Giardino dei giusti e delle giuste

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Aprire la terra e piantarvi un albero, possibilmente un albero da frutto perchè quest’albero dovrà ricordare una donna o un uomo che hanno dato frutto, hanno contribuito a rendere migliore il mondo con il loro impegno.

E’ questa l’esperienza emozionante che hanno fatto i mille ragazzi coinvolti nel progetto “Un Giardino delle Giuste e dei Giusti in ogni scuola”, ideato e coordinato da Pina Arena, docente dell’Istituto Vaccarini di Catania.

Premiato lo scorso 28 aprile, presso il Ministero dell’Istruzione, nell’ambito del quarto Concorso nazionale ‘Vie di parità’, il progetto è stato indetto dalle associazioni Toponomastica femminile e Federazione nazionale insegnanti di Catania (Fnism) ed ha interessato venti istituti, non solo siciliani.

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Gli studenti hanno lavorato per un anno intero, prendendosi cura degli alberi piantati e facendo ricerche di interesse storico e documentaristico.

Ispirato al Giardino dei Giusti tra le Nazioni creato a Gerusalemme nel 1960, il progetto dà infatti centralità al valore formativo e simbolico degli alberi come portatori di memoria, che vanno piantati, coltivati e fatti crescere come il ricordo delle Giuste e dei Giusti a cui sono intitolati.

Ecco che nei giardini di 20 scuole, o sul territorio, sono stati piantati alberi in memoria di Donne e Uomini che hanno combattuto per i diritti, alla parità, alla libertà, per tutelare la bellezza, hanno rischiato la vita per salvare centinaia di bambini dall’olocausto, sfidato la mafia e gli integralismi, la furia criminale nazista, fascista o comunista, fatto dono delle loro risorse in aiuto all’umanità più povera e svantaggiata.

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Si è arrivati alle intitolazioni dopo un lavoro di ricerca, emozionante perché diverso e straordinario, svolto per tutto l’anno, in classe, nelle biblioteche scolastiche, negli archivi, ascoltando i racconti di chi ha conosciuto donne e uomini di valore che il mondo non ricorda o ricorda poco, conosce distrattamente o vagamente.

E’ stato esplorato il mondo degli uomini, e soprattutto delle donne, che non conoscono riconoscenza e riconoscimento.

I ragazzi e le ragazze hanno scoperto, con stupore, il contributo – spesso dimenticato, occultato, reso invisibile – dato dalle donne alla realizzazione di un mondo di Pace, equità e giustizia.

Hanno constatato che “scovare donne è un’impresa”, mentre di uomini grandi da ricordare ce n’erano tanti sui libri, nei documenti e nella memoria collettiva.

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I risultati complessivi delle intitolazioni disegnano un modello di comunità umana che capovolge i canoni di valore tradizionali: non uomini di guerra ma donne e uomini al servizio della pace, non uomini e donne forti ma resilienti, resistenti, o che combattono i poteri forti con armi di pace, non regine ma donne al servizio dell’umanità, non politici ma politici perbene.

Sono state ricordate donne di scuola come Maria Giovanna Fragalà, resistenti contro i totalitarismi come Elisabeta Rizea, Sophie Scholl, la testimone di giustizia Rita Atria, la partigiana Graziella Giuffrida, la combattente politica Angela Cavalli, le benefattrici Viorica Agarici, Francesca Minissale, Elena di Grecia, Jeanne Daman, Costanza Bruno, le combattenti contro la mafia Francesca Serio, Giovanna Giaconia Terranova, Pina Maisano Grassi, Serafina Battaglia, Francesca Morvillo, Felicia Impastato, l’ ambientalista Laura Conti, la rivoluzionaria scrittrice Maria Occhipinti, le donne dei Malazzeni, lavoratrici silenziose che hanno vinto il pregiudizio, la madre-coraggio Luigia Modena Colorni, le giornaliste Maria Grazia Cutuli e Anna Stepanovna Politkovskaja, la sindaca antinarcos Gisela Mota, la resiliente Rosa Parks.

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Tra gli uomini onorati da un’intitolazione ci sono l’erudito e combattente Abd-El-Kader Modena, il maestro Salvatore Fragalà, gli ambientalisti Bruno Ragonese ed Enzo Tiezzi, il benefattore Traian Popovici, gli eroi al servizio della comunità Filippo Raciti e Salvo D’Acquisto, uomini contro la mafia come Pio La Torre, Rosario Livatino, Pippo Fava e Libero Grassi, l’archeologo Khaled al-Asaad.

Un metodo di lavoro che ha unito tutti i partecipanti, da Catania, cuore dell’iniziativa, a Partinico, da Siracusa ad Aci Catena, da Milano a Rovigo, da Noto a Messina, da Lampedusa fino a Costanza in Romania.

A questa seconda edizione del progetto ha infatti partecipato, anche quest’anno, un paese europeo. L’anno scorso è stata la Francia, l’anno prossimo, se ci sarà – come ci auguriamo – una terza edizione, potrebbe essere la Svezia.

Tra i vari Istituti premiati si sono distinte l’Istituto di Istruzione Superiore Vaccarini, la Scuola primaria Pizzigoni, l’Istituto Alberghiero Karol Wojtyla di Catania; il Capizzi di Bronte; l’Istituto Comprensivo Guglielmino di Acicatena; il Tecnico Tecnologico Molinari di Milano; l’Istituto Matteo Raeli di Noto; il Colegiul National ‘Mircea cel Batran’ Constanta-Romania, il Liceo Scienze Umane Savarino di Partinico, l’Istituto Comprensivo Purrello di San Gregorio di Catania.

Il progetto è stato sostenuto da associazioni locali, nazionali ed internazionali come Osez le féminisme, la Fondazione Fava, le sezioni catanesi di Legambiente, dell’UDI, della Fildis, di Mobilità Sostenibile. L’’Ufficio della Forestale ha contribuito donando alberi alle scuole catanesi partecipanti.

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