Non l’ennesima petizione per riportare un problema all’attenzione generale ma due richieste precise per chiedere al governo di rimediare alle storture della 107 (Buona Scuola).

La petizione di cui parliamo oggi riguarda la stragrande maggioranza dei circa 65.000 docenti assunti con il piano “straordinario” del 2015, ma dovrebbe – a nostro parere – essere firmata da tutti coloro che credono si debba sanare una situazione inaccettabile.

Un buon numero di firme darà maggior forza alla delegazione che, dopo il sit in di protesta previsto per domani, 31 marzo, davanti alla sede del Miur di viale Trastevere a Roma, sarà ricevuta dal sottosegretario.

Sarà l’ennesimo tentativo di trovare ascolto da parte del Ministero ed evitare al governo di essere sconfitto nei contenziosi aperti dagli insegnanti, a cui la giustizia darà sicuramente ragione.

Per entrare nel vivo della questione e rendere più chiaro il caos e le ingiustizie generate dalle assunzioni del 2015, vi raccontiamo oggi una storia, una delle migliaia di storie paradossali ed incredibili che questa vicenda ha generato entrando a gamba tesa nella vita professionale, ma anche privata, di molti insegnanti rivoltandone la serenità, la stabilità, la sicurezza necessarie per svolgere al meglio il loro difficile e delicato compito.

A raccontarla è Laura, quarantacinque anni, un marito che lavora a Catania e due figli adolescenti. E’ un’insegnante di storia e filosofia abilitata per il sostegno, nella cui graduatoria ha lavorato per anni da precaria.

Luglio 2015, la Legge 107 prevede un piano straordinario di assunzioni per gli insegnanti a livello nazionale.

Il dubbio mi assale, fare o non fare domanda?

Se faccio domanda, rischio di avere una sede lontana dalla mia terra. Ma no dai, ho lavorato ogni anno su cattedre di sostegno vuote, sicuramente potrò ricoprire una di quelle cattedre: non c’è motivo che non le rendano disponibili, vista la professata “volontà di assumere”, finalmente.

Se non faccio domanda, potrò contare sul 13° incarico annuale da precaria e restare “vicino” casa (vicino si fa per dire, ho lavorato anche a 56 Km, 80 km, di distanza)?

Forse no. Se rendessero disponibili tutte le cattedre per le assunzioni in ruolo, verrei scavalcata da chi ha fatto domanda.

E, se anche ottenessi l’incarico di supplenza, rischierei in futuro di non lavorare più. Il comma 131 della legge, infatti prevede che da settembre 2016: “i contratti di lavoro a tempo determinato stipulati con il personale docente, […] per la copertura di posti vacanti e disponibili, non possono superare la durata complessiva di trentasei mesi, anche non continuativi”.

E, nelle faq 18 e 19 del Ministero, si legge che tutti i posti vacanti e disponibili saranno occupati.

Decido di far domanda. Di solito chi è di ruolo ha qualche diritto in più, ho un buon punteggio, posso sperare di ottenere il trasferimento, tanto più che la legge al comma 108 prevede per l’a.s. 2016/17 la possibilità di una mobilità straordinaria “su tutti i posti vacanti dell’organico dell’autonomia” .

Col cuore diviso … invio la mia domanda! Non mi resta che attendere la sede di ruolo. Attendo…. Attendo… ATTENDO…

Finalmente, il 2 settembre 2015, ad anno scolastico già iniziato, passata da poco la mezzanotte, arriva una mail di notifica: l’algoritmo ha deciso della mia sorte… Genova.

Si, un algoritmo. Nessuna persona mi ha assegnato il ruolo, nessun responsabile diretto, poche e confuse indicazioni di assegnazione, nessuna possibilità di conoscere la sede scolastica, che mi verrà comunicata solo a marzo del 2016.

