Delle nuove frontiere di Banca Etica, nata per il terzo settore e oggi aperta a nuove sfide, si è parlato giovedì scorso in via Pantano.

L’incontro, “La banca disarmata, la banca che finanzia i diritti”, organizzato dal Gruppo di Iniziativa Territoriale (GIT) per la Sicilia orientale, di cui fanno parte diverse associazioni presenti sul territorio, è stato coordinato da Renato Camarda.

Una sfida importante per Banca Etica è quella della marginalizzazione che subiscono oggi tutte le realtà portatrici di diversità scomode, tanto più in un settore, come quello bancario, in cui crescono i grandi conglomerati.

E le diversità di cui è portatrice Banca Etica sono molte, no alla speculazione, sì all’agricoltura e allo sviluppo energetico rispettosi dell’ambiente, sì alla partecipazione e all’equità, anche nei salari, e alla trasparenza.

Lo ha ricordato Nicoletta Dentico, consigliera di amministrazione di Banca Etica, mettendo a fuoco il cambiamento del no profit su cui talora si allungano anche ombre giudiziarie, mentre avanza un “profit interessante”.

E visto che “ci si assume il rischio fino in fondo”, ha citato il caso di Salvatore Buzzi, arrestato nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale, che era socio di Banca Etica. Come del resto lo era Sol.calatino, coinvolto nell’inchiesta per gli appalti al Cara di Mineo.

Banca Etica, d’altra parte, sta abbandonando i grossi gruppi e si sta aprendo a ‘piccole esperienze’ innovative, con ottime ricadute.

Alcune di queste esperienze, locali, sono state raccontate giovedì scorso, aprendo una finestra su realtà non sempre adeguatamente conosciute.

Quella della Geotrans srl, per esempio, l’azienda confiscata alla mafia nel 2014 che – sotto amministrazione giudiziaria – continua a stare sul mercato, a fare utili e a mantenere il posto di lavoro ai suoi dipendenti.

Ne ha parlato l’amministratore giudiziario, Luciano Modica, ricostruendo la storia dell’azienda successiva alla confisca, a partire dall’iniziale clima di sfiducia, condiviso – ha detto – persino da “chi mi aveva dato l’incarico” e dai dipendenti, spaventati dallo spettro della perdita del lavoro come accaduto in altre aziende in analoga situazione.

E basterebbe ricordare, qui su Argo, che se è occupato, il caso della La.ra.

La Geotrans, leader nel settore degli trasporti ortofrutticoli, apparteneva ad una potente famiglia mafiosa, gli Ercolano. Lavorava non tanto con mezzi propri, che erano vetusti, scadenti e poco sicuri, quanto appaltando il servizio a ‘padroncini’ che pagava poco realizzando un alto margine di guadagno.

Due le sfide più grandi affrontate dall’amministratore giudiziario: rinnovare il parco clienti dopo il taglio di molte commesse e acquistare nuovi mezzi e attrezzature, adatte anche al trasposto intermodale.

Autorizzato dalla magistratura Modica decide di investire e ha quindi bisogno di un prestito bancario. Incontra difficoltà insormontabili, sebbene l’azienda non sia indebitata e sia solvibile.

Si rivolge a Banca Etica, che – dopo una seria valutazione creditizia – finanzia la Geotrans permettendole di acquistare i mezzi necessari, proseguire la sua attività e mantenere i posti di lavoro.

La lettera aperta di Modica ad Addiopizzo, in cui denunciava il rifiuto della Federazione Italiana degli Autotrasportatori di accettare l’iscrizione della ditta, ha portato alla ribalta, l’anno scorso, le difficoltà che una azienda confiscata deve affrontare. In questo caso superandole.

I lavoratori si sono ulteriormente legati all’azienda, i loro diritti sono rispettati, come accertato dalla certificazione di Responsabilità Sociale, hanno anche la possibilità di avere prestiti dalla ditta e di partecipare al momento delle decisioni.

Altra esperienza, quella di Cooperativa Prospettiva, che da anni si occupa di minori in difficoltà. “Incontrare Banca Etica ci ha permesso di migliorare” ha detto il presidente Glauco a Martina “Abbiamo potuto acquistare la sede, realizzare l’impianto fotovoltaico e fare anticipi sugli stipendi nei momenti di difficoltà”.

Il settore in cui opera Prospettiva è delicato. Le speculazioni sono frequenti e la devianza minorile resta molto alta.

Lo stato, di fatto, rinuncia a intervenire, tanto è vero che, come ha ricordato La Martina, a fronte di una percentuale nazionale del 48%, la scuola a tempo pieno in provincia di Catania raggiunge appena il 7%.

Oppure vengono favoriti vecchi sistemi di gestione del disagio minorile come i semiconvitti finanziati dal Comune utilizzando fondi speciali, ad esempio quelli previsti dalla legge 328, che dovrebbero essere utilizzati per esperienze innovative.

Di contro, ha concluso il presidente, abbiamo nel privato sociale “attività avanzate e interventi innovativi che devono essere intercettati da Banca Etica”.

Di finanza agevolata per le piccole imprese ha parlato Simone Piceno referente per il fondo Jeremie, strumento finanziario a supporto dell’imprenditoria siciliana, attivato in base all’accordo tra il Fondo Europeo di Investimenti e Banca Etica all’interno della Associazione di Promozione Sociale Impact Hub.

Ad entrare nel dettaglio su come opera Banca Etica in Sicilia è stato Gabriele Vaccaro, ‘banchiere ambulante‘, sempre in viaggio per tenere i contatti con i soci, visto che non è stata aperta una filiale nella Sicilia Orientale.

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Vaccaro ha snocciolato numeri e parlato del basso tasso di sofferenza della banca, nonostante i tempi di crisi. Una crisi che ha definito “di senso” perchè “i soldi ci sono, ma dalla parte sbagliata”.

Di crisi, mercato e regole ha parlato Roberto Cellini, ordinario di Economia all’università di Catania. A suo parere il mercato è guardato con sospetto perchè considerato “contrapposto alle regole”.

Il mercato ha invece bisogno di regole, perchè la loro assenza genera fallimento e una loro presenza eccessivamente soft è fonte di pericolo, come ci ha insegnato la crisi del 2007.

Per uscire dalla crisi dobbiamo recuperare senso di responsabilità e rapporti di fiducia, senza i quali il mercato stesso non esisterebbe.

E dobbiamo diffondere, non solo nelle università, una ‘educazione finanziaria‘ che ci permetta di essere più accorti davanti alle promesse mirabolanti e ci faccia capire che “come consumatori e risparmiatori possiamo occupare spazi di sovranità e influenzare le imprese”.
Perchè i beni hanno non solo un contenuto merceologico ma anche relazionale, e quindi etico.

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2 Responses to “Le nuove sfide di Banca Etica”

  1. Ah, quindi con i migranti le Cooperativa fanno utili fino a comprarsi case. Ottimo, buono a sapersi.

  2. Molto interessante la vicenda Geotrans. Quanto fa la correttezza e l’impegno serio delle persone…

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