Il nuovo asse viario che il Consiglio Comunale di Tremestieri Etneo ha deciso di realizzare nella seduta dello scorso 10 ottobre nasce con un vulnus. Prevede infatti la distruzione di un manufatto di notevole valore etno-antropologico, una torretta tipica del paesaggio rurale etneo, che andrebbe tutelata.

Lo denuncia un professionista che vive e lavora a Tremestieri, Domenico Di Guardo, ingegnere, che ha inviato alla Soprintendenza, al Comune, alla stampa, un esposto dettagliato, corredato da foto e riferimenti alle leggi che tutelano il paesaggio.

Non è possibile che uno strumento legale quale il Piano Regolatore Generale pianifichi – afferma Di Guardo – la distruzione di una struttura che testimonia “secoli di storia e di lavoro dell’uomo che, con enormi sacrifici, ha colonizzato il bosco etneo rendendolo fertile attraverso gli spietramenti e i terrazzamenti operati ‘a mano’ da generazioni di contadini”.

La Soprintendenza viene, quindi, sollecitata a rivedere il proprio parere autorizzativo e ad annullarlo “poiché la relazione paesaggistica, allegata e parte integrante della variante al PRG, non cita tale emergenza storico-testimoniale”. Una mancanza che potrebbe essere non casuale.

Da notare che l’intero territorio di Tremestieri Etneo è soggetto a vincolo, essendo stata dichiarata di notevole interesse pubblico tutta l’area del paese, con esclusione della frazione Canalicchio (Decreto assessoriale 554 del marzo 1978, sulla base dei vincoli posti dalla legge 1497 del 1939).

Il vincolo è motivato, come ricorda Di Guardo – dalla bellezza naturale del territorio e dalla rarità della sua conformazione e della vegetazione. A questi elementi di rarità si aggiungono quelli etno antropologici, come la ‘turretta’ sopra menzionata, ormai una delle poche superstiti.

Anche l’autorizzazione paesaggistica della Soprintendenza alla variante di Piano che disegna la ‘circonvallazione nord’, pone dei vincoli. Prescrive, infatti, che vengano mantenuti i tratti che connotano le trame del paesaggio agrario come i terrazzamenti, le canalizzazioni, le cisterne.

Se l’autorizzazione – nota Di Guardo – tutela persino le canalizzazioni, considerandole caratterizzanti del paesaggio agrario, è evidente che voglia tutelare anche caratteristiche storiche ed etno-antropologiche come la torretta.

Il valore storico-testimoniale di queste emergenze, di origine poco chiara ma collegabili all’azione dell’uomo che spietrava e dissodava il terreno per renderlo coltivabile, è innegabile.

Di alcune di queste torrette, che potevano avere una forma a ‘ziggurat’ ed essere sovrastate da una ‘casedda’, abbiamo testimonianze letterarie e fotografiche, come nel caso della Torretta du Baruneddu, descritta su un periodico di cultura siciliana, Agorà, nel n.53 del 2015.

L’articolo di Domenico Messina ricorda ‘questa singolare maestosa costruzione’ spazzata via dalla frenesia edilizia della metà del secolo scorso, che ha distrutto i segni del paziente e faticoso lavoro di generazioni di contadini.

Di Guardo non si limita a denunciare l’ipotesi di circonvallazione a suo parere illegittima, propone anche un’alternativa, un nuovo possibile tracciato da realizzare, con costi ridotti, ampliando una strada esistente.

Verrebbe così, a suo parere, salvaguardata l’integrità del paesaggio e assicurata una maggiore funzionalità del nuovo asse viario, che sarebbe più vicino al paese.

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One Response to “Tremestieri Etneo, salvare l’ultima ‘turretta’”

  1. provo tanta tenerezza per l’ing. Di Guardo per il fatto di non aver capito la brutalità e l’ignoranza generale in tema di tutela dell’ambiente. La Sopraintendenza poi è la madre di tutte le devastazioni del territorio perchè ha autorizzato muratori ed urbanisti d’accatto a demolire ed a distruggere il paesaggio.Non ritengo che questi uffici siano in condizione di apprezzare le segnalazioni che le giungano da professionisti qualificati. Nè gli uffici comunali sono interessati a tutelare l’ambiente edil territorio della zona, specie poi se è protetta . In questi casi, poi, l’impegno del comune è volto al fine di apprestare gli strumenti per demolire l’esistente e dare spazio a cubi di cemento che apportano soldi e notevoli proventi ai proprietari del posto. Purtroppo la cultura ed il rispetto dell’ambiente e del territorio sono scomparsi.

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