AIAB, Associazione italiana per l'agricoltura biologicaSono stati proprio loro, i produttori che rispettano le norme sulla coltivazione ‘biologica’, ad usare le parole più dure nei confronti di quei colleghi del ragusano e del siracusano scoperti a spacciare come biologici prodotti coltivati con pesticidi e fertilizzanti non consentiti.

Come scrive l’Associazione Italiana Agricoltura Biologica (AIAB) in un recente Comunicato, questa truffa arreca un grave danno all’immagine di tutto il settore e penalizza i produttori onesti che applicano davvero metodi di coltivazione rispettosi della salute e dell’ambiente.

L’associazione ha deciso pertanto di costituirsi parte civile nel processo contro i responsabili della frode e chiede di “sapere chi non ha fatto il suo dovere”, di “conoscere il nome delle aziende e la loro rete di relazioni commerciali”. Da qui la richiesta di accesso agli atti.

Ma c’è di più. L’AIAB evidenzia, nel Comunicato, la centralità del fattore ‘controllo’ e dichiara che “questa frode per dimensione e tipologia rende di vitale importanza comprendere chi ha emesso i certificati, se il sistema di controllo è stato assente, incompetente o addirittura connivente e se ci siano state pressioni e minacce della malavita organizzata”.

“Il sistema di controllo e certificazione – prosegue il Comunicato – è uno dei valori aggiunti che il settore biologico offre al consumatore, è quindi indispensabile che questo svolga i compiti che il Regolamento Europeo sul biologico gli attribuisce e su cui tutto il sistema fa conto. E’ altresì importante che gli organi di vigilanza adempiano al ruolo a loro affidato”.

Proprio l’espansione del mercato del biologico fa sì che su di esso incombano “interessi e speculazioni pericolose” che vanno “smascherate e punite”.

Un ruolo essenziale di vigilanza tocca alla Regione “che per il regolamento europeo deve verificare l’operato degli organismi di controllo in regione, anche perché i premi previsti dal Piano di Sviluppo Rurale sono soldi pubblici”.

Ecco il testo integrale del Comunicato

BIOLOGICO: PER LA TRUFFA IN SICILIA AIAB SI COSTITUISCE PARTE CIVILE CONTRO I RESPONSABILI
“VOGLIAMO SAPERE CHI NON HA FATTO IL SUO DOVERE E TUTELARE TUTTO IL SETTORE ESPOSTO A GRAVE DANNO DI IMMAGINE”

Roma, 6 novembre 2017 – Dopo la truffa nel settore biologico, scoperta dalla Guardia di Finanza nel Ragusano e nel Siracusano, AIAB Sicilia ha deciso, tramite i suoi legali, di chiedere l’accesso agli atti per costituirsi parte civile, a tutela di tutto il settore esposto a un grave danno di immagine e credibilità.

“Una truffa di tali proporzioni che ha spacciato per biologica frutta e verdura prodotta invece con metodi convenzionali, e quindi con uso di pesticidi, e venduta in Italia e all’estero non è assolutamente ammissibile”, dice Vincenzo Vizioli presidente di AIAB.

“Si tratta di un danno grave per i tanti operatori biologici onesti e per questo all’operazione della guardia di finanza con il CQRF va tutto il nostro plauso e il nostro sostegno. Non bisogna fare sconti a chi offende le attese dei consumatori, le aspirazioni della larghissima maggioranza degli operatori biologici, si appropria di premi dedicati al modello sostenibile di agricoltura, danneggia l’immagine di un settore che applica un metodo che tutela la salute e l’ambiente.

Il sistema di controllo e certificazione è uno dei valori aggiunti che il settore biologico offre al consumatore, è quindi indispensabile che questo svolga i compiti che il Regolamento Europeo sul biologico gli attribuisce e su cui tutto il sistema fa conto. E’ altresì importante che gli organi di vigilanza adempiano al ruolo a loro affidato”.

Sull’espansione del mercato biologico incombono interessi e speculazioni pericolose che il sistema di controllo dedicato e la vigilanza devono, come nel caso in questione, smascherare e punire, a garanzia del sistema biologico e biodinamico che è l’occasione di sviluppo sano della nostra agricoltura.

Nello specifico di questo caso ci sono ancora poche informazioni nel merito ma l’attenzione va posta non solo verso quelle aziende che hanno commesso i gravi reati contestati ma anche sul sistema di controllo e quello di vigilanza regionale che non ha funzionato.

“Oltre a conoscere il nome delle aziende – dice Vizioli – e la loro rete di relazioni commerciali, questa frode per dimensione e tipologia rende di vitale importanza comprendere chi ha emesso i certificati, se il sistema di controllo è stato assente, incompetente o addirittura connivente e se ci siano state pressioni e minacce della malavita organizzata.

Inoltre è importante capire se è mai esistita l’azione di vigilanza della Regione Sicilia, che per il regolamento europeo deve verificare l’operato degli organismi di controllo in regione, anche perché i premi previsti dal PSR sono soldi pubblici”.

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One Response to “Frode “bio”, interrogativi sul sistema di controllo”

  1. perchè non ci sono commenti? dove sono gli agronomi che hanno tanta voce in capitolo per chiedere conmtributi e soldi a fondo perduto? E’ mai possibile che non avete professionisti capaci e disposti a spiegare lo scandalo ed a denunciare gli sprechi ed i danni ?

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