Una nuova Carta geologica della Sicilia è stata presentata a Catania lo scorso 21 Ottobre nell’aula del Rettorato dell’Università di Catania, alla presenza di un pubblico esorbitante la capacità dell’aula.

Sebbene non si sia trattato di una ‘prima’ in assoluto, essendo già avvenuta una presentazione a Milano nel 2014 al “Congresso Nazionale della Società Geologica Italiana”, l’evento ha rappresentato un momento importante non solo da un punto di vista scientifico ma anche come momento di divulgazione.

Questa nuova Carta è frutto di una rielaborazione che arriva 128 anni dopo la prima ed unica edizione ufficiale fino ad ora esistente. Ne sono autori due docenti della Università di Catania, Serafina Carbone e Fabio Lentini, con contributi di altri geologi come Stefano Branca dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e Antonia Messina dell’Università di Messina.

Sostanziali le novità soprattutto dal punto di vista della Geologia Strutturale, un campo quasi ignorato nella prima edizione, che fornisce una visione non più statica ma dinamica, e quindi più complessa, della terra.

La Carta è accompagnata da una Memoria descrittiva corredata da un notevole apparato iconografico, che facilita la lettura e la comprensione del testo, e da una ricca bibliografia.

Innegabile l’utilità di questo lavoro sia dal punto di vista scientifico sia da quello applicativo. Esso rappresenta, inoltre, al di là dei confini regionali, un punto di riferimento per tutto il Mediterraneo Centrale.

Dal punto di vista scientifico rappresenta non solo un traguardo ma anche un punto di partenza per nuovi studi e confronti.

Dal punto di vista applicativo, fornisce  i quadri geoambientali regionali entro cui si potranno realizzare piani e progetti di infrastrutture nonchè opere di varia natura (consolidamenti, bonifiche, …) con una competenza geologica più completa. Ecco perchè la Carta può considerarsi propedeutica a qualsiasi lavoro pubblico o privato che sarà realizzato in Sicilia.

L’individuazione di nuove strutture tettoniche (faglie, fratture, sovrascorrimenti di placche continentali, …) può contribuire e ha già contribuito, sul piano energetico, alla individuazione di nuovi campi di gas e idrocarburi.

Sul piano simogenetico vengono arricchite le fonti di conoscenza riguardo la genesi dei terremoti e quindi la nostra capacità di produrre documenti pianificatori per la prevenzione.

Il contributo offerto da studiosi catanesi agli studi di geologia regionale e nazionale non è un fatto recente. Tra gli studiosi catanesi,  per nascita o di adozione, basta ricordare – per il 1800 – Giuseppe Recupero e Carlo Gemmellaro, originari il primo di S. Giovanni la Punta e il secondo di Nicolosi, e Carmelo Sciuto-Patti.

Nel secolo scorso spiccano i nomi di Leone Ogniben, nativo di Treviso, direttore dell’Istituto di Geologia dell’Università di Catania, e Alfred Rittman, originario di Basilea, che diresse l’Istituto Internazionale di Vulcanologia del C.N.R. di Catania dal 1960 al 1985.

La Sicilia del resto ha avuto nell’ottocento e nel novecento una grandissima importanza mineraria e le prime carte geologiche italiane redatte in dettaglio furono appunto quelle relative alla nostra Isola.

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