ingresso ReBa, via BudaUn segno di speranza all’interno di in contesto difficile come il vecchio San Berillo. E’ il Museo Reba, un palazzetto che Renato Basile, architetto, intende rendere un “incubatore culturale” che accoglie coloro che hanno proposte, idee, progetti che possano contribuire a valorizzare questo quartiere con grandi potenzialità inespresse.

Uno di questi progetti è il Bi-Fest, festival dell’Arte che dà spazio alla creatività di giovani talenti, fotografi, stilisti, cantautori, scrittori, pittori, musicisti.

La seconda tappa del percorso del Bi-Fest di quest’anno si è svolta tra sabato e domenica nella sede del Museo, in via Buda, una strada in cui una ragazza, o una anziana signora, ‘per bene’ non si inoltrerebbe senza cautela.

Eppure c’era tanta gente di tutte le età, e questo può solo far bene a san Berillo, contribuire alla sua riqualificazione, come è nell’intento di Basile e dei suoi collaboratori.

Lungo le ripide scale del ReBa, nelle salette, nel cortile interno su cui si affacciano i vani del primo piano, così come avveniva in molte costruzioni del passato, c’era gente che chiacchierava, osservava le foto e i collage esposti, commentava le creazioni della stilista Maria Giovanna Costa, si accalcava per vedere le proiezioni.

Luigi Russo a sxLe fotografie di Luigi Russo parlano – con paradossale leggerezza – di situazioni difficili, dei minori migranti ospitati nella casa Don Puglisi gestita dal Centro Astalli, dei ragazzi incontrati in Romania dove ha partecipato ad un corso di formazione della Fondazione Exodus di don Mazzi.

Fa il fotografo per passione e non per mestiere e ci colpisce per il suo sorriso aperto, sarà perchè le realtà complicate le conosce bene, le incontra ogni giorno nel suo lavoro di educatore.

Michele PalermoAll’ingresso, dove ci si tessera, Michele Palermo spiega un po’ il senso del festival, che vuole dare spazio alla creatività ma essere anche occasione di contatti, per tenere aperte le porte a chiunque voglia usare la struttura per incontri associativi o anche solo per leggere un libro della biblioteca, nata da donazioni e arricchita da testi che hanno anche un secolo e sono essi stessi oggetti di memoria.

Renato Basile ne ha realizzati tanti di progetti nel quartiere di San Berillo, in questo luogo difficile e suggestivo che sente simile ad Ortigia e a Ibla e che vorrebbe protagonista di un analogo riscatto.

arch. Renato BasileHa censito e fotografato le edicole votive del quartiere, realizzando anche un concorso di fotografie, ha aperto le porte a laboratori creativi con i bambini, ha cercato – con successo – il dialogo con i residenti, che facciano o meno ‘la professione’, che siano italiani o stranieri, questi ultimi sempre più presenti a San Berillo.

Ha anche fatto ricerche catastali e riunito i proprietari delle case, quasi sempre fatiscenti, di questo quartiere così centrale e insieme così marginale. Immobili che possono avere anche 28 proprietari, quasi sempre lasciati in eredità a persone che hanno difficoltà a trovare un’intesa per venderli o non hanno le possibilità economiche per ristrutturarli.

Una situazione davvero complicata, in cui muoversi con cautela e pazienza, anche se i sogni e le speranze continuano ad accendersi.

Intanto si ricomincia sempre, evento dopo evento, a partire dalla pulizia delle stradine circostanti, come si faceva una volta, quando ognuno spazzava lo spazio antistante la sua porta e buttava un secchio d’acqua per ripulirlo.
galleria ReBa, via Buda

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3 Responses to “Non solo BiFest, una speranza per San Berillo”

  1. …incoraggiamo questi ragazzi e aiutiamoli a fare uscire questo quartiere, che ha tanto sofferto,dall’emarginazione e dal degrado. Andiamoci e passeggiamo senza timore, ammirando i timidi tentativi di far nascere piante grasse nelle bottiglie di plastica e la cura straordinaria riservata agli altarini e la bellezza dei tantissimi bambini che giocano incuranti.

  2. Nonostante tutto, per sopravvivere bisogna continuare a sognare, sperare e credere nelle iniziative che possono portare a un cambiamento/miglioramento dello stato in cui si trovano numerosi villaggi e quartieri delle città siciliane.

  3. Questo progetto me ne ricorda un altro quello di Villarosa dove un piccolo gruppo di volontari ha allestito un museo in una piccola e dimenticata stazione di treni. L’hanno transformata, abbellita ed oggi e’ un gran bel posto da visitare. Spero che questi volontari riescano come a Villarosa a dare orgoglio e identita a San Berillo.

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