Una rivoluzione che parte dal fare la spesa, dall’essere consumatori consapevoli e responsabili che acquistano prodotti, possibilmente locali, di aziende che rispettano ambiente e salute, e non sfruttano il lavoro ma pagano adeguatamente i dipendenti.

Consumatori così forse vorremmo esserlo tutti ma in genere siamo troppo frettolosi o distratti e spesso non conosciamo bene neanche quello che offre il nostro territorio.

Un progetto ‘semplice’ e tuttavia estremamente ambizioso è quello proposto da Marisa Falcone che sabato, a Librino, lo ha presentato ad associazioni, produttori e singoli cittadini in un incontro organizzato da Sara Fagone, responsabile CGIL per le periferie.

Ospite Cristina Cascio, dirigente dell’Istituto Comprensivo Angelo Musco.

Il ‘Forum per i beni comuni e l’economia solidale‘ proposto da Falcone è costituito da una rete di soggetti che condividono alcuni principi basilari, a partire dal rispetto dell’ambiente e dall’equità sociale.

Un primo passo verso la nascita, in loco, di un Distretto di Economia Solidale, sulla falsariga di quelli già presenti in altre regioni, come l’Emilia Romagna e il Friuli Venezia Giulia. Soprattutto a Trento, dove il Distretto è già in fase operativa, si stanno vedendo i risultati, tra cui la creazione di posti di lavoro.

A Catania il Forum intende svolgere la funzione di “soggetto facilitatore per la creazione di filiere di economia solidale sul territorio”, ponendo la persona al centro dell’economia “per avere un approccio alternativo al mercato”, come leggiamo nella Carta Costitutiva. (link)

Si propone come volano per l’economia locale coinvolgendo innanzi tutto attività già presenti sul territorio. Non solo agricoltura biologica o comunque rispettosa dell’ambiente, non solo lavorazione artigianale dei prodotti locali, dalle marmellate alla ristorazione, ma anche finanza etica e software libero, gruppi di acquisto solidali e Banca del tempo, mobilità e turismo sostenibile.

Altre attività ci si augura che sorgano, incoraggiate da un modello di economia sostenibile che si basi anche sul recupero di ciò che scartiamo, sul riuso, sulle competenze tradizionali, compreso il cucito e il ricamo, sulla creatività.

Se cresce la consapevolezza e quindi la domanda di prodotti locali biologicamente ed eticamente ‘sani’, cresceranno anche le realtà produttive e le opportunità di lavoro, purtroppo scarse in un territorio come il nostro, troppo spesso colonizzato da chi vuole solo sfruttarlo.

Nel caso di prodotti che non possono essere prodotti localmente, il Forum propone il ricorso al mercato equo e solidale che riconosce ai lavoratori dei paesi in via di sviluppo la giusta remunerazione.

La crescita di questo progetto e il passaggio alla forma più strutturata del Distretto presuppongono – sottolinea Falcone – un rapporto di collaborazione con le istituzioni.

Risale a giugno la firma di un Protocollo di intesa con il Comune, rimasto però – ad oggi – lettera morta.

Dopo l’iniziale interesse dimostrato dall’amministrazione è sceso il silenzio. Innanzi tutto sulla concessione di un locale, già individuato e potenzialmente fruibile da subito, che funga da sede provvisoria del Forum.

Lì si potrebbero svolgere incontri e laboratori, potrebbe divenire operante uno sportello di consulenza e anche di informazione, che permetta ai cittadini di conoscere meglio le risorse del territorio e di partecipare ad iniziative formative su stili di vita solidali e rispettosi dell’ambiente.

Il Forum non intende desistere e continuerà a sollecitare l’amministrazione e in particolare il sindaco, che si è personalmente scommesso, a dare un seguito all’impegno preso.

La strada si presenta in salita. E non solo nel rapporto con le
istituzioni. C’è da contrastare una cultura dell’individualismo, della sfiducia, della passività. Ma vale la pena provarci.

Al Forum possono aderire tutti coloro che ne condividano scopi e finalità, singoli cittadini, associazioni, aziende, cooperative. In link la domanda di adesione.

Leggi la Carta Costitutiva

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