Sanità, con esplicito riferimento alla questione ancora aperta dell’ospedale san Marco, vendita del patrimonio collettivo prevista dal piano di rientro del Comune, trasporti e qualità dell’abitare.

Questi i principali argomenti discussi nella partecipata assembea organizzata, due giorni fa, a Librino da Sara Fagone, responsabile delle periferie per la Camera del lavoro di Catania.

L’evento, tappa di un percorso collettivo da proseguire, si è svolto  al campo San Teodoro, nella Club House dedicata a Giuseppe Cunsolo, il giovane 13enne scomparso dopo un incidente stradale a Librino.

Per l’occasione erano previste, al termine dell’incontro, anche una cena popolare ed una serata da ballo per sostenere la campagna dell’ASD Rugby i Briganti, “I Briganti si meritano un prato”. Una iniziativa che ha fruttato ai Briganti 400 euro da spendere per la realizzazione del manto erboso nel campo da Rugby.

I beni del Comune non devono essere ceduti, questa (s)vendita va assolutamente bloccata, ha sostenuto Piero Mancuso de “I Briganti”. Gli ha fatto eco Giacomo Rota, segretario generale della Camera del Lavoro, contrario anche lui all’alienazione dei beni, tranne quelli palesemente inutili.

Entrando nel merito, Rota ha ricordato che la massa debitoria del comune di Catania ammonta a circa 500 milioni di euro e che, se questo debito non viene pagato, si arriverà al dissesto, le partecipate andranno in fallimento, gli operai verranno licenziati, la città messa in ginocchio.

Il piano di rientro, tuttavia, a suo parere, non è rinegoziabile se non cambia la legge dello Stato. “Occorre una legge che permetta di spalmare il debito in 30 anni piuttosto che 10”.

E non guasterebbe, come ha detto Santo Molino, già preside di un istituto di Librino e ora presidente provinciale dell’Associazione nazionale dirigenti scolastici (Andis), che il Comune disdicesse i canoni onerosi.

Sull’argomento è intervenuta anche Marisa Falcone, rappresentante del Forum dei Beni Comuni e dell’Economia Solidale di Catania.

Il patrimonio pubblico non va svenduto, ha affermato: palazzo Bernini è costato al Comune 10 milioni, è stato messo in vendita per 8 milioni e venduto per 2. “Cosa sono 2 milioni di euro paragonati all’enormità dei debiti? Intanto la città ha perso una risorsa”.

Secondo Falcone, l’Amministrazione comunale piuttosto che privare Catania dei propri beni dovrebbe provare ad utilizzarli, oltre che intercettare fondi per progetti innovativi, rilanciando l’economia.

Ha quindi prospettato un modello di economia basato sulla sostenibilità, sulla lotta agli sprechi, sulla filiera corta e sulla finanza etica, sul commercio equo e solidale e sulla raccolta e il riciclo dei rifiuti. Un modello basato appunto sulla valorizzazione delle risorse. “Invece si preferisce spendere milioni per un orribile muro!” ha concluso, con riferimento al prospettato intervento di sistemazione del Tondo Gioeni.

Altro tema caldo quello della sanità regionale ancora priva, coma ha ricordato Rota, di un piano certo e definitivo che faccia chiarezza anche sull’apertura dell’ospedale San Marco, sulle relative assunzioni e sul funzionamento degli ospedali Vittorio Emanuele e Garibaldi di Nesima.

E’ stata la Preside dell’Istituto Musco, Cristina Cascio, a soffermarsi sul (mal) funzionamento del Librino Express e dei trasporti pubblici cittadini in generale, tema ripreso da Alessandro Grasso, segretario della Filt Cgil di Catania, il sindacato dei trasporti, che ha ricordato la situazione critica dell’AMT.

Su questo tema molto sentito del trasporto urbano si è deciso di tornare al più presto, organizzando un apposito incontro che, a partire dalle esigenze concrete dei cittadini, formuli proposte da presentare all’Azienda Municipale dei Trasporti.

Il signor Bruno Medeot, abitante di Librino, ha ampliato il discorso con riferimenti ai problemi nazionali. “Come si è arrivati allo sfacelo? – ha detto – Manca il lavoro e, meno tasse vengono pagate, più gli enti si indebitano. Bisogna proporre modelli virtuosi”. Con riferimento al modello di economia proposto da Marisa Falcone, ha ribadito che “la spazzatura dovrebbe essere una risorsa su cui guadagnare piuttosto che spendere per lo smaltimento. I debiti vanno pagati con la ricchezza prodotta dal Paese, basta vendere, compriamo cultura, finanziamo la ricerca e l’istruzione per formare gli ingegneri di domani, i progettisti di nuove tecnologie del futuro”.

Un importante richiamo è venuto da Franco Torre, rappresentante del comitato Librino attivo, che ha richiamto l’attenzione sui fondi destinati a Librino nelle opere finanziate. “Si parla tanto del Patto per Catania – ha affermato – ma a che punto stiamo? La Piattaforma Librino ha da tempo richiesto un incontro con il sindaco, eletto peraltro con i voti del quartiere, ma non siamo mai stati ricevuti”.

Ha concluso i lavori Giusy Milazzo, segretaria generale del Sunia, suggerendo l’idea di un un tavolo permanente tra Comune e Piattaforma Librino, già esistente durante l’amministrazione Stancanelli.

Milazzo ha posto l’attenzione sulla sicurezza degli alloggi e degli edifici, e sulla qualità dell’abitare in un contesto urbano adeguato. “I fondi potrebbero essere tanti, dal Patto per Catania a quelli per l’efficienza energetica.

Qualche settimana fa è stato firmato il protocollo di intesa tra IACP e la Fondazione Fiumara d’Arte di Antonio Presti, mi chiedo, come si potrà coniugare il lavoro di Presti con lo stato di abbandono dei palazzi. Pretendo, dai soggetti pubblici preposti, che venga fatto un lavoro sullo stato e sulla manutenzione degli edifici per il miglioramento della qualità della vita”.

Chiusi i lavori, aperte le danze.

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