nativitaFare tabula rasa dei significati sentimentali di cui lo abbiamo caricato, per andare alla ricerca del significato più profondo del Natale cristiano.

Questo il tema proposto ieri da don Pino Ruggieri nella sagrestia della chiesa di San Vito, dove si svolgono gli incontri del giovedì sera.

Per tornare ai testi, al racconto che ci viene proposto nel Nuovo Testamento, secondo Ruggieri, dobbiamo liberare il Natale da quello in cui lo abbiamo trasformato, una pur legittima celebrazione degli affetti e della intimità familiare. Su cui però si è innestata una strumentalizzazione consumistica.

Quello di Matteo e Luca, gli unici evangelisti che trattano dell’infanzia di Gesù, non è un racconto storico.

Lo dimostrano le divergenze tra le loro narrazioni, la nascita in una casa, secondo Matteo, dove lo visitano i Magi, in una stalla secondo Luca, dove lo accolgono i pastori, con il taglio specifico che questo evangelista riserva al tema della povertà.

Non è storico nemmeno l’improbabile censimento che non risulta da nessun documento.

I racconti dell’infanzia di Gesù vogliono piuttosto ricostruire un significato, e trasmettere un messaggio ai propri destinatari, prima che a tutti noi, come sempre nelle Scritture.

Così Matteo struttura il racconto – con continui riferimenti all’Antico Testamento – in modo da dimostrare che in Gesù si compivano le promesse dei Padri, un messaggio essenziale per gli Ebrei a cui l’evangelista si rivolge.

Luca invece, che ha destinatari ellenisti, si preoccupa di inserire la vita di Gesù in uno schema ‘geografico’ che indica il percorso della Parola, che egli rappresenta come un ‘viaggio’ che da Nazaret porta verso Gerusalemme, luogo che prefigura la morte e la Pasqua di Gesù.

Il racconto ha comunque, in entrambi, un taglio drammatico. Dalla strage degli innocenti alla spada che – come viene profetizzato – attraverserà il cuore della Madre.

Del bambino poco e nulla ci viene detto.

I protagonisti sono altri. Da Giuseppe, il cui ruolo è prevalente in Matteo, a Maria, a cui Luca riserva il posto centrale. Da coloro che lo riconoscono, i pastori, i Magi, Anna e Simeone, a coloro che lo rifiutano, Erode, Gerusalemme e anche Betlemme che – in Luca – non ha posto per lui.

E’ uno spazio abitato quello che si configura attorno al bambino, uno spazio di relazioni, positive o negative, uno spazio umano.
Non c’è l’esaltazione di un personaggio, non ci sono i miracoli compiuti da Gesù bambino, come nei Vangeli apocrifi.

Non siamo rimandati ad un ideale ma messi davanti ad un uomo in carne ed ossa. A chi gli chiedeva “mostraci il Padre”, Gesù rispondeva “chi vede me, vede il Padre”.

E’ questo lo stupore della fede, il suo ‘scandalo’. Nessuna regola, nessun itinerario stabilito. Solo una Persona.

Ecco perchè il Natale cristiano non è un evento eccezionale ma quotidiano, da vivere in un percorso in cui ognuno di noi si sposta di
tappa in tappa, ogni volta in una ‘casa’ diversa e con rapporti nuovi, percorrendo – con i propri tempi – un cammino che è solo suo.

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