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Il luogo scelto per il convegno, la sala conferenze del Borghetto Europa, non può dirsi invitante. E’ squallido e claustrofobico, con vistose macchie di umidità nel soffitto, un guardaroba con grucce raccogliticce a vista, un solo wc per nulla accogliente.

Il convegno in questione, In&Out, Intervento integrato transculturale per l’assistenza psichiatrica, riguarda un tema delicato e scottante, su cui purtroppo anche questa volta sono state dette molte ovvietà, accanto ad importanti testimonianze.

Tra i relatori, autorevoli rappresentanti dell’Asp, come Franco Luca e Giuseppe Fichera, e della Società Italiana Medicina delle Migrazioni (SIMM), come Mario Affronti e Aldo Virgilio, responsabile anche del servizio di psichiatria transculturale del Dipartimemto di Salute Mentale.

Dopo le affermazioni scontate e gli inevitabili auspici, i primi dati interessanti riguardano le principali cause di ricovero dei migranti, traumatismi (spesso incidenti sul lavoro) per gli uomini e interruzioni volontarie di gravidanza per le donne. Su 5.000 persone sbarcate a Lampedusa un solo caso di tubercolosi e null’altro di rilevante.

Significativo e toccante il resoconto di Aldo Virgilio su 19 anni di Psichiatria Transculturale, con ombre e luci, alti e bassi e un mutamento totale dei fruitori del servizio.

Parla di come sono cambiati i 40 paesi di provenienza, sottolinea l’estrema difficoltà di reperire interpreti di lingue la cui esistenza non ci era neanche nota (kasunga, hausa, peul, krio…), ci racconta, con grande professionalità, come egli stesso sia cambiato in questi 18 anni come uomo e come psichiatra, di come sia stato arricchito anche culturalmente e soprattutto nelle modalità di relazione con il paziente.

Ecco la necessità di “riorganizzare” la psichiatria nella consapevolezza che molte patologie psichiatriche sono legate al viaggio, alle umiliazioni subite, ai riti arcaici che minacciano, come pena della trasgressione del patto, proprio la follia.

Da questo è nata l’idea del Progetto “In & Out” che prevede un corso di formazione con una serie di seminari e un confronto finale, la necessità di strutturare un ambulatorio a Caltagirone per rispondere alle esigenze del Cara di Mineo, perché al suo interno – dove Virgilio ha operato – l’atmosfera è ansiogena e alienante.

E poi rendere capillari gli interventi multi professionali presso i distretti ASP, diffondere le informazioni, raccogliere i dati epidemiologici.

Il progetto durerà 24 mesi con una spesa di 155.000 euro. La struttura proponente è il Dipartimento di salute mentale, capofila Palermo, prevista la presenza di uno psichiatra, 1 psicologo, 1 educatore/ psicologo, 3 mediatori culturali di 3 lingue diverse.

Un approfondimento etnopsichiatrico che analizzi la differenza dei sistemi terapeutici nelle diverse culture ed un’attenzione a tutti coloro che, per mestiere o per volontariato, si rapportano quotidianamente con questa mole di dolore.

Necessario quindi anche aiutare chi aiuta, preservandolo dal burn out, la sindrome da stress lavorativo.

In conclusione, Emanuela Pistone ha raccontato la “sua personale migrazione” e ha mostrato un trailer del laboratorio ‘I have a dream’, progetto di 3 mesi realizzato l’anno scorso, a cui dovrebbe seguirne un altro.

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