Riqualificare, rigenerare, recuperare: sono questi i termini ricorrenti che hanno fatto da filo conduttore al dibattito relativo alle periferie urbane, tenutosi qualche giorno fa alla Cgil di Catania.

L’iniziativa nasce alla luce delle ingenti somme che sono state stanziate sia a livello europeo sia a livello nazionale per la riqualificazione edilizia e degli spazi pubblici, per la ridefinizione delle reti di trasporto e per la rigenerazione sociale ed economica delle zone emarginate.

Del resto come ci ricorda Renzo Piano le periferie sono “la città che sarà, ma se non sarà saranno grossi guai, perchè è lì che sta la forza e l’ energia, è lì dove le città hanno il loro futuro ed è la grande scommessa!”

Concetti sacrosanti soprattutto alla luce di molti gravi e recenti avvenimenti internazionali che hanno dimostrato la fragilità dell’integrazione di chi vive nelle periferie. Concetti che hanno indotto il grande architetto a dare vita al gruppo di lavoro G124 sui “rammendi delle periferie, che tuttavia ha avuto nella nostra città, a Librino, una ricaduta piuttosto debole.

Come saranno utilizzate le somme destinate oggi alle periferie? Di quali cifre parliamo per Catania?

Nel corso dell’incontro alla CGIL, la presentazione e spiegazione dei tanti fondi, comunitari e no, oggi disponibili in Italia è stata fatta da Franco Garufi responsabile del Dipartimento per le politiche di coesione economica e sociale del Mezzogiorno.

Si tratta de: l’Agenda Urbana (2014/2020) dell’ accordo di Partenariato (32,2 miliardi di euro), il Pon Metro dedicato alle aree metropolitane (892 milioni di euro a cui si aggiungono 304 milioni di cofinanziamento nazionale), il decreto Renzi per il recupero delle periferie urbane del primo giugno di quest’anno (500 milioni di euro ) e – a livello strettamente locale – il Patto per Catania firmato da Bianco e Renzi il 30/04/2016 ( 740 milioni di euro ).

Quest’ultimo fa riferimento ad interventi di rapida cantierizzazione, cioè’ che possono essere attivati in tempi rapidi. Se ci sono progetti gia’ definiti, aggiungiamo noi.

Tutti questi investimenti hanno come obiettivo prioritario lo sviluppo sostenibile e il contrasto all’esclusione sociale. Gli interventi a favore di una economia ecosostenibile prevedono strategie che utilizzino azioni integrate dette ITI (Investimenti Territoriali Integrati).

Le ITI permettono di coinvolgere investimenti FSE, FESR e del Fondo di Coesione, qualora una strategia di sviluppo urbano o un patto territoriale richieda un approccio integrato.

Per il sistema etneo (Acireale e Catania), la quantificazione finale della disponibilità economica è pari a 53.483.511 euro nel settennio 2014-20. Nulla di più preciso è emerso, però, su come si pensa di utilizzare questa cifra.

Nel il suo intervento, Sara Fagone, responsabile alle periferie della CGIL, ha ricordato il lungo e faticoso lavoro che la CGL ha fatto a Librino per trasformare questo quartiere di oltre 70.000 abitanti, concepito all’insegna della incomunicabilità, in una realtà in cui le persone cominciassero ad essere protagoniste del destino del proprio territorio.

Questo grazie anche al contributo delle associazioni, delle scuole, dell’Università, della Municipalità, attraverso un lavoro di sinergie e coprogettazione che ha permesso la realizzazione di un documento, la Piattaforma per Librino, nel quale pur evidenziando i tanti problemi ancora presenti nel quartiere sono state individuate alcune soluzioni per risolverli.

Questa metodologia di lavoro, attuata a Librino, Fagone propone che venga attuata anche nelle altre periferie degradate di Catania (San Giovanni Galermo, Monte Po, Picanello e quella paradossale periferia ‘centrale’ che è San Cristoforo).

Solo così si potrebbe cercare di fare uscire le periferie dall’emarginazione.

L’augurio di Fagone è che i soldi stanziati, in particolare modo i 500 milioni del decreto Renzi, vengano utilizzati proficuamente e per questo invoca celerità e tempestività per accedere ad essi, coinvolgendo privati, presentando progetti innovativi, innescando processi di rivitalizzazione economica.

Allo stato attuale ci pare di capire che si tratti solo di un desiderio. Nulla di concreto in merito a progetti già pronti, e nemmeno sulla esistenza di una commissione o di pool di esperti che, a Catania, stia già lavorando in tal senso.

Il rischio è che la mancanza di tali progetti e la possibilità di utilizzare comunque fondi disponibili induca le amministrazioni comunali di Catania ed Acireale a realizzare opere improvvisate, non inserite in una visione globale di lungo periodo.

L’esempio potrebbe essere quello delle recenti piste ciclabili, che non hanno nulla a che vedere con la rivitalizzazione delle periferie e che, per la loro sede ed il percorso coperto, non hanno nulla a che vedere neanche con il problema dei trasporti né prefigurano una risposta alle urgenze delle nostre città, limitandosi ad offrire forse un diversivo domenicale.

L’impegno sul territorio, ci dice Sara Fagone, è comunque importante perchè coinvolgere le persone significa farle diventare soggetti attivi e consapevoli che si battono per la difesa della ‘cosa pubblica’ svolgendo un ruolo di stimolo e di controllo.

Significa anche ridare speranza nel cambiamento e fiducia nella politica,
che va riscoperta come momento di impegno costruttivo, ben diverso dalla protesta qualunquista che caratterizza alcuni gruppi.

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