Natale del migrante

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Un presepe diverso dagli altri. Un presepe incompleto per scelta.

E’ quello realizzato nella parrocchia Crocifisso della buona morte, una parrocchia che accoglie tutti, transessuali, prostitute, musulmani, …  E che – proprio per questo – vuole ricordare quanto sia inadeguata l’accoglienza di cui siamo capaci.

Possiamo commuoverci al ricordo di Gesù bambino deposto in una mangiatoia, se non ci commuoviamo davanti alla sofferenza dei nostri fratelli più fragili, i migranti, i senza dimora?

Non basta cantare “Tu scendi dalle stelle” per essere e sentirsi cristiani.

Ecco perchè Pippo Gliozzo e i suoi parrocchiani hanno scritto accanto al loro abbozzo di presepe: “Lavori allestimento presepe sospesi. Saranno completati quando ci attrezzeremo ad accogliere chi è ‘al freddo e al gelo‘”.

Ed ecco i volti dei migranti e dei profughi, ecco chi, senza dimora, trova asilo all’ombra di questo presepe.

Un richiamo forte per una città che accoglie solo a parole e resta indifferente davanti al dramma di chi viene abbandonato e respinto. Come era accaduto a Cristo, di cui
l’evangelista dice (Giov 1, 11) “Venne tra i suoi e i suoi non l’hanno accolto”.

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