Ritenere che la guerra possa portare alla giustizia e alla pace è fuori dalla ragione – alienum a ratione”, così leggiamo nella enciclica Pacem in Terris di Giovanni XXIII.

Roba da matti’, insomma, per usare le parole di don Tonino Bello.

Appare quindi incomprensibile il criterio utilizzato da chi ha scelto come patrono dell’esercito italiano proprio papa Giovanni, che nella sua lettera enciclica si rivolgeva a tutti gli uomini di buona volontà, credenti e non credenti, invitandoli al dialogo.

Il primo ad avere espresso perplessità e scontento su questa decisione è stato l’attuale presidente di Pax Christi, Movimento internazionale per la pace, Giovanni Ricchiuti.

Con tono pacato ma fermo, facendosi portavoce delle perplessità e dello scontento di chi è “sensibile al tema della pace”, definisce irrispettoso e anticonciliare il coinvolgimento di papa Giovanni come patrono delle Forze Armate.

Non solo per la sua enciclica sulla pace ma anche per aver dato avvio al Concilio che nella ‘Gaudium et spes’, condannò “ogni guerra totale, come di fatto sono tutte le guerre di oggi”.

Ricchiuti non trascura di sottolineare le implicazioni attuali delle guerre, sempre più tese a difendere interessi minacciati o compromessi, con costi sempre più alti, in l’Italia 23 miliardi di euro per il 2017.

E conclude, ricordando che papa Giovanni è rimasto nel cuore di tutte le persone come il Papa Buono, il papa della Pace, e non degli eserciti:

“Sono certo che questo sentire non sia solo di Pax Christi, ma di tante donne e uomini di buona volontà, a cui chiediamo di unirsi con ogni mezzo a questa dichiarazione per esprimere il proprio rammarico per una decisione che non rappresenta il “sensus fidei” di tanti credenti che hanno conosciuto Giovanni XXIII o che ne apprezzano la memoria di quella ventata profetica che ha indicato alla Chiesa nuovi sentieri di giustizia e di pace”.

Il Movimento Pax Christi, che ha a Catania un ‘punto pace’ molto attivo, riconosce proprio nella Pacem in Terris un testo di riferimento fondamentale, anche per il suo richiamo a leggere i segni dei tempi.

Guardando anche al modello profetico di Tonino Bello, che ne è stato presidente dal 1985 al 1993, Pax Christi si propone di coniugare la ricerca della pace con la solidarietà ai più poveri e l’analisi delle cause delle nuove povertà, si è impegnata a favore dell’obiezione di coscienza, quando ancora era un reato, e a favore dei diritti umani in America latina e altrove, ha fatto – e fa – campagne per il disarmo e la non violenza, contro la produzione bellica e il commercio delle armi, ha preso posizione contro la guerra del Golfo e la guerra in Jugoslavia, segue da vicino questioni oggi drammaticamente attuali da quella dell’acqua a quella della Palestina, anche attraverso la sua rivista Mosaico di pace di cui è direttore responsabile Alex Zanotelli.

Leggi “L’ossimoro di papa Giovanni patrono dell’esercito”

L’intervento di Ricchiuti a questo link

 

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