Ho 130 punti in GAE e mi assegnano la mia 26esima scelta. Non conosco nessuno in quella città. Dovrò cercare un alloggio. E i miei ragazzi? 11 e 14 anni… dovrò allontanarmene… dai su, se la caveranno…

Sono 8000 i docenti coinvolti (questi i posti disponibili nella fase B per le assunzioni), la maggior parte sparpagliati nelle zone centro-settentrionali dello stivale, ben lontani dalle rispettive famiglie, città, vite.

Il MIUR comprende (!?) il disagio creato e si inventa la possibilità, per coloro che riescono ad ottenere un incarico annuale, di prestare servizio nelle province in cui hanno ottenuto la supplenza e differire la presa di servizio nella sede assegnata.

Ho sfruttato questa opportunità: ho ottenuto come sempre un incarico nella mia provincia (Catania), quindi la cattedra c’era, le cattedre ci sono…

Soltanto che, nel burocratese scolastico, sono cattedre in o.f. (organico di fatto) e non o.d. (organico di diritto). Sono quindi disponibili per le supplenze ma non per il ruolo. Perché il MIUR non le ha trasformate?

Tanti miei colleghi non hanno avuto questa possibilità di avere un incarico annuale vicino a casa e, per vivere in città dove non hanno casa, spendono gran parte del loro stipendio. Li hanno accusati di essere ingrati, in realtà sono entrati nella categoria dei nuovi poveri, senza considerare le famiglie lacerate…

A novembre 2015 vengono assunti circa altri 52 mila insegnanti: è la fase C.

Rispetto a settembre vengono rese disponibili altre cattedre di sostegno (circa 6500) e molti colleghi con punteggio ed esperienza inferiori ai miei ottengono ruolo in provincia. Caspita, perché non renderle disponibili due mesi prima?

Finisco il mio incarico in provincia di Catania e il primo luglio 2016 mi reco a Genova per prendere servizio. In agosto ottengo trasferimento a Roma.

Non è andata meglio neanche con la mobilità, quelle cattedre sono state riservate (o.m. 241/2016) ai neoassunti ante 2015, creando ancora una volta un meccanismo infernale di fasi e momenti diversi, rafforzando una disparità di trattamento tra docenti mai vista prima. Non stupisce che una sentenza del Tar del Lazio (n. 3769 ) abbia condannato il Miur all’ostensione dell’algoritmo che ha gestito il software relativo ai trasferimenti interprovinciali del personale nel 2016.

Torniamo a me. Non ho avuto trasferimento a Catania, ma ottengo Assegnazione Provvisoria, a riprova del fatto che le cattedre vuote e disponibili sono numerose, manca solo l’etichetta “cattedra in O.D.”, organico di diritto.

Sta finendo l’anno scolastico, si attende a giorni la circolare Ministeriale che dia il via alle nuove domande di mobilità, ma la percentuale destinata ai trasferimenti per il 2017 non è più il 50% sui posti disponibili, ma solo il 30 %. E ancora nessuna comunicazione da parte del ministero sulla possibilità più volte proclamata, di trasformare le cattedre da organico di fatto in organico di diritto e renderle così disponibili.

Ecco spiegate le richieste della petizione, fatte proprie dai gruppi di docenti nati in questi anni a difesa di diritti maturati e mai concessi, per i quali neanche la maggior parte dei sindacati ha speso una parola.

Si chiede che

1) i trasferimenti per il 2017/2018 siano su tutti i posti disponibili e vacanti con priorità assoluta;

2) mobilità annuale senza vincoli.

Non è la soluzione del problema ma un tentativo di limitare i danni. Firmiamo anche noi.

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2 Responses to “Buona scuola e insegnanti esiliati, una storia esemplare”

  1. Erika Viviana Nicastro
    marzo 30th, 2017 at 14:26

    Basterebbe trasformare le cattedre da o.f. (organico di fatto) in o.d. (organico di diritto) perché i posti ci sono, ci sono stati e ci saranno: i nostri alunni non sono di serie B!

  2. Conosco situazioni di drammatiche lacerazioni delle famiglie a seguito dell’esilio di alcuni insegnanti.
    Questa storia è però interessante anche perchè fa capire molte cose.

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