La sede è stata inaugurata qualche giorno fa in via Torre del Vescovo, proprio a ridosso del Bastione degli Infetti, quasi a supplire all’allontanamento dal Bastione stesso, al mancato affidamento di questo bene che il Comitato da tempo si è impegnato a mettere in luce.

Il Comitato Antico Corso intende così dare un segnale forte alla città: ci siamo, non molliamo, il nostro impegno prosegue a costo di accollarci un costo economico non indifferente.  Lo racconta oggi ad Argo Salvatore Castro spiegando anche cosa questa sede potrebbe rappresentare per Catania.

Il nostro vuole essere un segnale “deciso” che il comitato c’è a prescindere ed è sul territorio. Una presenza necessaria perché è un territorio entro cui si stanno per “scatenare” rivolgimenti di grossa entità. La sede del comitato vuole diventare il punto nevralgico delle discussioni che si apriranno, e che contribuiremo ad aprire, fra cittadini ed amministrazioni.

Mi riferisco ai grandi poli ospedalieri il cui futuro, al di la dei piani regionali di “razionalizzazione” inciderà in maniera “irrazionale” sulla vita dell’area e sull’intera città.

Non esiste, secondo il nostro punto di vista, alcun passaggio indolore e la contemporanea massiva enucleazione delle tre realtà ospedaliere porterà uno stress sociale imponente.

E’ stato così per eventi di più ridotta portata, a Torino, dove i fatti hanno dimostrato il forte scompenso pieno/vuoto.

Non abbiamo contezza ed insieme a noi la città intera, su una seria ipotesi di riprogettazione. Non basta il “grido” sulla testata giornalistica, nè l’uso smodato ed inappropriato di termini come riuso, riqualificazione, rifunzionalizzazione, condivisione culturale, per convincere sulla bontà dei propositi.

Sono parole che, prive di contenuto progettuale verificabile (Valutazione di Impatto Ambientale, e soprattutto Valutazione Ambientale Strategica) rappresentano solo un passepartout usato come grimaldello per forzare regole e ragionamenti.

Una linea metropolitana attraverserà l’area ad alta concentrazione archeologica ed estremamente interessante e pare delicata anche dal punto di vista geologico.

Anche in questo caso, senza nulla togliere al valore fondamentale di questa opera per il miglioramento della mobilità, immaginiamo che i vertici della Amministrazione interessata, aprano un dialogo (attraverso riunioni locali, accendendo punti di ascolto; strumenti consigliati e previsti del resto dal V.A.S.) con i residenti che, già oggi, a torto o a ragione sono preoccupati per un intervento di cui nessuno osa parlare se non attraverso i lanci giornalistici.

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Quanto al Bastione, per un amaro meccanismo ‘spazio aperto/intervento di riqualificazione’, la progettazione è scivolata su un terreno che non ha saputo tenere conto della natura stessa del ‘bene’ che, è bene ricordarlo è un bene storico, monumentale e archeologico e per ciò stesso poteva vedere interventi di sola manutenzione statica delle strutture, interventi non o mini-invasivi sul piazzale interno che cela, così come scoperto a pochi decimetri di scavo, ordini murari di epoca antecedente, ed eventualmente il recupero della quota di campagna posta presumibilmente a -3m dall’attuale livello.

Ad aggravare ulteriormente l’intervento di riqualificazione la prevista realizzazione di tre aree di gioco per bambini del quartiere, realizzate su altrettante piattaforme in cemento armato che avrebbero tombato il piazzale per sempre.

Alla luce del fatto che la Scuola Manzoni, ed il suo centro EDA già depotenziato l’anno scorso, rischia la chiusura, riteniamo – inoltre – moralmente inaccettabile la sostituzione scuola/giochi.
Stimolata dal nostro Comitato la Soprintendenza ha rivisto le autorizzazioni ed imposto la sorveglianza permanente ai lavori, mentre la nostra azione di protesta sostenuta da decine di associazioni ha convinto l’amministrazione a rinunciare alle aree gioco.

Non è servito tuttavia ad impedire la piantumazione di alberi ad alto fusto (Jacharanda e più endemici Carrubi) per nascondere la presenza di costruzioni abusive insistenti sul Bastione.

E nascondere il prospetto di quelle case IACP costruite nel ’57 che già portarono via un grosso lembo di piazzale e parecchie strutture ipogee, pare di epoca romana e greca. Ciliegia sulla torta l’irrigazione automatizzata, una illuminazione artistica, la pacciamatura impermeabilizzante del sottofondo e la posa di sedili artistici dal costo esorbitante (posti per il riposo dei turisti o perché i vecchietti del quartiere potessero passare il loro tempo al fresco).

Il Bastione, nel progetto, torna all’uso limitato del quartiere, si trasforma in giardinetto e, richiudendosi in se stesso, perde la dimensione cittadina che era stata conquistata con una azione di vera riqualificazione ad opera del Comitato.

Della vicenda della scoperta archeologica non abbiamo sentito alcun comunicato della Soprintendenza (che non ha soldi per fare scavi approfonditi) e proprio per questo motivo abbiamo sostenuto che il sito non doveva essere invaso in modo permanente per lasciare impregiudicata la possibilità di intervenire quando le condizioni economiche lo avrebbero permesso.

Oggi, dopo un progressivo rallentamento, il cantiere è fermo da oltre tre mesi.

Proprio per questo motivo il comitato è in questa sede, pronto a ripartire se la pubblica amministrazione vorrà affidarcelo; l’affidamento era cosa ritenuta automatica già all’inizio dei lavori che partivano da un progetto definito partecipato mentre ci è caduto addosso ed è caduto sul Bastione senza alcun serio confronto preliminare.

Faremo altro nella sede? Certamente sì faremo laboratori, condivideremo lo spazio con altre associazioni su programmi mirati; saremo nodo della Rete dei numeri pari così come faremo sempre parte della rete di Libera.

La nostra politica include una forte vicinanza alle imprese culturali fra le quali Officine Culturali ed il Centro Speleologico Etneo, con cui sono in atto progetti importanti, e relazioni con i tre licei che insistono sull’area, per continuare a produrre risultati entusiasmanti.

Sarà un’opportunità per i fuori sede avere un riferimento di appoggio e contiamo di dotare i locali di computer e collegamenti veloci per rispondere alle esigenze di comunicazione con la pubblica amministrazione guidando i cittadini “digitalmente svantaggiati” attraverso il mondo digitale.

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