‘Ci sentiamo insicuri, vorremmo essere più protetti, qui, nella nostra “città”, Librino‘.

Proprio per rispondere a questa diffusa sensazione di insicurezza e di paura, Sara Fagone, responsabile CGIL per le periferie, ha organizzato – nella scorsa settimana – un incontro tra gli abitanti di Librino e i responsabili del locale Commissariato di Pubblica Sicurezza.

Un incontro a cui ha partecipato un buon numero di residenti ai quali, almeno nelle intenzioni dei rappresentati della Polizia di Stato, è stato trasmesso un messaggio rassicurante.

Dati alla mano, Cicero e Magnano, dirigenti del Commissariato, hanno dimostrato che scippi, furti in appartamento e rapine non hanno, a Librino, una particolare diffusione. In un certo senso è proprio la marginalità del contesto sociale a indurre chi delinque a cercare le proprie vittime in altre zone della città.

Le attività criminali più diffuse a Librino ruotano attorno alla droga e al commercio di armi, ma agli occhi del cittadino comune la prospettiva più preoccupante è quella di essere raggirato e truffato, ad esempio da sedicenti ‘amici’ che si presentano a casa.

Un timore, questo, diffuso soprattutto tra gli anziani, particolarmente esposti a un certo tipo di inganni.

I poliziotti sono stati prodighi di consigli ma non sono riusciti a dissipare i timori. Hanno ammesso che il numero di poliziotti impegnati su strada con le volanti non è sufficiente a coprire la vasta area assegnata a questo Commissariato. Servirebbero più risorse, soprattutto umane, per avere una presenza capillare sul territorio.

Eppure c’è una risposta alla domanda di sicurezza che può venire dagli stessi abitanti del quartiere.

Gli agenti hanno invitato i cittadini a collaborare, a farsi avanti più spesso, con denunce e segnalazioni. Il timore di restare in qualche modo coinvolti, come autori di una eventuale denuncia, induce la maggior parte delle persone a tacere, a fingere di non vedere.

Soprattutto nel caso di violenza contro le donne, anche perpetrata tra le mura domestiche, è stato ricordato che la legge 119 del 2013, all’art. 3, garantisce l’anonimato del denunciante, proprio per incoraggiare le segnalazioni, a cui seguiranno gli opportuni riscontri da parte delle forze dell’ordine.

Ma c’è di più. A far crescere la percezione della sicurezza può contribuire il senso di comunità.

Come ha detto Fagone nel suo intervento, a Librino ci sono realtà associative vivaci, persone che si attivano per rendere più accogliente il territorio; ci sono parrocchie, scuole e associazioni con efficaci progetti educativi.

Certo, non vanno sottovalutate le difficoltà che tutti questi soggetti devono affrontare. Difficoltà determinate, in primo luogo, dalla struttura stessa del “quartiere” che, probabilmente anche perché abitato da decine di migliaia di cittadini, non ha spazi fruiti e condivisi, per sviluppare processi di socializzazione e incentivare gli scambi fra gli abitanti.

In attesa di cambiamenti urbanistici significativi, e necessari, è comunque importante fare crescere queste realtà, continuare ad impegnarsi per migliorare il ‘quartiere’, non chiudersi nel proprio guscio o nell’ambito strettamente familiare, fare delle proposte significative soprattutto per i giovani.

Si innalzerà il senso di appartenenza e ciascuno potrà sentirsi meno solo e più sicuro. Non solo grazie alla presenza delle forze dell’ordine.

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2 Responses to “Librino, essere più cittadini per sentirsi più sicuri”

  1. Bella iniziativa da parte della signora Fagone, ma c’è un ma! La signora, in qualità di amministratrice/paladina della salvaguardia dei diritti del popolo (sì amministra anche un sindacalista votato dal popolo iscritto alla sua sigla sindacale) si ricorda che il Villaggio Sant’Agata ormai per la nuova perimetrazione dei quartieri fa parte di Librino? Io in qualità di abitante al Villaggio Sant’Agata fino ad ora non me ne sono accorta. Mi giro e vedo degrado generalizzato in questo mio quartiere. A partire dai cassonetti mancanti per la raccolta differenziata (tempo addietro l’amministrazione li mise e bene o male la gente rispettava i colori dei cassonetti: bianco carta e cartone, marrone organico, grigio indifferenziata) adesso i colori sono rimasti ma tutto indifferenziato; continuando con l’aia che è stata creata all’interno del campetto polivalente (un tempo gioiello del quartiere affidato ad associazioni sportive e adesso degrado assoluto dopo non so quante ristrutturazioni da parte del Comune e, quindi, a spese dei cittadini catanesi) e non solo aia (allevano galline, galli, papere, oche, agnello e qualche tempo addietro anche un maialino nero), ma anche nascondiglio per gli stupefacenti e spazio ove far partire i fuochi d’artificio, aperto pur avendo cancelli di protezione e alla mercé di tutti; proseguendo ancora con le aiuole create all’interno del Villaggio Sant’Agata (quella all’ingresso per chi proviene da via Del Divino Amore e l’altra all’ingresso entrando da San Giorgio). Voi direte ma che cosa dice costei se nell’articolo si parla di sicurezza? Si parte da queste piccole cose (che a noi abitanti di questo quartiere sembrano grandissime perché completamente abbandonati a noi stessi) a dire il vero le forze dell’ordine passano con macchine ufficiali, cioè quelle con su scritto “Polizia” e/o “Carabinieri”, non so, ovviamente, se anche con macchine civetta, di questo non ci possiamo lamentare. I nostri politici (anche i sindacalisti lo sono), Sindaco, Assessori, Presidente del Consiglio di Quartiere, Consiglieri di Quartiere, di cosa parlano? quali decisioni prendono e per quali zone della città? Non vorrei finire questo mio sfogo con il solito detto “anche noi paghiamo le tasse”, ma mi sembra sia la frase più appropriata. Dico sempre a me stessa ed anche ai miei amici che il mio quartiere è bello, non ce ne è un altro con le stesse caratteristiche: strade spaziose, vista mare e montagna. Mi accorgo che però purtroppo è stato abbandonato come gli anziani nelle case di riposo. Ormai è vecchio è datato fine anni cinquanta inizio anni sessanta, pensate quanti anni ha addosso ed anziché pensare ad un abbandono si potrebbe studiare un restailing non troppo da farlo ringiovanire, ma riflettendo negli occhi di chi lo guarda una immagine di “bel vecchio”.

  2. Gentile redazione,
    poichè nel seguente articolo di giornale si descriveva l’esistenza di un fascicolo per turbativa d’asta, riguardo la vicenda del parcheggio europa, poi archiviato, potreste pubblicare il provvedimento di archiviazione?
    avrei necessità ed urgenza di esaminarlo, inoltre sussiste l’interesse pubblico alla pubblicazione degli atti giudiziari.
    questo l’articolo:
    http://palermo.repubblica.it/d.....io/1632885

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