Munch, l'UrloIl Movimento 5 Stelle ha avviato, come sempre tramite blog, la discussione fra i propri aderenti sulle questioni che riguardano il mondo del lavoro.

Pur trattandosi di una dibattito appena iniziato, cui seguiranno le indicazioni dei lettori e la conseguente votazione on line sul testo definitivo, un nostro lettore, Domenico Stimolo, ha provato a ragionare su alcuni dei temi proposti.

In premessa, Stimolo rileva che, trattandosi di una bozza riferita a tutti i lavoratori dipendenti (quasi 23 milioni), la riflessione avrebbe dovuto essere seria e approfondita, quindi, anche solo per iniziare, sembra davvero poco lo spazio dedicato al problema, “una mezza paginetta, molto snella, per un totale di diciannove righe”.

Inoltre, “dopo avere enunciato solo il titolo di alcune questioni particolarmente rilevanti in questa fase storica: ‘robotizzazione, digitalizzazione, economia dei beni materiali’, in maniera interrogativa si inserisce la proposta ‘lavorare meno per lavorare tutti’.

Non viene esposta, però, nessuna indicazione sul parametro fondamentale”, cioè, se la riduzione dovrà essere effettuata a parità di salario/stipendio. Eppure della questione – a livello nazionale ed europeo – si dibatte da oltre trent’anni.

La stessa superficialità, sempre secondo il nostro lettore, caratterizza la trattazione del cosiddetto ‘smart working’. “Una dinamica lavorativa innovativa, già in uso nel nostro Paese, che stabilisce – nell’ambito dell’orario di lavoro – lo svolgimento dell’attività  in duplice maniera: dentro le mura del sito lavorativo e all’esterno, mentre tocca ai contratti di lavoro in vigore  definire le  norme operative”.

Anche in questo caso non vengono individuate e affrontate le complesse e differenziate sfaccettature che caratterizzano una tale modalità di lavoro.

Infine, dopo tanta genericità, esce fuori il ‘concetto base’, chiaro e tondo. Infatti, nel testo si legge che ‘La presenza e l’incidenza del lavoratore nella governance della propria impresa, per il movimento 5 stelle, va disintermediata‘”.

Disintermediata da chi e che cosa? – prosegue Stimolo – Ma, perbacco, stiamo parlando delle organizzazioni sindacali. Infatti  nella bozza si afferma che questa linea progettuale è indirizzata a  ‘tagliare al tempo stesso i vecchi privilegi e le incrostazioni di potere del sindacato tradizionale’.

“Una considerazione sorge spontanea: chi sono le organizzazioni sindacali tradizionali? Non viene fornito nessun ragguaglio.

Orbene, a rigore di logica, possono essere le organizzazioni confederali formatesi (rinate) dopo la riconquista delle libertà individuali e sociali in seguito alla sconfitta del fascismo con il grande contributo dei ‘Padri della democrazia’, i partigiani e i resistenti tutti. Oppure si intendono tutte le organizzazioni sindacali operanti in Italia, vecchie e nuove?

Il dilemma non è di poco conto! Le organizzazioni sindacali, tradizionali o meno, esistono  sul presupposto indispensabile  che i lavoratori (tutti, in parte), scelgono volontariamente di auto organizzarsi in sindacato, in difesa dei loro diritti, della qualità delle condizioni di lavoro, per un’equa retribuzione, come insegna la storia del movimento dei lavoratori degli ultimi 150 anni, evidentemente disconosciuta.

Senza dare nessuna indicazione concreta, si aggiunge, poi, che è necessario ‘promuovere forme nuove di democrazia e partecipazione sui luoghi di produzione’. Ma, eliminate (disintermediate) le organizzazioni sindacali (come?), vengono meno le strutture portanti che storicamente regolano i rapporti di lavoro dipendenti: i contratti di lavoro. Si vuole forse ritornare, come sino alla seconda metà dell’Ottocento, ai contratti individuali?”  

Infine – è ancora il nostro lettore che parla – “vengono sinteticamente riprese altre fondamentali questioni che caratterizzano l’attuale mondo del lavoro: ‘pensioni, tutela per le protezioni gravose, precoci, flessibilità in uscita, migrazioni dei ragazzi all’estero, modifica dei parametri d’uscita dal lavoro, competitività, efficienza’. Purtroppo, anche in questi casi oltre l’enunciazione non c’è nulla”.

Inevitabili le conclusioni: “da parte mia (impegnato sindacalmente per diversi decenni come componente dei CdF (Consigli di Fabbrica) e nelle RSU ( Rappresentanze sindacali unitarie, elette dai lavoratori), dopo avere letto la bozza, rimane il vuoto e un assoluto sgomento”.

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One Response to “5 stelle e lavoro, critiche di un lettore”

  1. Ma lo sgomento assale un pò tutti non solo per le questioni del mondo del lavoro ma anche per tutti gli altri problemi che ci affliggono. La verità si è che il M5 stelle è solo un’accolita di protestatari che affrontano le questioni sulla base di norme e principi esistenti sulla cui applicazione possono sorgere impedimenti vari. Ad esempio, la questione del verde pubblico. La soluzione può essere data solo se si decide di applicare la regola della necessità dei piani regolatori per ogni comune. Fino a quando non si cono i piani regolatori ogni allarme o pretesa sul verde rimarrà lettera morta. Sono sollo degli arrabbiati che non concludono nulla. Vedi il caso di Roma e poi…..Catania dove la voce dei 5 stelle è inesistente. Perchè ?

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