All’interno del parco archeologico siciliano di Selinunte, è tornata recentemente alla luce  una grandissima fabbrica di terracotta, ottanta fornaci, su 1.250 metri quadrati nella valle del fiume Cottone, per 80 metri.

Si tratta dell’industria di produzione di terrecotte e ceramiche più grande del mondo antico mai fino ad oggi ritrovata.

I reperti ritrovati sono del V secolo avanti Cristo. La fornace più grande serviva per la produzione di tegole in terracotta mentre le più piccole erano destinate alla realizzazione di vasi, statue e altre suppellettili.

Ad effettuare la scoperta, dopo anni di ricerche, sono stati gli archelogi tedeschi dell’Istituto archeologico germanico di Roma e dell’Università di Bonn, guidato dal professore Martin Bentz.

La notizia torna di attualità adesso che, dopo un iter durato venti anni, l’ente Parco archeologico di Selinunte e delle Cave di Cusa ha ottenuto l’autonomia gestionale e finanziaria.

Potrà quindi spendere autonomamente i soldi provenienti dalla vendita dei biglietti d’ingresso e di tutti i servizi a pagamento, ad esempio l’affidamento dell’area per realizzare eventi e manifestazioni. Come saranno utilizzate queste somme?

Altri soldi verranno dal “Patto per la Sicilia” recentemente sottoscritto dal premier Renzi ad Agrigento. Per il Parco Archeologico di Selinunte e Cave di Cusa pare siano previsti 5.192.200 euro che “finanzieranno ristrutturazioni, illuminazioni dei percorsi e tutta una serie di opere fondamentali per il definitivo rilancio dell’area archeologica”.

Al di là del battage pubblicitario, si tratta per lo più di risorse previste in precedenti programmazioni e non ancora spese.

Se questi soldi arriverranno davvero, bisognerà controllare come verranno spesi e vigilare affinchè la “valorizzazione” spesso invocata per dare maggiore visibilità ai nostri beni archeologi non si trasformi solamente in opere speculative che non tutelano i beni unici presenti nel nostro territorio, come quelli portati alla luce a Selinunte.

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