamentare di tutti gli atti del Governo, procedure comprese.

Né vale obiettare che si tratta di atti coperti dal segreto, in relazione al quale occorrerebbe invece ringraziare il Governo (e l’UE, oltre che il Governo USA) perché ne avrebbe disposto una sia pur limitata forma di pubblicità e trasparenza.

Il segreto, com’è noto, vale per le trattative, non per il testo base del trattato su cui si svolgono i negoziati (e neanche, ritengo per quella parte di testo su cui sono state raggiunte delle intese definitive fra le controparti).

In ogni caso, il Governo avrebbe potuto rendere pubblico tutto ciò che è pubblicabile (cioè i testi-base), e disporre (magari con l’accordo di UE ed USA) forme di pubblicità “speciali” per gli aspetti considerati riservati.

Impossibile non chiedersi quale concezione della democrazia può ispirare tali decisioni del Governo (che peraltro ha giurato fedeltà alla Carta costituzionale). E questo mentre assistiamo oggi ad una sistematica mortificazione delle Assemblee rappresentative, sia sul piano della prassi parlamentare, sia su quello delle modifiche legislative e costituzionali (leggi Italicum e riforma del Senato).

Faccio sommessamente notare che ove il Governo, neppure di fronte alle energiche proteste dei Presidenti della Camere, si rifiutasse di acconsentire a trasmettere ad essi i testi pubblicabili del progetto di trattato, ciascuno dei Presidenti delle Camere e i rispettivi Uffici di Presidenza potrebbero attivare un apposito rimedio esistente nel nostro ordinamento costituzionale per restaurare la legalità costituzionale e il metodo democratico: l’instaurazione di un conflitto di attribuzione fra i Poteri dello Stato – per menomazione delle proprie prerogative – davanti alla Corte costituzionale.

Occorre allora gridare VERGOGNA nei confronti di un Governo (e aggiungo una Commissione UE) che tratta così i rappresentanti del popolo sovrano.

A proposito, cosa sarebbe successo se il Presidente Obama si fosse comportato nello stesso modo nei riguardi dei membri del Senato USA? (quantomeno sarebbe immediatamente partita la procedura dell’empeachment). Occorre recuperare almeno la nostra capacità di indignarci.

Ma occorre anche svegliare i nostri rappresentanti in Parlamento, a cominciare da quelli di opposizione, visto che su quelli di maggioranza, compresa la cosiddetta sinistra del PD, non c’è da fare molto affidamento.

Se non si difendono le proprie funzioni istituzionali, così platealmente mortificate, come pensare di far fronte ad altri e più impegnativi obiettivi?

Se non ora, quando?

 

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3 Responses to “TTIP, la diplomazia a porte chiuse”

  1. E’ l’ennesima dimostrazione di come quotidianamente viene mortificato il concetto di democrazia e come davanti ad interessi sovranazionali, legate a lobby economiche, cadono le coperture della retorica libertaria e come da sudditi non si comportano solo i comuni cittadini ma anche coloro che istituzionalmente li rappresentano. Auguriamoci che quella di ARGO non sia voce del deserto che il vento possa impunemente disperdere

  2. ho letto l’articolo sull’Espresso n.23 del mese di giugno 2016 e sono rimasta indignata per il resoconto che l’eurodeputato Giulio Marcon ha fatto sulla lettura riservata degli atti del Ttip. E’ incredibile come i nostri rappresentanti in seno alla Commissione e quelli che fanno parte del parlamento europeo accettino una simile e strana riservatezza. Nell’articolo citato il deputato conclude scrivendo: gli europei sembrano stiano ingoiando il primato delle multinazionali sugli Stati; la riduzione degli standard ambientali, meno tutele per i cittadini e meno sicurezza sui prodotti alimentari.
    Sono curiosa di sapoere cosa fanno i nostri parlamentari nazionali ed europei di fronte ad un comportamento del genere. Si ribellano? Parlano? Scrivono? Allo stato non sento nulla.

  3. credo che sia nostro dovere convocare mensilmente i deputati eletti nella nostra provincia per porre loro le domande relative agli argomenti più importanti del mese. Loro stannop zitti ma noi dobbiamo farli parlare ed operare. Abbiamo anche un 5 stelle che bisogna sollecitare.

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