Vandali stupidi e feroci, i soliti ignoti colpiscono ancora. Stavolta hanno preteso di cancellare un itinerario della memoria antimafia creato dai giovani alunni della Dante Alighieri di Catania.

Domenica 21 giugno nell’ambito delle iniziative organizzate dalle associazioni CittàInsieme e Nuova Acropoli per il XXV anniversario della strage di Capaci, i ragazzi della Dante Alighieri, hanno creato, all’interno del Parco Falcone, un percorso di 28 targhe apposte sugli alberi, partendo dall’ingresso di via Sassari.

Una sorta di Giardino dei Giusti, con targhe che ricordano donne e uomini che nella nostra isola sono stati uccisi dalla mafia.

Numerose le ricadute del lavoro compiuto da docenti e alunni che hanno partecipato a questo percorso sulla legalità.

Arricchire – innanzi tutto – di significato uno spazio adiacente alla scuola e di cui i ragazzi sono già frequentatori abituali. E conoscerne la storia, legata alla occupazione abusiva dell’area da parte del boss mafioso Nitto Santapaola.

Liberarsi dalle ‘leggende’ sulla mafia che risparmiava donne e bambini, ricostruendo le storie di piccoli uccisi brutalmente non solo in tempi recenti, come Giuseppe Di Matteo, sciolto nell’acido negli anni novanta, ma anche in tempi remoti.

Ecco il caso ottocentesco della diciassettenne palermitana Emanuela Sansone o la vicenda del pastore dodicenne Giuseppe Letizia che aveva assistito all’omicidio del sindacalista Placido Rizzotto.

Gli allievi hanno così scoperto e valorizzato non solo personaggi simbolo, ma anche figure meno note, donne e uomini vittime di una violenza gratuita che rispondeva a perverse logiche di potere, o eliminati solo perchè compivano il loro dovere.

Non supereroi dunque ma persone come noi, come nel caso delle donne e degli uomini delle scorte, a cui è stata dedicata una targa.

Che emozione, poi, assistere alla ricerca, da parte del figlio di una di queste vittime, della eventuale targa dedicata a suo padre, l’avvocato catanese Serafino Famà.

La targa c’era, la commozione è stata inevitabile, i ragazzi avevano riscritto una pagina di storia antimafia locale.

A pochi giorni dall’evento, alunni e professori hanno dovuto constatare con rabbia e tristezza che già parecchie targhe erano state eliminate.

“Perché? – dicono- Forse che non si sente la necessità di ricordare chi ha lottato per la giustizia e la legalità? O è uno stupido atto di barbarie che offende, però, alunni e docenti che tanto si sono impegnati nella realizzazione di tale iniziativa?”

Un gesto comunque inutile. I ragazzi apporranno ancora le targhe mancanti perché credono nel loro progetto e invitano tutti i frequentatori del parco a far sì che questo possa essere ancora “la viva memoria di coloro che hanno dato la vita in nome della giustizia”.

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